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La Francia sta lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU volta a sbloccare lo Stretto di Hormuz; lo ha riferito una fonte diplomatica ai giornalisti. “La Francia intende collaborare con gli americani e i propri partner a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che garantisca la libertù di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato la fonte. Lo scorso aprile, Russia e Cina avevano posto il veto su una bozza di risoluzione – promossa dal Bahrein e sostenuta dai Paesi del Golfo e dagli Stati Uniti – che chiedeva già lo sblocco dello Stretto di Hormuz.

Intanto i combattenti antigovernativi Houthi nello Yemen devono “cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi” contro il trasporto marittimo: è quanto hanno sollecitato i ministri degli Esteri del G7 in un comunicato diffuso a margine dell’Assemblea generale dell’ONU.

“Le loro azioni riprovevoli delineano una pericolosa traiettoria di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di generare instabilità economica su scala globale”, hanno aggiunto, ribadendo “la necessità assoluta di garantire una sicurezza marittima permanente, nonché i diritti e le libertà di navigazione in tutto il mondo”.

Il G7 ha inoltre esortato l’Iran a porre fine alla fornitura di armi e al sostegno ai ribelli sciiti.

La ripresa delle ostilità in Yemen, dove gli Houthi filo-iraniani hanno consolidato il controllo sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb, sta già incidendo pesantemente sulle esportazioni saudite, causando un forte calo del traffico nell’area.

Questo passaggio, che collega l’Europa all’Asia attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez – rotta già molto frequentata prima della guerra in Medio Oriente – è diventato ancora più cruciale per l’Arabia Saudita (primo esportatore mondiale di greggio) da quando l’Iran blocca lo stretto di Hormuz, situato sul versante opposto della penisola arabica.

Lo Yemen, paese confinante con l’Arabia Saudita, è stato trascinato a luglio nel conflitto regionale scatenato dall’offensiva statunitense-israeliana contro l’Iran alla fine di febbraio.

All’inizio di settembre, gli Houthi hanno lanciato una vasta offensiva, impadronendosi dell’intero litorale yemenita affacciato sul Mar Rosso, compreso lo stretto di Bab el-Mandeb. “Continueremo in futuro a sostenere il governo legittimo dello Yemen e ribadiamo il nostro forte impegno a favore dell’unità, della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dello Yemen”, sottolineano i ministri del G7 (Germania, Canada, Italia, Giappone, Regno Unito).

Il G7 auspica di evitare perturbazioni durature alle catene di approvvigionamento globali nei settori dell’energia, dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari. La Francia è pronta a lavorare alla “messa in sicurezza” delle infrastrutture energetiche saudite prese di mira dagli Houthi, adottando un “approccio strettamente difensivo”, aveva annunciato in precedenza una fonte diplomatica.

La lettera di Kaja Kallas ai ministri della Difesa Ue

L’Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Kaja Kallas ha inviato una lettera ai ministri della Difesa dei 27 stati dell’Unione Europea sollecitando un maggiore impegno per contrastare la minaccia degli Houthi nel Mar Rosso. Nella lettera che AGI ha potuto visionare, Kallas ha descritto la situazione nell’area: “La leva che gli Houthi hanno acquisito sullo Stretto di Bab el-Mandeb con la conquista del porto di Mocha, dell’isola di Perim e delle isole Hanish rappresenta una seria minaccia per la sicurezza marittima attraverso un’importante rotta di transito internazionale. – scrive la Rappresentante – Questa situazione, che è tuttora in evoluzione, sta già avendo ripercussioni sugli interessi europei, con ripercussioni sulle nostre catene di approvvigionamento e potrebbe avere implicazioni sulla nostra capacita’ di sostenere le nostre economie, già colpite dall’aumento dei prezzi del carburante”.

“Al momento, sebbene gli Houthi comunichino di voler colpire solo gli interessi legati all’Arabia Saudita, permangono incertezze sulle loro azioni nei confronti delle navi che transitano attraverso lo Stretto. – per questo esorta Kallas – La situazione può evolvere rapidamente e in modo imprevedibile. Pertanto, dobbiamo agire per affrontare questa nuova minaccia”.

E poi l’invito ai ministri di sfruttare “le prossime riunioni della Commissione FAC sulla Difesa e della Commissione FAC di settembre e ottobre, per suggerire possibili azioni che l’UE possa intraprendere per affrontare questa importante sfida”.

Nei giorni scorsi era stato il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto a sollecitare un intervento in questo senso proprio all’Alto Rappresentante con una lettera. Nella comunicazione Kallas richiama gli stati: “abbiamo bisogno di risorse navali e aeree più numerose e ben equipaggiate per affrontare il crescente livello di minacce, comprese maggiori capacità di protezione ravvicinata”.

“Al momento, Eunavfor Aspides continua a sostenere la libertà di navigazione attraverso Bab el-Mandeb grazie alle risorse fornite dagli Stati membri. Tuttavia, nell’attuale contesto di maggiore sicurezza, dobbiamo essere in grado di aumentare sostanzialmente la nostra presenza per garantire che l’Operazione possa adempiere pienamente al suo mandato. – conclude Kallas – In gioco c’è il nostro obiettivo principale di proteggere i nostri interessi di sicurezza e prosperità, nonché la nostra credibilità come fornitore di sicurezza”.

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