Funzionari ucraini, russi e statunitensi terranno un incontro trilaterale ad Abu Dhabi la prossima settimana, nel tentativo di far avanzare i negoziati di pace. Lo ha reso noto oggi Steve Witkoff, inviato speciale del presidente Donald Trump. “Gli Stati Uniti faranno da mediatori in negoziati a livello tecnico tra Ucraina e Russia, che si terranno il 10 e 11 novembre ad Abu Dhabi, portando avanti la missione del presidente Trump volta a porre fine alla guerra”, ha scritto Witkoff su X.
“Le discussioni si concentreranno sugli accordi di sicurezza per il dopoguerra, sulla de-escalation, sugli interventi umanitari e sui passi successivi verso la pace”, ha affermato, aggiungendo che questa settimana, a Bruxelles, i negoziatori statunitensi incontreranno anche rappresentanti europei e della Nato.
Ucraina colpisce raffineria russa
L’Ucraina ha colpito con i droni una raffineria di petrolio nella città russa di Yaroslavl con i residenti che hanno segnalato diversi incendi all’interno dell’impianto. Lo riporta il canale Telegram “Exilenova+” che ha riferito che a essere presa di mira è stata la raffineria Slavneft-Yanos, con i residenti della zona che hanno descritto tre distinti focolai nell’area industriale. Anche l’agenzia ucraina Unian ha dato notizia dell’attacco.
La Slavneft-Yanos è una delle più grandi raffinerie di petrolio in Russia, con una capacità di lavorazione di circa 15 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Situata a circa 250 chilometri a nord-est di Mosca, l’impianto produce benzina, diesel, carburante per aerei e altri prodotti petroliferi. L’Ucraina ha preso di mira la struttura in diverse occasioni; tra queste, un attacco avvenuto il 17 settembre ha danneggiato l’unità AVT-3, destinata alla lavorazione del greggio, secondo quanto dichiarato dallo Stato Maggiore ucraino. Kiev ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture petrolifere russe, nel tentativo di interrompere le forniture di carburante e indebolire la capacità di Mosca di finanziare la guerra.
Droni abbattuti nella regione di Mosca
La Russia ha abbattuto quasi 500 droni diretti verso Mosca nel corso della notte: lo ha reso noto oggi il sindaco della capitale, Sergej Sobjanin. “Tra le 20:30 (18:30) del 2 novembre e le 07:30 (05:30) del 3 novembre, 493 velivoli a pilotaggio remoto (UAV) si sono diretti verso la regione di Mosca”, ha scritto Sobjanin su Telegram, aggiungendo che la maggior parte è stata abbattuta nelle zone più esterne, mentre “187 droni sono stati neutralizzati durante l’avvicinamento a Mosca”.
Attacco alle strutture energetiche ucraine
Nella notte non solo c’è stata l’offensiva ucraina. La Russia ha infatti lanciato un massiccio attacco contro strutture energetiche ucraine nelle regioni di Vinnytsia, Dnipropetrovsk e Kharkiv. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Interfax, citando il Ministero della Difesa russo. È stato inoltre reso noto che le forze russe hanno colpito infrastrutture portuali nella regione di Odessa e imbarcazioni utilizzate per scopi militari.
Israele, impasse politica: rebus premier e presidenza della Knesset
In Israele, vista dell’avvio delle consultazioni del presidente Isaac Herzog per la scelta del candidato premier, dopo le elezioni di martedì scorso, si moltiplicano i contatti e gli incontri tra i leader politici, alla ricerca di una soluzione all’attuale impasse che vede entrambi i due blocchi senza una maggioranza di 61 seggi.
Tra i temi in ballo, anche la carica di presidente della Knesset, al momento detenuta dal deputato del Likud Amir Ohana, che l’opposizione spera di sostituire a breve. L’obiettivo del gruppo che fa capo a Gadi Eisenkot è prendere il controllo dell’agenda legislativa e far approvare una serie di provvedimenti, tra cui l’istituzione di una commissione d’inchiesta statale sui fallimenti che hanno reso possibile l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il leader di Yisrael Beitenu, Avigdor Liberman, ha pubblicamente dichiarato che raccomanderà di affidare l’incarico di premier a Eisenkot, leader di Yashar. Quanto al vertice della Knesset, sosterrà la candidatura di Yair Lapid, numero due del partito Insieme guidato da Naftali Bennett. Liberman inoltre, durante una conferenza stampa, si è lamentato del comportamento di Eisenkot che, a suo avviso, ha fatto perdere al blocco dell’opposizione “7-8 seggi” nell’ultima settimana di campagna elettorale “a causa delle discussioni su un governo di minoranza”.
Un riferimento alla possibilità di un appoggio esterno da parte dei partiti arabo-israeliani e dei partiti ultraortodossi, opzione respinta da Liberman che ha tuttavia evocato la possibilità di “transfughi dal Likud” per sopperire. Fuori discussione invece un governo con l’attuale premier: “Il mondo potrà anche capovolgersi, ma io non siederò al governo con Netanyahu. Anche se mi offrisse una rotazione che mi vedesse primo, non se ne farà nulla. Sono stato altrettanto chiaro sulla questione di un governo di minoranza: non accadrà”, ha affermato il leader di Ysrael Beitenu, esortando alla “pazienza”, convinto che ora sia fondamentale “prendere il controllo della Knesset” e “sostituire il presidente”.
Dal partito ultraortodosso sefardita Shas – che in questa tornata elettorale ha subito un duro colpo, con 5 seggi persi rispetto agli 11 del 2021 – l’informazione che arriva è che indicherà Netanyahu come candidato premier, nonostante la frattura che si è venuta a creare con il potente leader del partito Arye Deri.
Non si tratta ancora di una decisione ufficiale, ma di fonti interne allo Shas raccolte dai media, che nei giorni scorsi hanno riferito che sul tavolo di Eisenkot c’è anche l’ipotesi di un governo di minoranza con l’astensione degli arabi e dell’altra formazione ultraortodossa, United Torah Judaism. Stamane il leader del Likud aveva speso parole a favore di Deri e dello Shas, definendoli “partner fondamentali per me e per il blocco di destra nel governo del Paese”.
Oggi, quasi una settimana dopo le elezioni, c’è stato il primo incontro post-voto tra i leader dei due partiti arabo-israeliani, Ra’am e Lista Comune, con l’obiettivo di “rafforzare il coordinamento ed esaminare una possibile cooperazione politica tra le parti in vista del periodo a venire”. Un alto esponente della Lista Comune guidata da Yousef Jabareen ha fatto sapere che il partito è orientato a raccomandare Eisenkot per formare un governo, ma la decisione ufficiale non è stata ancora presa e richiederà il consenso di tutti e tre i partiti (Balad, Hadash e Ta’al).
In un’intervista pubblicata stamane sul Guardian, Jabareen ha ribadito che la Lista Comune “non ha intenzione di entrare” in alcun governo finché continuerà l’occupazione dei Territori palestinesi. “Tuttavia, per utilizzare il nostro peso politico al fine di porre fine all’estremistico governo di Netanyahu, prenderemo in considerazione la possibilità di fornire un sostegno esterno”, ha aggiunto, definendo questa “un’opportunità per cambiare le politiche e gli atteggiamenti, anche nei confronti della comunità araba e del popolo palestinese”.
“È un momento davvero storico” – ha sottolineato il leader arabo – “e spero che all’interno dell’opposizione si trovino partner disposti a procedere in questa direzione. Riteniamo che questo possa rappresentare l’inizio di un cambiamento”.
Intanto, il partito Likud del premier continua a insistere sulla tesi dei brogli elettorali, nonostante il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Sohlberg, sia apparso in video ieri – insieme al capo dello Shin Bet, David Zini, e al procuratore generale Gali Baharav-Miara – affermando che le operazioni di voto si sono “svolte correttamente”. Se anche sospetti venissero confermati, “non pregiudicherebbero l’integrità del processo elettorale o i risultati elettorali nel loro insieme”, ha aggiunto. Parole che non hanno fermato il Likud, secondo il quale resta “un’ombra” sulle elezioni.
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