Mio caro diario

Il fine settimana si è chiuso nel segno del centrosinistra. Cominciamo da Matteo Renzi, che ha chiuso la Leopolda con un suo marcato intervento. Il leader di Italia Viva, a quanto pare, ha cambiato idea, visto che mentre qualche giorno fa asseriva di non aver bisogno di dare “assicurazioni” a Giuseppe Conte per quanto riguarda l’alleanza progressista in vista delle elezioni del 2027, alla chiusura della kermesse ha invece deciso di darle. La premessa al pacchetto di richieste è un patto alla tedesca, che garantirebbe la solidità dello schieramento. La prima “assicurazione” è che “Matteo Salvini non vada più al Viminale”; la seconda “che Giorgetti non vada più in Consiglio dei Ministri” e l’ultima che “non staremo mai dalla parte di Donald Trump”. Poi, sull’Ucraina: “Non si svende, si difende. Senza armi non ci sarebbe più Kiev. Su questi temi non abbiamo paura di nessuno”. E su Liliana Segre: “sempre fiero di essere dalla sua parte”. Ai riformisti di FI: “Il mio è un appello, lasciatela. Le porte sono aperte, venite a darci una mano”. Su Giorgia Meloni: “O va al Quirinale o a casa. O ci diamo una mossa o lei vince. Se Pd, centrosinistra e Cinque stelle stanno insieme la partita è chiusa. Vinciamo”.

Elly Schlein nel frattempo mena fendenti a destra, verso Giorgia Meloni, e a sinistra, nei confronti degli alleati della coalizione. Sulla premier: “Vai a casa. In quattro anni non hai fatto nulla, un’occasione sprecata, visti i numeri di cui la maggioranza gode in Parlamento.”

Ai suoi alleati: “Uno non vale uno. Il Pd fa il doppio dei voti degli altri”, e in tutti i paesi europei a guidare l’alleanza “è il partito più forte”. Sottolinea di aver acconsentito a sceglier e il candidato premier con le primarie perchè è quanto chiedeva Giuseppe Conte. Ma avverte: “Siamo generosi, non ingenui”.

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