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Sale la tensione tra Germania e Russia. Le sedi del Goethe-Institut in Russia saranno chiuse. Mosca risponde così alla decisione della Germania di chiudere il Centro Culturale Russo di Berlino. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante una conferenza della società russa Znanie a margine dell’XI Forum Economico Orientale.

Recentemente Berlino aveva accusato formalmente la Russia per il tentato attacco con droni esplosivi avvenuto all’aeroporto di Lipsia, definendo l’accaduto un atto di guerra ibrida sul suolo tedesco.

Parlando della chiusura del centro russo a Berlino, Lavrov ha accusato quindi i tedeschi di “compiere deliberatamente un passo che significa definitivamente la fine della loro presenza culturale nella Federazione Russa, che era rimasta nonostante il peso delle vicissitudini ucraine nei nostri rapporti con l’Occidente”. I Goethe-Institut sono i centri culturali ufficiali della Germania. Diffusi in tutto il mondo stimolano il dialogo artistico, e sociale tra la repubblica federale e i paesi ospiti tramite dibattiti e mostre. Inoltre promuovono l’apprendimento della lingua tedesca.

La Russia non avvierà, tuttavia, un declassamento delle relazioni diplomatiche con la Germania, ma ci si possono aspettare passi in tal senso da parte tedesca. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov all’agenzia di stampa Vesti assicurando che “non sarà Mosca a prendere l’iniziativa”. “D’altra parte, ovviamente i tedeschi sono capaci di qualsiasi passo assurdo”.

La Russia sta preparando “attivamente” operazioni di sabotaggio contro la Danimarca, in particolare contro la sua industria della difesa. Lo ha dichiarato ai media locali il capo del controspionaggio danese, secondo il quale “è di fondamentale importanza che l’industria della difesa, in generale, adotti le necessarie misure di sicurezza per proteggersi”.

“Molti attori del settore stanno già lavorando attivamente in tal senso” ha detto Emil Graesholm, capo del controspionaggio del Servizio di sicurezza e intelligence danese. Già nel 2024, i servizi avevano segnalato un’intensificazione della minaccia russa contro la Danimarca per il suo sostegno all’Ucraina.

Secondo Graesholm, i servizi di sicurezza russi stanno cercando di reclutare “cittadini danesi del tutto normali”. Queste missioni possono consistere nello scattare foto, esaminare e redigere rapporti sulle condizioni di accesso e sicurezza intorno a una struttura.

Il nuovo ‘volto’ della guerra ibrida del Cremlino contro l’Europa

 La guerra ibrida della Russia contro l’Europa sta cambiando natura. Per Nato e Unione europea la minaccia di Mosca ha ormai raggiunto un nuovo livello e il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia, attribuito dalla Germania ad agenti russi, rappresenta un salto di qualità. “Gli europei devono fare i conti con la dura verità che questa è la nuova normalità”, è l’avvertimento della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Un allarme che arriva fino all’Italia, dove il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non esclude tentativi russi di interferire nelle prossime elezioni e invita ad “alzare la guardia” anche contro possibili attacchi ibridi. Gli italiani, assicura, “non si faranno condizionare”, ma il tentativo di influenzare il voto “ahimè ci sarà”. Una posizione che provoca la reazione dell’altro vicepremier Matteo Salvini, che denuncia una crescente “ansia anti-russa” in Europa, pur precisando di non riferirsi direttamente al collega di governo.

Il caso che ha fatto scattare l’allarme ai massimi livelli di Nato e Ue è quello della Germania. Berlino ha attribuito a Mosca il tentato attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia del 4 agosto. E uno dei due sospettati fermati è entrato in Ue grazie a un visto italiano ottenuto a Minsk, ma l’uomo non è mai transitato per il territorio italiano. È quanto emerge dagli accertamenti urgenti che sono stati svolti in queste ultime ore. Tajani ha annunciato i controlli per verificare come sia stato concesso quel visto. Ma diversi Paesi europei, guidati da Baltici e Polonia, chiedono una stretta sui cittadini russi e bielorussi.

Von der Leyen ha definito l’attacco a Lipsia “una nuova escalation sul territorio dell’Unione europea, direttamente attribuita alla Russia”, inserendolo in “un quadro più ampio di incidenti sempre più pericolosi”: incursioni nello spazio aereo europeo, droni capaci di paralizzare gli aeroporti e interferenze contro le infrastrutture critiche. Per l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, “non è un caso isolato”. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha parlato di una Russia diventata “sempre più sconsiderata”. L’Alleanza ha registrato “un numero crescente di droni e missili” entrati nello spazio aereo lungo il fianco orientale e un aumento delle “attività ostili” contro il territorio degli Alleati, dagli incendi nelle fabbriche che producono equipaggiamenti militari per Kiev alle operazioni di sabotaggio. “I pericoli posti dalla Russia sono evidenti”, ha avvertito Rutte. “Se la Russia pensa che saremo divisi dalla minaccia si sbaglia. La nostra unità è incrollabile”.

Diversi Paesi dell’Ue hanno convocato i rispettivi ambasciatori russi. Quasi tutti hanno condiviso la necessità di adottare nuove sanzioni contro la Russia. È in questo clima che a Wicklow, località fuori Dublino dove si sono riuniti informalmente i ministri degli Esteri dell’Ue, la guerra ibrida è diventata uno dei temi centrali. Per diversi capi della diplomazia europea queste operazioni sono ormai “ibride” solo nella definizione: nella sostanza si avvicinano sempre più ad attacchi diretti contro i Paesi dell’Unione.

Ed è qui che l’allarme arriva direttamente all’Italia. “Non escludo che possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei Paesi dell’Unione europea”, ha avvertito Tajani parlando con i giornalisti sotto la pioggia irlandese. Mosca, secondo il titolare della Farnesina, potrebbe cercare di condizionare il voto nei Paesi chiamati alle urne e per questo bisogna “vigilare” e “intervenire in anticipo”. Al termine della riunione Tajani è tornato sul tema, precisando però di essere convinto che gli italiani “non si faranno condizionare dai russi al voto”. “Certamente i cittadini italiani non si faranno condizionare, però il tentativo ahimè ci sarà perché è noto, basta leggere qualche libro di storia per capire che cos’è la disinformatia”, ha spiegato. L’obiettivo, secondo il ministro, può essere quello di “rendere meno governabile l’Europa” o di favorire “partiti antieuropeisti amici della Russia” capaci di “mettere i bastoni fra le ruote a una politica di sicurezza europea”.

Una risposta indiretta a Salvini che aveva però preso le distanze dall’allarme. “Non so se il collega Tajani ha altre informazioni, ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io da vicepresidente del Consiglio”, aveva affermato. Per Salvini non bisogna “mancare di rispetto all’intelligenza e alla libertà di scelta degli italiani”, che “non hanno mai votato per influenze russe, cinesi, americane, israeliane, palestinesi”. E ha escluso di temere che “questa notte i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca”. Secondo Tajani, tuttavia, neppure l’Italia può considerarsi al riparo da operazioni ibride più dirette. “Io non escludo mai nulla. Quando c’è un pericolo bisogna alzare la guardia per evitare che il pericolo diventi concreto”, ha risposto a chi gli chiedeva se anche il nostro Paese possa diventare obiettivo di attacchi analoghi a quelli denunciati dalla Germania.

A legare ancora più direttamente il caso Lipsia all’Italia c’è poi il visto turistico italiano che sarebbe stato concesso a uno dei due sospettati. Tajani ha annunciato che “verranno fatti dei controlli”. “Ci sono delle condizioni e dei criteri per la concessione del visto, se non ci sono alert per la sicurezza viene concesso. Ma ci sarà un’inchiesta per fare le verifiche”, ha assicurato. Il caso dimostra, secondo il ministro, quanto possano essere difficili da prevenire le nuove minacce: Paesi non alleati possono utilizzare “anche persone magari che sono incensurate, che non hanno alcun sospetto”.

Se fosse confermato che uno dei sospettati di Lipsia è entrato nell’area Schengen attraverso un visto turistico, “dimostrerebbe molto chiaramente che i visti sono uno strumento utilizzato da persone che intendono arrecare danno all’Unione europea per entrare nell’Ue”, ha avvertito l’Alta rappresentante Kaja Kallas. “Dobbiamo davvero limitare il rilascio dei visti”, ha affermato la responsabile della diplomazia europea, ricordando che diversi ministri hanno sollevato la questione durante la discussione sull’Ucraina.

Hegseth proroga le missioni militari Usa in Medio Oriente fino al 2027

La guerra in Iran potrebbe continuare anche nel 2027. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth ha deliberato la proroga delle missioni militari in Medio Oriente fino al prossimo anno. Lo rivela il Wall Street Journal, facendo notare che quando gli Stati Uniti hanno lanciato la loro offensiva contro l’Iran sei mesi fa, lo stesso segretario alla Difesa aveva promesso un colpo rapido e decisivo che avrebbe evitato un lungo e protratto conflitto.

Ora – sottolinea il giornale americano – invece, sta silenziosamente estendendo il dispiegamento delle truppe, un segnale che il conflitto potrebbe protrarsi fino al prossimo anno, secondo fonti a conoscenza dei fatti. Secondo quanto riferito da alcune fonti, si tratta di una strategia militare a lungo termine, concepita per offrire al presidente Trump diverse opzioni in vista della guerra.

Intanto Trump torna a rivendicare l’azione americana contro Teheran. “In Iran abbiamo distrutto molto”, ha affermato il presidente Usa, durante un evento alla Casa Bianca, sottolineando che in questa guerra gli Stati Uniti “stanno aiutando il Medio Oriente, Israele e noi stessi”. Nel suo discorso, Trump ha ribadito che l’Iran avrebbe cercato di “distruggere Israele” e successivamente minacciato Europa e Stati Uniti

“Gli Usa controllano lo Stretto di Hormuz”, sostiene il tycoon alla Casa Bianca, durante l’incontro con i candidati repubblicani alle midterm. Il presidente Usa ha aggiunto che “molte navi petrolifere stanno attraversando lo Stretto”, mentre per quanto riguarda la situazione della Repubblica Islamica ha detto che la sua situazione “non è affatto buona, è solo questione di tempo”.

“L’assistenza russa all’Iran non ostacola la capacità degli Stati Uniti di agire per proteggersi”, dichiara il segretario di Stato Marco Rubio parlando in un’intervista al programma The Brian Kilmeade Show di Fox News Radio.

“Nulla di ciò che qualcuno sta fornendo all’Iran ostacola in alcun modo la nostra capacità di agire come necessario per proteggere gli Stati Uniti,” ha detto Rubio, aggiungendo che Washington e Mosca “non erano allineate” sull’Iran, ma sottolineando che la Russia rimane fortemente concentrata sulla sua guerra in Ucraina. Nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin, durante un incontro con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, ha dichiarato che Mosca stava fornendo all’Iran equipaggiamenti e altra assistenza nel contesto della sua guerra con Washington.

Intanto emergono nuovi particolari sulla contesa dello Stretto di Hormuz, uno dei dossier più delicati (insieme al nodo sull’arricchimento dell’uranio) nel conflitto tra Usa e Iran. Martedì, l’esercito statunitense ha scortato 40 navi commerciali che trasportavano 18 milioni di barili di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, segnando un record dallo scoppio della guerra. Lo ha riportato la Cnn, citando due funzionari statunitensi a conoscenza dell’operazione, i quali hanno aggiunto che le forze Usa hanno colpito simultaneamente quasi 60 obiettivi militari iraniani intorno allo Stretto, inclusi siti di difesa aerea, sistemi radar, risorse marittime e capacità di posa mine.

La Cnn ha riferito, inoltre, che la maggior parte, se non tutte, delle 40 imbarcazioni hanno spento i loro transponder mentre attraversavano il corso d’acqua per evitare di essere scoperte

Nella notte l’esercito kuwaitiano ha dichiarato di aver intercettato un attacco missilistico e con droni proveniente dall’Iran. “Le difese aeree del Kuwait stanno attualmente contrastando attacchi missilistici e con droni ostili a seguito della vile aggressione iraniana”, ha scritto l’esercito su X.

Continuano i contatti tra gli Usa e i paesi del Golfo. Sul fronte diplomatico l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha incontrato lo scorso fine settimana il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, per discutere i prossimi passi sul conflitto con l’Iran. Lo ha riportato Axios, citando due fonti a conoscenza dell’incontro.

I colloqui si sono svolti in Sardegna mentre l’amministrazione Trump spinge per riaprire lo Stretto di Hormuz e intensificare la pressione economica su Teheran. Axios ha affermato che gli Emirati Arabi Uniti sono stati un partner chiave nello sforzo guidato dagli Stati Uniti per guidare le petroliere attraverso lo stretto ed è anche centrale nella campagna di Washington per isolare economicamente l’Iran.

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