Alle nove della sera, quando il grosso del corteo si scioglie, Milano si specchia atterrita senza riconoscersi e conta oltre 50 portati in Questura, di cui la metà minorenni, e almeno una quindicina di feriti. Numeri destinati a crescere di molto. Vetrine distrutte, il negozio di ‘Foot Loker’ saccheggiato, transenne e vasi rotti per strada, ceneri di roghi appiccati in diversi punti, sassi divelti dalle strade, pali e cartelli stradali danneggiati. Ricorda la città devastata dai black bloc il primo maggio del 2015 ma questa volta non è un gruppo di ‘professionisti’ ad averla ridotta così ma la furia di una parte dei ragazzi di seconda generazione che hanno partecipato a una manifestazione non considerata preoccupante alla vigilia. A dare il preavviso alla Questura era stato il movimento ‘Italia in Piazza’, attivo nelle proteste contro il ‘caro vita’, che aveva fatto circolare la notizia della manifestazione sui canali social, TikTok in particolare. Il campo di battaglia scelto è proprio sotto le guglie del Duomo in una mite giornata autunnale che prende una piega non prevista per i numerosi turisti. I più prudenti scappano, altri, e sono tanti, si improvvisano video-maker o colgono l’occasione per un selfie in posa con le macerie sullo sfondo prendendosi i rimproveri degli genti impegnati a contenere i ragazzi che spuntano in diversi angoli del centro città. Volano sassi, petardi e bombe carta. A un certo punto si alzano pure le fiamme da un cantiere al centro della piazza perché prende fuoco un bagno chimico.
Pochissime bandiere, qualcuna della Palestina, un solo striscione con scritto: “‘Se mi punti una pistola dopo che sono andato a ballare chi dei due è un criminale?”. C’è chi si nasconde dietro a un passamontagna. Continui ed estenuanti i ‘faccia a faccia’ tra i poliziotti e chi protesta col dirigente della polizia Angelo De Simone preso alla testa da un sampietrino e ferito ma che non ha lasciato il servizio. Arrivano tante ambulanze a soccorrere persone centrate dagli oggetti. I fermi avvengono sotto lo schermo puntato dei telefoni dei manifestanti che chiedono con rabbia alle forze dell’ordine perché ammanettino dei “ragazzini”. Vengono chiusi gli accessi centrali della metropolitana Duomo, quelli laterali sono aperti e le persone escono lamentandosi di avere inalato fumo dai lacrimogeni. In diversi punti le parti vengono a contatto ravvicinato, la Polizia cerca di disperdere i manifestanti coi fumogeni e alla fine con gli idranti.
Verso le otto della sera, un dirigente della Polizia in via Mazzini grida: “Avete fatto feriti, devastazioni e altri reati, che altro volete fare?”. In serata i milanesi cominciano a riappropriarsi della città e di loro iniziativa si mettono a liberare le strade e a pulirle. Qualcuno urla ‘Basta!’ verso i giovani che alimentano gli ultimi focolai violenti. Torna alla mente sempre il primo maggio 2015 quando si mise all’opera quello poi passato alla memoria come il ‘popolo delle spugnette’ che restituì ordine e bellezza alla città. Domani per Milano si conteranno i danni e ci si chiederà che cosa abbia animato la rabbia dei ragazzini.
A Torino, dove migliaia di persone sono tornate in piazza per manifestare contro il carovita. Come avvenuto in occasione del No Meloni Day, alcuni giovani hanno lanciato oggetti contro le forze dell’ordine a protezione dell’ingresso della stazione ferroviaria di Porta Nuova, che hanno risposto con i lacrimogeni. Un gruppo è comunque riuscito a raggiungere la libreria Feltrinelli all’interno della stazione, rovesciando per terra i libri.
Scene analoghe si sono verificate a Bologna, in particolare nella zona della stazione, e a Torino, dove le forze dell’ordine sono state bersagliate con sassi, petardi e fumogeni, allungando la scia di violenza dopo i disordini dei giorni precedenti che avevano già visto oltre 20 agenti feriti. È intervenuto fermamente il sindaco di Bologna, Matteo Lepore: “Le scene a cui stiamo assistendo in queste ore nella zona della stazione sono inaccettabili. La devastazione dei beni pubblici, i danneggiamenti e la violenza non hanno alcuna giustificazione. Mi rivolgo ai ragazzi che stanno scendendo in piazza: siate i primi a isolare chi usa una manifestazione come pretesto per sfogare la propria rabbia. Chi usa la violenza scredita le ragioni di chi manifesta. Siamo vicini alle forze dell’ordine che stanno provando a contenere i disordini e una manifestazione che non ci risulta fosse autorizzata”.
Mentre nelle piazze del Nord si consumavano gli scontri, a Roma si teneva la manifestazione della Via Maestra. Dal palco è arrivato l’annuncio del segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, che ha proclamato ufficialmente una mobilitazione nazionale: “Il 20 novembre la CGIL proclamerà lo sciopero generale in questo Paese, perché noi ci mettiamo a disposizione di questo processo democratico e di cambiamento che rimetta al centro il lavoro, i diritti e la giustizia sociale. Lo sciopero è lo strumento più solidale che esiste: quando fai sciopero non lo fai solo per difendere i tuoi diritti, ma per estenderli agli altri. Il cittadino lavoratore, nei confronti del cittadino capitalista, da solo è più debole; può difendersi solo con l’organizzazione collettiva. Non ci fermerà nessuno, andiamo avanti con forza e solidarietà”.
Rispondi