Eccoci, di nuovo, caro diario, in questo lunedì 26 ottobre. Registro brevemente la vittoria di Lula nelle elezioni brasiliane, quella del movimento studentesco nelle elezioni in Serbia e la paura di perdere di Bibi Nethanyahu per le elezioni di domani in Israele. Detto ciò torniamo alle nostre cose, e registrata la netta riconferma di Matteo Salvini come segretario della Lega, mi preme parlare di un dato arrivato in queste ultime ore da parte dell’Istat: cresce il livello di benessere ma il rischio di povertà è sopra la media Ue.
Come diavolo è possibile? Una affermazione sembra contraddire l’altra… Vediamo di capire. Il rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes) fotografa un’Italia dove crescono i redditi, ma dove 5,4 milioni di persone vivono in povertà assoluta (l’8% delle famiglie). La spiegazione risiede nell’evidente spaccatura tra il Centro-Nord e il Sud, con il Meridione che registra la maggioranza degli indicatori sotto la media nazionale. Mentre infatti tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia.
Inoltre, dal rapporto emerge che più della metà dei 25-44enni poco istruiti del Mezzogiorno sono a rischio di povertà. Tra le persone di 25 anni e più con al massimo la licenza media il rischio di povertà è oltre 3,5 volte quello dei coetanei laureati (rispettivamente 25,9% e 7,1%). I 25-44enni del Mezzogiorno con al massimo la licenza media sono a rischio di povertà in oltre la metà dei casi (51,8%). La povertà sale di 2,4 punti percentuali dal 2014 al 2025.
E, a proposito di questo, la legge di bilancio da 23,5 miliardi effettuata dal ministro Giorgetti va in Cdm tra domani e mercoledì, con circa 9 miliardi destinati ai salari dei giovani, alla sanità, alle donne e a un possibile taglio Irpef.
Giorgio Cavalli
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