In Israele, a quattro giorni dall’inizio delle consultazioni, c’è la rinnovata offerta di un appoggio esterno arrivata a Gadi Eisenkot dai partiti arabi, offerta che il capo dei dem sta prendendo in considerazione. L’idea sarebbe quella di un “appoggio con astensione” dei partiti arabi, che possa permettere alla coalizione di governare il paese.
E poi c’è una grande incognita, ed è l’ipotesi sempre più accreditata di un nuovo intervento israeliano contro l’Iran al fianco di Donald Trump, subito dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, in programma domani.
I media israeliani riferiscono di contatti in corso tra i diversi partiti, con proposte di incarichi a chi potrebbe avere i voti utili per governare. Come Avigdor Liberman, che ha ottenuto 6 seggi: il leader di Yisrael Beytenu ha raccontato di diverse telefonate per prospettargli il posto di presidente della Camera. L’opposizione punta a cacciare l’attuale leader della Knesset, Amir Ohana, quando si insedieranno i nuovi deputati il 10 novembre.
E chiamate hanno avuto anche neoparlamentari di Yashar, la formazione di Eisenkot, da ministri e colleghi del Likud che spera di strappare all’opposizione abbastanza nomi da mettere insieme una maggioranza sostenibile. “C’è isteria nel Likud”, ha ironizzato il partito in una nota.
Il blocco guidato dal Likud del premier Benjamin Netanyahu si è assicurato solo 53 dei 120 seggi della Knesset, esito che ha consentito al fronte anti-governativo di rivendicare con i suoi 67 deputati la vittoria, ma di fatto senza numeri sufficienti a ottenere un incarico. La coalizione sionista di Gadi Eisenkot ha avuto 48 seggi, mentre gli altri 19 sono andati ai partiti arabi con cui, finora almeno, è stata esclusa una maggioranza.
Ahmad Tibi, numero due della Lista comune araba, ha confermato che il suo partito è pronto a mettere i suoi 11 voti a disposizione dei partiti anti-Netanyahu ma senza entrare nell’esecutivo. Ieri ha visto il presidente dei Democratici, Yair Golan, insieme con il leader della lista Yousef Jabareen. I tre, hanno riferito i media israeliani, hanno concordato di discutere modi per collaborare.
Eisenkot ha ribadito che intende formare “un ampio governo sionista” e che chiunque “è un potenziale partner”, a patto che accetti quattro condizioni imprescindibili, tra cui riconoscere Israele come uno Stato ebraico e Hamas come un’organizzazione terroristica. L’ex generale ha visto già Liberman. E Yair Lapid, socio con Naftali Bennett di “Insieme”, che ha ottenuto 12 seggi, per “coordinare le prossime mosse”, ha riferito l’ex premier.
Nell’incertezza generale, c’è una cosa che Eisenkot ha messo in chiaro: userà i suoi voti per fermare Netanyahu. “La maggioranza dei cittadini israeliani, con un margine di oltre mezzo milione di voti, ha votato contro il governo del 7 ottobre e a favore del cambiamento”, ha ricordato.
Il primo giro di consultazioni inizierà mercoledì, con il presidente Isaac Herzog che ha chiesto a tutti di presentarsi “con mente aperta”. Il primo incarico di formare il governo potrebbe essere affidato già a fine settimana o all’inizio della prossima. Quando Israele potrebbe essere di nuovo in guerra con l’Iran.
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