I democratici conquistano Camera e Senato nelle elezioni di midterm, infliggendo una pesante sconfitta a Donald Trump e mettendo un freno agli ultimi due anni della sua presidenza. Il controllo del Congresso consentirà all’opposizione di bloccare le iniziative legislative del presidente, avviare ampie indagini sull’amministrazione e ostacolare le nomine giudiziarie e ai vertici del governo.
Il risultato riflette il malcontento per il costo della vita, i dazi e la guerra contro l’Iran, che ha fatto impennare i prezzi dei carburanti, aggravando l’insoddisfazione verso un presidente già profondamente impopolare. Trump ha usato toni concilianti, dichiarandosi al New York Times “assolutamente disposto” ad accettare il risultato. “Penso che i democratici abbiano fatto un buon lavoro, davvero. Hanno combattuto duramente”, ha detto a Fox News, salvo prendere le distanze dalla sconfitta del suo partito: “Non lo considero un colpo contro di me”.
Trump: “Il conflitto con l’Iran ha contribuito alla disfatta”
Il presidente ha riconosciuto che il conflitto con l’Iran ha contribuito alla disfatta, pur difendendo la campagna militare, e ha prospettato possibili convergenze con i democratici sull’immigrazione. Sui social ha pero’ sostenuto che, se fosse stato candidato, i repubblicani avrebbero vinto “a valanga”, dopo aver ripetutamente invitato gli elettori durante la campagna a comportarsi come se il suo nome fosse sulla scheda. Ha inoltre ribadito la minaccia di ricorrere al veto contro le leggi approvate dai democratici, pubblicando l’immagine di un cappellino rosso con la sola scritta “VETO”.
L’onda blu ha investito le roccaforti
L’avanzata democratica ha investito anche roccaforti repubblicane. In Maine, l’ex boscaiolo Troy Jackson ha sconfitto la senatrice Susan Collins, conquistando il settimo seggio al Senato strappato al partito di Trump. I precedenti successi in Kansas e Iowa avevano già assicurato la maggioranza, dopo le vittorie in Texas, South Carolina, North Carolina e Ohio. In Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton è diventato il primo democratico eletto al Senato dal 1932; l’Iowa non eleggeva un senatore democratico dal 2008.
In Texas, James Talarico ha dichiarato di aver sconfitto “Golia” conquistando un seggio al Senato, mentre Gina Hinojosa ha battuto il governatore Greg Abbott, ponendo fine a decenni di dominio repubblicano. I democratici hanno anche difeso seggi cruciali, con la vittoria di Jon Ossoff in Georgia e la conferma del seggio in palio nel New Hampshire.
Alla Camera, il partito ha guadagnato terreno in Pennsylvania, Kentucky, Arizona, North Carolina e New Jersey, vincendo anche in collegi che Trump aveva conquistato nettamente nel 2024.
In Indiana, il democratico J.D. Ford ha sconfitto la deputata repubblicana Victoria Spartz in un distretto dove due anni fa il presidente aveva prevalso di 17 punti.
In Georgia, l’ex sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms ha conquistato la carica di governatrice, diventando la prima donna nera eletta alla guida di uno Stato nella storia americana.
I repubblicani hanno trovato una parziale consolazione in Florida: Byron Donalds, sostenuto da Trump, è diventato il primo governatore nero dello Stato e Ashley Moody ha mantenuto il seggio al Senato, pur affrontando una sfida democratica più forte del previsto.
Cosa succede ora
Il nuovo equilibrio apre la strada a indagini sulla guerra in Iran, sulle operazioni contro l’immigrazione irregolare e sulle accuse di corruzione. Robert Garcia, atteso alla guida della commissione di vigilanza della Camera, ha avvertito i repubblicani sui social: “Procuratevi un avvocato”. Il leader democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, ha proclamato che il movimento Maga di Trump è “in fuga da una costa all’altra”. Con l’insediamento del nuovo Congresso a gennaio, Jeffries potrebbe diventare il primo speaker nero della Camera.
La riscossa dei Democratici in numeri
Negli Stati Uniti, è possibile votare sia di persona al seggio, sia in anticipo tramite schede inviate per posta. Sebbene il conteggio totale dei voti non sia ancora definitivo, gli americani hanno espresso oltre 61,7 milioni di preferenze prima della giornata elettorale di martedì, secondo l’Election Lab dell’Università della Florida. Questo dato un record per il voto anticipato in un’elezione di metà mandato ha indubbiamente favorito i Democratici, che tradizionalmente ricorrono al voto per corrispondenza più spesso dei Repubblicani.
Secondo quanto riportato dalla National Public Radio (Npr), i dati indicano un’elevata affluenza tra gli afroamericani, i giovani e altri gruppi che sostengono costantemente i candidati democratici. Questa ondata di partecipazione ha contribuito al successo elettorale registrato martedì, che ha visto i Democratici prevalere in sfide chiave e assumere il controllo di entrambe le camere del Congresso.
Queste elezioni hanno fatto registrare una spesa elettorale senza precedenti, pari a 11,9 miliardi di dollari. La cifra supera gli 8,9 miliardi di dollari spesi nel 2022, secondo OpenSecrets, un’organizzazione apartitica che monitora i costi della politica statunitense.
La raccolta fondi e la spesa in pubblicità politica sono aumentate nelle competizioni di quest’anno, spinte in parte dai cosiddetti “comitati di azione politica” (Pac). Tali investimenti esterni guidati da Elon Musk, alleato di Trump e uomo più ricco del mondo hanno fornito ai Repubblicani un sostegno di circa 360 milioni di dollari.
Tuttavia, i candidati democratici si sono dimostrati estremamente abili nel raccogliere fondi per conto proprio. I candidati alla Camera dei Rappresentanti e al Senato hanno attinto alle casse delle proprie campagne elettorali per una cifra senza precedenti di 3,7 miliardi di dollari; di questi, i Democratici hanno speso 800 milioni di dollari in più rispetto ai Repubblicani, secondo OpenSecrets. In Texas, il candidato democratico al Senato James Talarico ha baattuto ogni record raccogliendo l’impressionante cifra di 145 milioni di dollari, superando di gran lunga i 22 milioni ottenuti dal suo rivale repubblicano, Ken Paxton, costretto a fare affidamento su gruppi esterni per finanziare la propria campagna elettorale.
Prime vittorie dopo decenni
L’ultima volta che il Kansas ha eletto un democratico al Senato fu 94 anni fa. Questo martedì, Adam Hamilton ha sconfitto il suo avversario repubblicano, Roger Marshall. Hamilton pastore di una megachiesa metodista e, fino a poco tempo fa, iscritto al Partito Repubblicano è diventato il primo democratico a vincere una corsa al Senato in questo Stato, prevalentemente rurale e conservatore, dal 1932.
Anche il Texas è diventato “blu” per la prima volta dopo decenni, regalando una vittoria schiacciante a Talarico e strappando un seggio al Senato ai repubblicani: un risultato che non si vedeva dal 1988, l’anno precedente alla nascita dello stesso candidato. Per i repubblicani si è trattato di un doppio colpo: la democratica Gina Hinojosa, di origini messicane, ha infatti battuto il governatore del Texas Greg Abbott, in carica dal 2015.
Anche la Carolina del Sud ha sfidato la storia, voltando le spalle alla senatrice Darline Graham (nominata all’inizio di quest’anno per occupare il seggio del defunto fratello, Lindsey Graham) e premiando la democratica Annie Andrews. Era dal 1998 che nessun democratico della Carolina del Sud veniva eletto al Senato.
Secondo gli exit poll, i giovani e gli elettori di origine latina due segmenti dell’elettorato statunitense rivelatisi fondamentali per Trump si sono allontanati nettamente dal presidente e dal Partito Repubblicano. Gli elettori ispanici avevano contribuito all’ascesa di Trump nel 2016 e avevano giocato un ruolo anche nella sua vittoria del 2024.
Nelle ultime settimane, peraltro, molti elettori latini hanno espresso rabbia nei confronti di Trump, dichiarando di sentirsi traditi. Ciò è emerso chiaramente dagli exit poll di Nbc News, che hanno mostrato come gli elettori di origine latina abbiano sostenuto i candidati democratici con un margine del 62% contro il 35% ottenuto dai repubblicani.
Anche i giovani elettori hanno preso le distanze da Trump. Secondo quanto riportato da Nbc News, gli exit poll hanno indicato che i giovani tra i 18 e i 29 anni – uomini e donne – hanno votato per i democratici con un margine del 72% contro il 25%. Si tratta di un cambiamento drastico rispetto al 2024, quando l’elettorato giovanile era diviso tra Trump e Kamala Harris.
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