Secondo Donald Trump lo stop alle nuove sanzioni alla Russia che ha disposto col Graham act, “è un’ottima decisione. E sarà una decisione positiva per il Paese e, credo, anche per il mondo”. Lo ha detto durante una cena a Mar a Lago.
A spiegare il significato delle parole del presidente Usa è stato il segretario di Stato Marco Rubio che ha detto che Trump “vuole avvalersi di questo periodo di 60 giorni per verificare quali saranno le conseguenze dell’imposizione sia delle sanzioni che dei dazi sull’economia globale e persino su quella statunitense”, sottolineando che le restrizioni economiche coinvolgono diversi paesi, non solo la Russia. Il segretario di Stato ha aggiunto che vari conflitti stanno influenzando i prezzi globali dell’energia, tra cui la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e gli attacchi contro l’Arabia Saudita da parte degli Houthi yemeniti. “Questi conflitti in tutto il mondo – ha spiegato – stanno entrando in contrasto tra loro con un impatto non solo sui prezzi globali del petrolio e del gasolio”, ma anche sulle economie, ha aggiunto.
Lo sconforto di Zelensky: “Così si incoraggia Putin a continuare i raid”
Un “blackout delle sanzioni americane” e l’allentamento della pressione su Mosca incoraggiano Vladimir Putin a continuare gli attacchi contro l’Ucraina. Lo ha denunciato il presidente Volodymyr Zelensky su X, dopo quella che ha definito una delle più vaste offensive russe contro il sistema energetico del Paese, con oltre 15 infrastrutture critiche di produzione e trasmissione elettrica prese di mira. Secondo il presidente, tra le 19 di ieri e le 7 di oggi, 17 ottobre, Mosca ha impiegato oltre 320 droni Shahed con motore a reazione o a benzina, insieme a munizioni circuitanti, missili da crociera e balistici, contro impianti energetici, città e comunità ucraine. “I russi hanno intensificato la loro operazione contro il sistema energetico e cercano di mettere al limite le nostre riserve e capacità di riparazione. La Russia sta cercando di provocare un blackout in Ucraina proprio prima dell’inverno. Sta cercando di lasciare milioni di persone senza elettricità e riscaldamento. Serve pressione per fermarla”, ha insistito. Il presidente ucraino ha quindi ribadito che l’allentamento delle misure contro Mosca rischia di rafforzare la strategia del Cremlino.
Intanto, la Slovacchia ha fatto sapere che non parteciperà al nuovo pacchetto di sostegno da 70 miliardi di euro richiesto venerdì da Zelensky ai leader dell’Ue. Lo ha dichiarato il premier Robert Fico, secondo l’agenzia slovacca Tasr, riferendo che anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha assunto una posizione analoga. La richiesta arriva sei mesi dopo l’approvazione da parte dell’Ue di un prestito da 90 miliardi di euro per sostenere il Paese fino alla fine del 2027. Nonostante l’erogazione di questi fondi, resta un fabbisogno scoperto, anche per il mancato contributo dei partner esterni all’Unione, con l’eccezione della Norvegia. Anche il premier ceco Andrej Babiš ha indicato che il suo Paese non aderirà a un ulteriore pacchetto di finanziamenti. Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca erano rimaste fuori anche dal precedente prestito da 90 miliardi, senza però impedirne l’approvazione. Fico ha assicurato che Bratislava continuerà ad aiutare Kiev attraverso altri strumenti, citando progetti educativi, logistica e cooperazione energetica.
Massiccio attacco ucraino a San Pietroburgo
Attacco di Kiev nella notte in terra russa. Decine di droni hanno preso di mira un centro dati in periferia di San Pietroburgo e hanno provocato un incendio in un terminal petrolifero della città, già bombardato nel giugno scorso. Colpito anche un centro logistico di Ozon. In totale, durante la notte, la difesa antiaerea russa ha abbattuto 1.015 droni ucraini su diverse regioni della Federazione. Lo ha riferito il ministero della Difesa russo, come riporta la Tass.
Nella città stessa, l’attacco ucraino ha provocato incendi su infrastrutture civili di tre quartieri e sul territorio del terminal petrolifero di San Pietroburgo, ha precisato il governatore della città Aleksandr Beglov comunicando che una persona è morta e cinque sono rimaste ferite. “Per motivi di sicurezza, l’attività dell’aeroporto di Pulkovo è stata limitata”, ha aggiunto, assicurando che non sono state registrate vittime. Il social network russo VK ha riferito in un comunicato anche di un attacco con droni contro un centro dati nella regione di Leningrado, assicurando che i propri servizi continuavano a funzionare normalmente.
È stato aperto un procedimento penale per atto terroristico dopo l’attacco condotto con droni ucraini contro strutture civili a San Pietroburgo e nella regione di Leningrado, in Russia. Lo ha reso noto Svetlana Petrenko, portavoce del Comitato investigativo russo. “È stato aperto un procedimento penale per atto terroristico […] in relazione agli attacchi compiuti da formazioni armate ucraine contro infrastrutture civili a San Pietroburgo e nella regione di Leningrado”, ha dichiarato Petrenko.
Un incendio è divampato in un centro logistico di Ozon a San Pietroburgo, in Russia, a seguito di un attacco con droni. Il personale è stato evacuato. Lo ha reso noto l’ufficio stampa di Ozon. “La scorsa notte, una delle nostre strutture logistiche a San Pietroburgo è stata colpita da un attacco con droni. Abbiamo provveduto all’immediata evacuazione di tutti i dipendenti e non si registrano feriti. È scoppiato un incendio e i servizi di emergenza sono al lavoro sul posto”, ha dichiarato l’ufficio stampa.
Superpetroliera in fiamme a Hormuz
La Marina dei Pasdaran in Iran ha annunciato che una superpetroliera carica di oltre due milioni di barili di greggio ha urtato una mina navale nello Stretto di Hormuz, causando una forte esplosione e un vasto incendio. Secondo Teheran, la nave stava tentando di attraversare lo stretto lungo una rotta non autorizzata.
In un comunicato ripreso dall’agenzia Tasnim, i pasdaran non hanno identificato la bandiera della petroliera, sostenendo che avesse spento i sistemi di posizionamento e radar per effettuare “manovre di inganno” con il sostegno delle forze armate statunitensi. “Lo Stretto di Hormuz è chiuso e il destino delle navi che violano le norme iraniane di navigazione in questo passaggio sarà bruciare nel fuoco della loro fiducia nell’esercito terrorista americano”, hanno avvertito.
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