Mio caro diario

Caro diario, riassumo per o posteri quello che è accaduto ieri, martedì 22 settembre, nell’ambito della faticosa e complessa politica italiana. Per cominciare auguti all’ex 5s Di Battista, reduce dal suo “malore” a Cuba, che ieri si è fatto finalmente vedere su La7. Camicia celeste, eloquio fluente, capelli ancora cortissimi con l’inquadratura che non nasconde la cicatrice dell’operazione alla sommità della fronte, l’ex parlamentare consegna a un breve video trasmesso in apertura della puntata di stasera di diMartedì i suoi ringraziamenti ai medici di Cuba che lo hanno curato. “Tornerò prestissimo, anche perché mi va di raccontare qualche che mi è accaduto, e anche quello che sta accadendo a Cuba. Mi sento meglio, mi sento piu’ in forze, ogni giorno mi sento meglio. Avremo tempo di parlare di tanti argomenti”. Ha ringraziato in particolare Giovanni Floris “per lo spazio che mi ha sempre dato e che mi dà e per la libertà, totale, che mi ha sempre concesso di dire tutto quello che ho sempre ritenuto opportuno e doveroso dire”.

La premier Giorgia Meloni, davanti alle telecamere del programma “5 minuti” e a un Bruno Vespa ammaccato dopo un incidente domestico, ha affermato di non aver letto le frasi del Presidente della Repubblica Mattarella sulla necessità di integrazione etnica nelle scuole come un’iniziativa contro il governo, e ha ricordato un precedente.

“Quando il Presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”, ha aggiunto la premier, riferendosi alla circolare n.205 del 1990 dell’attuale capo dello Stato e allora ministro che raccomandava di distribuire gli studenti stranieri tra le classi e di non superare cinque alunni dello stesso gruppo linguistico.

Nella bufera ci è finito Roberto Vannacci, il fumantino leader di Futuro Nazionale, il quale, credendo di essere spiritoso, a domanda di una giornalista di Sky ha risposto che “Tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna”. L’improvvida affermazione ha scatenato la reazione delle donne del centrosinistra, con una protesta in minigonna, a Palazzo Madama, come “gesto di libertà”, per rivendicare “il diritto a pensare liberamente e a scegliere”, non solo un vestito, ma un destino.

“Pensiamo che sia importante oggi ribadire all’onorevole Vannacci e anche al ministro Tajani che le donne in questo Paese hanno il diritto di vestirsi come credono, hanno il diritto di pensare liberamente, hanno il diritto di non chiedere permesso, hanno il diritto all’ambizione”. Anche le scuse e le precisazioni dell’ex generale e del titolare della Farnesina non sono abbastanza per le senatrici – tra queste l’organizzatrice della protesta Raffaella Paita, Susanna Camusso, Cecilia d’Elia, Valeria Valente, Simona Malpezzi e Cristina Tajani.

Giorgio Cavalli

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