Allons enfants!

La Francia si prepara a una giornata di scioperi e manifestazioni che potrebbe portare nelle strade centinaia di migliaia di persone. Sindacati, studenti e lavoratori sono chiamati a mobilitarsi oggi contro il caro vita, per l’aumento dei salari e per il miglioramento dei servizi pubblici, in un clima di crescente tensione sociale a meno di sei mesi dalle elezioni presidenziali che segneranno la fine del mandato di Emmanuel Macron. Le autorità prevedono tra 500mila e 700mila manifestanti fuori da Parigi e tra 40mila e 80mila nella capitale, dove il corteo principale partirà alle 14. Il governo ha disposto il dispiegamento di 70mila tra poliziotti e gendarmi, dopo le violenze e i saccheggi che hanno accompagnato le proteste del 17 ottobre.

La mobilitazione, convocata dall’insieme delle principali organizzazioni sindacali, è la prima dall’inizio dell’autunno a coinvolgere contemporaneamente il settore pubblico e quello privato. Alle manifestazioni hanno aderito anche gli studenti delle scuole superiori e delle università, i movimenti dei gilet gialli, tornati a protestare contro l’aumento del costo della vita negli ultimi tre sabati, e una parte del mondo agricolo. I sindacati sperano in una partecipazione paragonabile a quella registrata durante le grandi proteste contro la riforma delle pensioni del 2023, quando oltre un milione di persone scese in piazza.

Al centro delle rivendicazioni ci sono il potere d’acquisto e le condizioni di lavoro, in un Paese alle prese con l’aumento dei prezzi dei carburanti e con un progetto di bilancio improntato all’austerità. I sindacati chiedono un aumento del salario minimo, che non riceve una rivalutazione straordinaria dal 2012, incrementi salariali generalizzati, una maggiore giustizia fiscale e la tutela dei servizi pubblici. Gli studenti chiedono inoltre maggiori investimenti nell’istruzione e migliori condizioni di studio.

“Vogliamo poter vivere dignitosamente del nostro lavoro”, ha dichiarato a BFM TV Marylise Léon, segretaria generale della CFDT, rivolgendo un appello sia al governo sia ai datori di lavoro. La segretaria generale della CGT, Sophie Binet, ha invece criticato la risposta delle autorità alle mobilitazioni. “Non è con misure di sicurezza che si metterà fine alle manifestazioni, ma rispondendo alle rivendicazioni”, ha affermato, annunciando circa 260 cortei in tutta la Francia.

Il governo non ha escluso un intervento sul salario minimo. L’esecutivo ha fatto sapere che potrebbe essere adottata una misura specifica, con un eventuale annuncio già venerdì. La questione resta però complessa per la situazione delle finanze pubbliche francesi. La seconda economia dell’Eurozona deve affrontare un elevato indebitamento e le pressioni dei mercati per il risanamento dei conti, mentre il malcontento sociale continua ad aumentare. Secondo un barometro pubblicato mercoledì, un francese su due dichiara di avere difficoltà ad arrivare alla fine del mese con le risorse del proprio nucleo familiare.

Le prime conseguenze della mobilitazione si sono registrate giovedì mattina nei trasporti pubblici. Ad Angoulême, nell’ovest della Francia, nessun autobus è entrato in servizio a causa del blocco del deposito dell’azienda di trasporto locale. Nella regione parigina, invece, le interruzioni sono rimaste limitate nelle prime ore della giornata, anche se sono stati segnalati ritardi e cancellazioni di alcuni collegamenti ferroviari.

All’agitazione hanno aderito i sindacati della scuola pubblica e privata, dei lavoratori ferroviari, degli ospedali e dei servizi postali. Le proteste studentesche, iniziate nelle scorse settimane per denunciare le condizioni dell’istruzione, si sono progressivamente estese e intrecciate con le rivendicazioni economiche degli altri settori. In diverse città gruppi di studenti hanno organizzato blocchi davanti agli istituti scolastici. A Parigi la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni nel tentativo di impedire agli studenti di bloccare gli accessi al liceo Hélène-Boucher.

La giornata si svolge in un contesto di particolare tensione dopo gli scontri del 17 ottobre, quando le manifestazioni sfociarono in violenze, saccheggi e atti di vandalismo su larga scala, tra i più gravi registrati in Francia negli ultimi anni. Le autorità hanno successivamente riconosciuto carenze nell’organizzazione dei dispositivi di sicurezza e nelle attività di intelligence che avrebbero contribuito a favorire i disordini.

Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha annunciato il dispiegamento di 70mila poliziotti e gendarmi in tutto il Paese, promettendo “una risposta di estrema fermezza” a eventuali violenze o disordini. Le manifestazioni delle ultime settimane sono state in larga parte pacifiche, ma alcuni cortei sono degenerati in scontri con le forze dell’ordine, che hanno utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i partecipanti. Diversi adolescenti sono rimasti gravemente feriti e migliaia di persone sono state arrestate. Le modalità degli interventi della polizia hanno suscitato critiche e portato all’apertura di indagini interne su presunti episodi di brutalità. A Parigi è stata inoltre aperta un’inchiesta per tentato omicidio dopo il lancio di bottiglie incendiarie contro le forze di sicurezza durante le proteste di sabato scorso.

Un altro motivo di tensione riguarda i divieti imposti dalle autorità sui percorsi delle manifestazioni. A Parigi, la prefettura ha vietato il tragitto inizialmente previsto per il corteo principale, imponendo un percorso alternativo verso est, lontano dal centro della città. La decisione è stata contestata dai sindacati, che hanno perso il ricorso giudiziario contro il provvedimento. Lungo boulevard Voltaire, dove passerà la manifestazione, la polizia ha installato nastri per delimitare il percorso, mentre diversi commercianti hanno protetto le vetrine con pannelli di legno nel timore di nuovi incidenti.

Restrizioni analoghe sono state adottate anche in altre città. A Lione, terza città francese, la giustizia ha confermato il divieto di attraversare il centro imposto dalla prefettura, che aveva proposto un itinerario alternativo. A Tolosa, nel sud del Paese, fonti sindacali hanno annunciato l’intenzione di manifestare nel centro cittadino nonostante il divieto della polizia, confermato da un tribunale. “Abbiamo bisogno di essere numerosi per farci ascoltare”, ha dichiarato Sophie Binet, denunciando quelle che considera restrizioni senza precedenti delle libertà fondamentali. Anche il Syndicat de la magistrature, il Syndicat des avocats de France e la Ligue des droits de l’homme hanno criticato le misure, parlando di una “svolta autoritaria” e rivolgendosi al Consiglio di Stato.

Secondo Fabrice Fort, esponente della CGT, il movimento sta beneficiando di un effetto cumulativo. “La simpatia dell’opinione pubblica per le proteste degli studenti delle scuole superiori e delle università non diminuisce, mentre sempre più persone si interrogano sulle restrizioni delle libertà, soprattutto sui divieti di manifestare”, ha spiegato all’AFP. Una situazione che, secondo il sindacalista, ha provocato un risveglio anche tra cittadini abitualmente poco inclini alla protesta.

La mobilitazione rappresenta un’ulteriore difficoltà per il presidente Emmanuel Macron, il cui mandato si avvicina alla conclusione mentre l’estrema destra è in testa nei sondaggi in vista delle elezioni presidenziali. Il malcontento per il costo della vita, le disuguaglianze e la situazione dei servizi pubblici si è progressivamente trasformato in una contestazione più ampia dell’operato del governo. Secondo Marine Tondelier, candidata ecologista alle presidenziali, Macron sta pagando il prezzo dell’intero mandato. “Finisce il suo mandato come ha governato, cioè da solo contro tutti”, ha dichiarato. Tondelier ha inoltre sottolineato le difficoltà dell’esecutivo nel rispondere a quella che ha definito una “convergenza delle lotte” tra lavoratori, studenti e altri movimenti sociali.

Le proteste francesi si inseriscono in un contesto europeo caratterizzato da una crescente mobilitazione contro il caro vita e per maggiori investimenti nell’istruzione. Manifestazioni studentesche si sono svolte nelle ultime settimane anche in Germania, Italia e Danimarca, mentre giovedì studenti e insegnanti sono nuovamente scesi in piazza in Grecia per chiedere più risorse per la scuola. Sindacati e associazioni per il diritto alla casa di altri sei Paesi europei, tra cui Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Grecia e Regno Unito, hanno inoltre annunciato manifestazioni coordinate contro il costo della vita per la fine di novembre.

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