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L’Iran è pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni se gli Stati Uniti allenteranno la pressione militare e revocano il blocco sui porti iraniani. Lo ha dichiarato un alto funzionario iraniano all’agenzia di stampa Reuters. Il funzionario ha aggiunto che la delegazione iraniana all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha piena autorità per riprendere i negoziati diplomatici con i funzionari statunitensi.

Paesi Golfo chiederanno a Trump stop escalation

II leader del Golfo Persico chiederanno al presidente americano Donald Trump, nell’incontro in programma oggi a New York, di evitare un’ulteriore escalation in Iran. A riferirlo e’ l’agenzia Bloomberg.
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman si sono incontrate prima della riunione con Trump, a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, per coordinare una posizione unitaria. E tutti ritengono che la guerra, che ha avuto conseguenze devastanti sull’economia della regione, debba finire.

Riad riapre l’oleodotto Est-Ovest

L’Arabia Saudita ha riaperto l’oleodotto Est-Ovest e dovrebbe presto riprendere le esportazioni di petrolio dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Lo ha riferito la Reuters citando tre fonti informate. Riad aveva chiudo l’oleodotto e sospeso le partenze delle petroliere dal porto di Yanbu il 13 settembre, in seguito ad attacchi con droni. La ripresa delle forniture ha avuto immediato impatto sui mercati petroliferi, con i futures sul greggio Brent scesi di oltre 2 dollari al barile, al livello più basso dall’8 settembre.

Kiev ancora sotto le bombe

Mentre Trump dalle Nazioni Unite chiede a Putin di “metter fine alla guerra”, la Russia bombarda ancora Kiev e colpisce magazzini e distributori di benzina. Il popolo ucraino tra missili e infrastrutture danneggiate si prepara così ad affrontare il quinto inverno consecutivo di guerra totale tra blackout energetici e scaffali vuoti nei supermercati.
Intanto Zelensky in un’intervista al Wall Street Journal rivendica la distruzione del 45 per cento delle infrastrutture energetiche della Russia. Sempre più spesso infatti raffinerie di petrolio sono state l’obiettivo di sciami di droni ucraini in territorio russo ben oltre il confine tra i due paesi. “Se rispondiamo sulle raffinerie, non avranno abbastanza diesel”, dice il leader di Kiev a margine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Nella notte droni russi hanno colpito magazzini e distributori di benzina in due quartieri di Kiev: Solomianskyi, dove è scoppiato un incendio nei pressi di una società di trasporti, e Holosiivskyi. Lo riferisce il sindaco della capitale ucraina, Vitaliy Klitschko. Non è ancora chiara l’entità dei danni.

Zelensky: “Distrutto il 45% delle infrastrutture energetiche russe”

L’Ucraina è riuscita a distruggere “il 45% delle infrastrutture” energetiche russe. Lo ha affermato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, intervistato dal Wall Street Journal a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Se rispondiamo sulle raffinerie, non avranno abbastanza diesel”, ha spiegato Zelensky.

Il presidente ucraino è poi intervenuto sul tema del sostegno cinese a Mosca e ha affermato di ritenere che Pechino “stia usando le sue tecnologie con la Russia non perché sono grandi amici, fratelli e sorelle, ovviamente no”. “Tutto è molto pragmatico”, ha osservato Zelensky, “perché avranno bisogno di questa esperienza da qualche parte”.

“Le nostre vite sono più importanti del prezzo dell’energia”, ha sottolineato Zelensky, secondo il quale “la situazione sul campo di battaglia non è un successo per Putin”. “È vero che non sta vincendo ma è vero anche che non sta perdendo, perché per lui le vite umane non sono da considerare una perdita”, ha proseguito il presidente ucraino, “non sta vincendo perché sul campo di battaglia non si sta muovendo quasi niente. La sua società sta perdendo gente e denaro e tutto per nulla, solo per 100 chilometri tra noi”.

Attacco russo a nave mercantile, ucciso il capitano

Un attacco russo a una nave mercantile nel porto di Odessa, nel Mar Nero meridionale ucraino, ha causato la morte del capitano dell’imbarcazione. Lo ha riferito Oleg Kiper, governatore della regione.

“Il nemico ha preso di mira una nave mercantile battente bandiera di Antigua e Barbuda”, ha dichiarato Kiper, “il capitano della nave, un cittadino ucraino, è stato ucciso”.

La nave stava navigando nel Mar Nero quando è stata attaccata, ha fatto sapere l’Autorità portuale marittima ucraina. Almeno 226 navi, tra civili e mercantili, sono state colpite nel Mar Nero da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, secondo i dati della Camera di commercio marittimo turca.

Il 70% di questi attacchi, ovvero 163, si è verificato nei primi otto mesi di quest’anno. La Turchia ha inviato una proposta a Russia e Ucraina per porre fine alle operazioni contro le navi civili ma i due Paesi in guerra non hanno dato seguito alla richiesta.

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