Nuovo ‘scossone’ negli uffici del ministero della Cultura a guida Alessandro Giuli. Dopo le dimissioni, a novembre, del capo ufficio stampa Piero Tatafiore – poi richiamarlo come consigliere per le politiche di comunicazione e supporto strategico – nel mirino del ministro sono finiti il capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, ritenuto vicino al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, e la sua segretaria particolare Elena Proietti Trotti, responsabile umbra del dipartimento Turismo di Fratelli d’Italia.
A far scattare i decreti di revoca sarebbe stato, per il primo, il caso dei mancati finanziamenti al docufilm su Giulio Regeni, definito “inaccettabile” nei giorni scorsi dallo stesso Giuli. Mentre Proietti pagherebbe il fatto di non essersi presentata in aeroporto, mancando una missione del ministro a New York. La notizia, in un primo tempo riportata da alcune testate online, è stata indirettamente confermata dal ministro Francesco Lollobrigida, titolare dell’Agricoltura e capo delegazione di FdI al governo: “Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei Governi che ci hanno preceduto. Il Gabinetto”, spiega Lollobrigida in una nota, “deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal Ministro, a un rapporto di totale sintonia. Anche per questo la legge consente modifiche basate esclusivamente sul rapporto fiduciario nell’incarico specifico. Sono certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee a ricoprire i ruoli in linea con il presupposto fiduciario, oltre che di competenza, che è proprio, lo sottolineo, degli uffici di diretta collaborazione. Per quanto riguarda il dottor Emanuele Merlino e la dottoressa Elena Proietti”, conclude l’esponente FdI, “ritengo sapranno essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale poiché la loro esperienza e capacità è, per quanto mi riguarda, indiscussa”.
Parole che arrivano dopo le voci su una presunta “resa dei conti”, per dirla con le opposizioni, tra le varie anime dei partiti di maggioranza. “L’elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai è lungo”, commenta il responsabile Cultura della segreteria Pd, Sandro Ruotolo. “Non è più una somma di episodi isolati. È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione”, afferma l’esponente dem. “Tutto questo dentro Fratelli d’Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l’uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani”.
Per il deputato M5s Gaetano Amato, “al ministero della Cultura va in scena l’ennesimo capitolo del regolamento di conti interno alla maggioranza: il ministro commissariato commissaria a sua volta la lunga mano del commissario Fazzolari. Una resa di conti”, aggiunge il Cinque Stelle, “che certifica il livello di caos e di conflittualità che attraversa il governo Meloni”.
Durissimo, infine, Matteo Renzi. “Nelle ultime settimane il ministro Giuli ha dimostrato tutta la propria arrogante incompetenza”, scrive il leader di Iv sui social, “e dopo essere riuscito a farsi dare dell’assenteista persino da uno come Salvini, dopo aver dichiarato guerra al cinema e agli intellettuali, dopo aver mandato i commissari ovunque a cominciare da Venezia, Giuli oggi licenzia i suoi collaboratori. Che peraltro lui stesso aveva scelto”, aggiunge il leader Iv che conclude: “In questa furia distruttiva a Giuli, cavallo scosso di un palio inutile, rimane solo un ultimo gesto da compiere: licenziare se stesso, non gli altri. Si dimetta subito questo ministro incompetente e porti la sua tracotante incapacità lontano dal Collegio romano. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio”.
Filippo Borsani
Lascia un commento