Intelligenza Artificiale e Imbecillità Naturale

 Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è collegato in diretta durante un intervento dell’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, alla conferenza All-In di Los Angeles per assicurare che l’intelligenza artificiale non porterà le macchine a prendere il controllo del pianeta.

Huang è apparso sorpreso dall’inattesa telefonata, che Trump ha chiesto di far sentire al pubblico attivando il vivavoce, riportano i media Usa. “Vi dico che è tutta una bufala. I data center sono fantastici, rendono le persone ricche. Rendono ricchi anche gli Stati. L’AI è più grande di Internet”, ha affermato Trump, che è tornato a respingere le critiche, sempre più bipartisan, di chi chiede un ridimensionamento del settore.

“Queste persone stanno facendo il gioco della Cina. Non permetteremo che questo accada,” ha insistito il presidente degli Stati Uniti, “i robot non conquisteranno il mondo. Non succederà”. “Ha ragione, non permetteremo che questo accada, signor presidente,” ha risposto Huang. “La cosa fantastica di Jensen è che riesce a creare il chip per computer più complesso del mondo, ma non sa come attivare il vivavoce per me”, ha poi scherzato Trump.

Le parole del tycoon arrivano in um momento complesso per il settore dell’IA, dopo che nei giorni scorsi diversi dirigenti delle aziende tecnologiche hanno chiesto di rallentarne lo sviluppo. “L’IA che conquista il mondo, distrugge l’umanità e provoca ogni altra cosa negativa è una bufala”, ha scritto Trump su Truth. Il presidente ha paragonato questi timori alle indagini sui suoi presunti legami con la Russia e alla procedura di impeachment per il caso Ucraina durante il suo primo mandato.

“L’unico motivo per cui è in corso il boom dell’IA e dei data center è che gli Stati Uniti sono in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro Paese. Non uccidete la gallina dalle uova d’oro!”. Lo scrive su Truth il presidente americano, Donald Trump.

La Cina ha respinto gli appelli urgenti a rallentare lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, liquidando i gravi avvertimenti come un tentativo di ostacolare il progresso della superpotenza rivale degli Stati Uniti, anziche’ come una misura per salvaguardare il futuro dell’umanità’. Pechino ha bollato l’intervento dei leader tecnologici statunitensi come “allarmismo” e parte di una “strategia da Guerra Fredda”.

Parole che fanno eco a quelle con cui Donald Trump ha messo in chiaro che il suo obiettivo principale e’ battere la Cina nel campo dell’intelligenza artificiale.
Nel suo appello a “rallentare deliberatamente il ritmo” di miglioramento dei modelli di IA, Dario Amodei, ceo di Anthropic, avvertiva che un “vantaggio cinese nel settore rappresenterebbe un grave pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo” e sollecitava gli Usa a limitare la vendita di tecnologie chiave alla Cina.
Un messaggio che non e’ piaciuto a Pechino. “L’allarmismo, il confronto e la competizione malevola non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA, senza servire gli interessi di nessuno”, ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, durante il consueto briefing con la stampa riportato da Nbc News.

Ieri il quotidiano Global Times aveva usato toni più duri, criticando aspramente l’appello a un rallentamento del settore e definndo la proposta “una ‘strategia da Guerra Fredda’ applicata al settore dell’IA”. Mentre Trump respinge le preoccupazioni legate alla sicurezza, Pechino li ha riconosciuti: ieri il ministro per la Sicurezza di Stato Chen Yixin ha affermato che la Cina deve “accelerare la creazione di un sistema per la prevenzione e il controllo dei rischi di sicurezza legati all’IA” e sulla rivista statale China Cyberspace, ha fatto appello a un “impegno nella cooperazione internazionale”.
La divergenza di approccio nella gestione dei progressi dell’IA sara’ probabilmente un tema centrale dell’incontro tra Xi e Trump, previsto per il 24 settembre a Washington.
L’appello di Amodei e’ stato pubblicato pochi giorni dopo che alcune agenzie statunitensi avevano accusato le principali aziende cinesi del settore di aver copiato sistematicamente modelli di IA all’avanguardia sviluppati da societa’ americane. Accuse puntualmente respinte da Pechino.

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