Raid News 24

Dopo le elezioni di medio termine, si sono allargate ulteriormente le divergenze nell’amministrazione Trump sull’approccio da adottare nei confronti dell’Iran. È quanto riferiscono fonti ben informate alla Nbc. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, riferisce l’emittente, starebbe spingendo per una nuova campagna militare su vasta scala entro le prossime otto settimane, ovvero prima che, a gennaio, si insedi il nuovo Congresso, controllato dai Democratici.

Gli obiettivi dei possibili raid includerebbero le installazioni nucleari e le infrastrutture petrolifere della Repubblica Islamica. Il vicepresidente JD Vance, invece, riterrebbe controproducente riprendere gli attacchi e preme per una ripresa dei negoziati. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non avrebbe ancora assunto alcuna decisione in materia, aggiunge Nbc.

Vance, da parte sua, riferisce Axios, negli ultimi giorni ha avuto colloqui quasi quotidiani con i mediatori di Qatar e Pakistan, ai quali ha proposto di riprendere i negoziati con Teheran in forma diretta. “Trump sta lasciando che la diplomazia prosegua, sebbene le forze Usa restino pronte a nuovi attacchi”, aggiunge Axios. I progressi nei negoziati, avverte la testata Usa, sono pero’ “lenti”.

L’esercito statunitense ha annunciato che offrirà una ricompensa di 20 milioni di dollari, “oltre alla possibilità di trasferirsi altrove”, a chiunque fornisca informazioni sul programma nucleare iraniano. Tali informazioni possono riguardare “le sue strutture, le sue attrezzature e il personale a esse associato”, ha precisato su X il comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom).

Trump conferma Hegseth: “Abbiamo vinto due guerre”

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato Hegseth alla guida della Difesa, allontanando le voci su un suo siluramento dopo il tracollo elettorale. “Guardate, abbiamo vinto due guerre. Abbiamo conquistato il Venezuela e abbiamo già portato via miliardi e miliardi e miliardi di dollari. E continueremo a portare via molti altri miliardi di dollari e andremo molto d’accordo”, ha dichiarato alla Cbs, rispondendo a una domanda sul futuro di Hegseth. “E potete chiamarlo territorio, potete chiamarlo come volete. Abbiamo vinto quella guerra in meno di un’ora”, ha aggiunto.

L’esercito iraniano ha dichiarato di essere “più forte” rispetto all’inizio della guerra in Medio Oriente, affermando di essere pronto a rispondere a qualsiasi attacco in modo “immediato” e “senza limiti geografici”, in seguito a recenti minacce statunitensi. “Le forze armate della Repubblica islamica si trovano oggi in uno stato di allerta più elevato e sono più potenti di quanto non fossero all’inizio della guerra”, ha affermato il portavoce dell’esercito, Mohammad Akraminia, citato dall’agenzia ufficiale Irna.

I Pasdaran: “pronti a modificare la dottrina nucleare”

I Guardiani della Rivoluzione Islamica in Iran hanno avvertito che sono pronti a modificare la propria “dottrina nucleare” in caso i vertici della Repubblica islamica lo decidessero. Come ha sottolineato il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebbi, all’agenzia di stampa Fars, l’Iran sta continuando a incrementare la gittata dei propri missili.

Se lo Stato decidesse di modificare la propria dottrina nucleare, verrebbero presi i preparativi necessari, ha aggiunto. Tema che aveva toccato anche la settimana scorsa quando aveva reso noto che i funzionari di Teheran stavano valutando possibili cambiamenti alla politica nucleare del Paese. Nessuna decisione era stata ancora presa, aveva precisato.

Petroliera in fiamme a Hormuz

Un incendio è scoppiato su una petroliera nella parte orientale dello Stretto di Hormuz. La petroliera ha urtato una mina mentre transitava in un’area “vietata”, hanno riferito i media iraniani citando la Marina, secondo la quale la nave aveva disattivato i propri sistemi di navigazione e ignorato i “normali avvertimenti”. Non si hanno notizie di eventuali vittime ma l’imbarcazione sarebbe attualmente ferma.

Il Qatar: i negoziati non sono falliti

I negoziati tra Stati Uniti e Iran non sono falliti, le due parti continuano a lavorare per giungere a un’intesa. Lo ha assicurato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, smentendo le notizie circolate. “Le affermazioni riguardanti le dichiarazioni del primo ministro e ministro degli Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, sui negoziati tra Stati Uniti e Iran – secondo cui le due parti non avrebbero raggiunto un accordo – sono prive di fondamento e costituiscono una deliberata distorsione delle sue parole”, ha affermato Al-Ansari su X.

“Il primo ministro ha chiaramente confermato che le due parti continuano a lavorare per giungere a un’intesa e che i mediatori qatarioti mantengono uno stretto coordinamento con entrambe le parti per sostenere i negoziati in corso”, ha aggiunto il portavoce, notando che “tali affermazioni servono solo a coloro che mirano a perpetuare la guerra e a destabilizzare la regione”.

Guerra russo-ucraina: Berlino gela Zelensky, stop a forniture per Patriot.

Doccia fredda su Zelensky da Berlino. Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius in un’intervista al gruppo mediatico Funke ha spiegato che la Germania non può più fornire all’Ucraina sistemi di difesa aerea Patriot a causa del rischio di creare falle critiche nelle proprie difese. “Le forniture, in particolare dei sistemi Patriot, si stanno rivelando difficili. La Germania ha già consegnato diversi sistemi e un gran numero di missili guidati. Non possiamo fare di più in questo momento. Qualsiasi cosa consegnassimo ora non potrebbe essere rimpiazzata per un certo periodo di tempo, e questo creerebbe delle falle nelle nostre difese che non possiamo permetterci”, ha affermato il ministro della Difesa tedesco.

Altri Paesi, ha osservato Pistorius, “hanno fatto molto meno” di Berlino, che si aspetta che i suoi alleati intensifichino i loro sforzi. “Dobbiamo avere una discussione molto seria su questo argomento alla prossima riunione del Gruppo di contatto sull’Ucraina a metà novembre”, ha dichiarato il ministro tedesco, secondo il quale ci sono poche possibilità di un cessate il fuoco in Ucraina nel prossimo futuro. La Germania è il principale donatore dell’Ucraina. Dall’inizio dell’invasione russa, Berlino ha fornito a Kiev aiuti umanitari per un valore di circa 43,3 miliardi di euro e aiuti militari per un valore di 57,6 miliardi di euro.

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha affermato di aspettarsi “più sostegno” dal nuovo Congresso degli Stati Uniti, dopo le elezioni di medio termine che hanno visto i Repubblicani incassare una pesante sconfitta. “Ho sentito da persone nuove che entreranno nel Congresso, e anche dal Partito Democratico, che stanno dalla nostra parte”, ha dichiarato Zelensky alla Cnn, “non cercano di bilanciarsi tra noi e la Russia, non hanno paura di dire che la Russia è l’aggressore, non vogliono cedere la nostra terra a Putin”. “Credo, sulla base di ciò, che ci aspettiamo ancora più sostegno, ovviamente”, ha concluso il presidente ucraino.

Raid aerei russi, blackout a Kiev

Nuovi e “massicci” raid aerei russi hanno preso di mira le infrastrutture energetiche in Ucraina appena due ore dopo che il presidente Volodymyr Zelensky aveva avvertito che la Russia si stava preparando a un altro attacco su larga scala contro le infrastrutture del paese.e hanno causato blackout in cinque regioni. Lo ha dichiarato il ministero dell’Energia ucraino. “I consumatori nelle regioni di Dnipropetrovsk, Donetsk, Kiev, Zhytomyr e Kharkiv sono attualmente senza elettricità. Sono stati causati danni significativi alle reti di trasmissione e distribuzione”, si legge nel comunicato, che non specifica il numero di famiglie colpite dalle interruzioni.

Droni ucraini attaccano Saratov, raffineria in fiamme

La raffineria di Saratov, una delle più vecchie ancora in funzione in Russia, è in fiamme dopo un attacco di droni ucraini in più ondate. Lo riferisce il canale bielorusso indipendente Nexta, secondo il quale una vasta coltre di fumo nero sta avvolgendo la città nel Sud Ovest russo. L’agenzia statale russa Tass si è limitata a riferire che sono state attaccate “infrastrutture civili” a Saratov e ha segnalato la presenza di “vittime”, non si sa ancora se morti o feriti. In seguito a un altro attacco ucraino, un vasto rogo ha poi divorato 8 mila metri quadri di un magazzino che custodiva oli e polimeri a Rostov-sul-Don, conferma il ministero russo delle Situazioni di Emergenza. Un impianto industriale è stato inoltre danneggiato a Oryol. Si tratterebbe, secondo alcuni media, di uno stabilimento Proton che produce componenti elettronici. Esplosioni e attività di contraerea sono state segnalate anche a Belgorod.

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