Serbia, la Vucic degli studenti

La Serbia si è svegliata questa mattina in una nuova realtà, dopo che il movimento studentesco che per due anni ha contestato il governo in carica è riuscito a sconfiggere alle urne l’ex presidente nazionalista Aleksandar Vucic e alimentare le speranze per una nuova apertura nei rapporti con l’Ue.

Gli ultimi risultati pubblicati dalla Commissione elettorale mostrano che la ‘Lista Studentesca’ ha avuto la maggioranza netta nelle elezioni parlamentari anticipate di ieri, caratterizzata da un’affluenza record del 69,3%. Gli studenti hanno ottenuto il 52,65% dei voti, mentre la lista ‘Serbia Unita’ del Partito progressista serbo (Sns), guidata da Vucic, il 39,2%. Questi dati dovrebbero tradursi in una maggioranza di 140 seggi nel Parlamento, composto da 250 membri.

Gli studenti mettono così fine a 14 anni di governo del Sns, e a dodici del leader, e l’euforia e la speranza per questo nuovo capitolo della storia del Paese è esplosa nelle strade di Belgrado pochi minuti dopo che, inaspettatamente, ieri sera Vucic ha riconosciuto subito pubblicamente la sconfitta.

Il successo degli studenti segna l’apice di quasi due anni di manifestazioni, scatenate dal crollo, avvenuto nel 2024, di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, la seconda città più grande del Paese balcanico. Nell’incidente, attribuito dai manifestanti alla corruzione, hanno perso la vita 16 persone. L’evento ha dato il via alla più grande ondata di proteste dai tempi della caduta dell’ex leader Slobodan Milosevic nel 2000.

“Gli studenti hanno vinto e, con loro, ha vinto anche la speranza che la Serbia possa diventare un Paese di giustizia, libertà e dignità”, ha dichiarato Radomir Saicic, candidato della ‘Lista Studentesca’. “È chiaro che abbiamo perso queste elezioni”, ha ammesso Vucic rivolgendosi ai suoi sostenitori presso la sede dell’Sns a Belgrado.

Dopo le sue parole, in tutta la capitale serba sono iniziati i festeggiamenti: le auto suonavano il clacson, mentre la folla si è radunata per celebrare il risultato nei pressi della sede della Commissione elettorale. Al quartier generale della ‘Lista Studentesca’, i sostenitori del movimento hanno esultato, pianto e si sono abbracciati, gridando: “Vittoria, vittoria!”.

A settembre, Vucic – all’epoca presidente – ha sciolto il Parlamento e indetto elezioni anticipate, accogliendo una delle richieste principali del movimento di protesta. Qualche giorno dopo, si è dimesso dal suo incarico per potersi candidare, con l’aspettativa di essere eletto primo ministro.

In opposizione a Vucic, il movimento studentesco si è organizzato in una forza politica eterogenea. La sua lista unitaria non presenta un unico leader di spicco, ma è composta invece da candidati provenienti dalla società civile, uniti da un solo obiettivo comune: sconfiggere l’Sns.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro ungherese, Peter Magyar, si sono congratulati con gli studenti per la vittoria. “Siamo pronti a sostenere le riforme riguardanti lo stato di diritto, la libertà di stampa, la lotta alla corruzione e il rafforzamento delle istituzioni democratiche, e a lavorare insieme per promuovere il futuro della Serbia nell’Unione europea”, ha scritto Von der Leyen su X.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha augurato alla Serbia “successo, un vero sviluppo e cordiali relazioni con la comunità europea”.

Sotto Vucic, la Serbia è stata uno dei pochi Paesi europei che non hanno imposto sanzioni a Mosca. Il leader nazionalista di destra è stato uno stretto alleato del Cremlino che oggi ha preso atto dei risultati del voto, auspicando che le nuove autorità serbe “comprendano che la cooperazione con Mosca è nell’interesse del loro Paese”. Il portavoce Dmitri Peskov ha assicurato che la Russia è intenzionata a “continuare a sviluppare legami con la Serbia, ma bisogna essere in due per ballare il tango”.

La Serbia e le future autorità dovranno ora fare i conti con quasi tre lustri di Sns al potere, che, secondo i suoi detrattori, sono stati caratterizzati da corruzione, nepotismo e smantellamento della democrazia. La politica della Lista Studentesca sulla Russia probabilmente sarà molto diversa nello stile, ma non vedrà necessariamente un cambiamento significativo di sostanza, dato lo stretto legame economico ed energetico del Paese con Mosca e i tanti emigrati russi a Belgrado.

La ‘Lista Studentesca’ ha dichiarato esplicitamente nel suo manifesto di voler mantenere “la partnership tradizionale” con la Russia e di opporsi a qualsiasi misura punitiva contro Mosca.

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