La zoppa avvelenata…

Lame duck, anatra zoppa. Il presidente Donald Trump entra nella seconda metà del suo mandato con un Congresso decisamente più ostile e con margini di manovra politica molto più ridotti. Le elezioni di Midterm hanno consegnato ai democratici il controllo del Senato e della Camera. Un risultato che apre una nuova fase della presidenza e alimenta il dibattito sul possibile indebolimento del presidente, sempre più esposto al rischio di essere considerato una lame duck, ovvero un presidente politicamente indebolito o ormai prossimo alla fine del mandato.

L’espressione lame duck nasce nell’Inghilterra del XVIII secolo nel linguaggio della Borsa, dove veniva utilizzata per indicare gli operatori insolventi, incapaci di far fronte ai propri debiti. Il riferimento era a un’anatra ferita, costretta a muoversi con difficoltà e quindi più vulnerabile. Il termine si diffuse successivamente nella politica statunitense, assumendo il significato di titolare di una carica pubblica il cui potere è destinato a esaurirsi. Secondo la ricostruzione del sito della Camera dei Rappresentanti americana, il termine entrò nel linguaggio politico statunitense negli anni Trenta dell’Ottocento, per indicare i politici sconfitti alle elezioni o prossimi a lasciare l’incarico.

Dagli anni ’90, l’anatra zoppa è diventata una presenza comune a Washington. Bill Clinton affrontò nel 1994 una pesante sconfitta alle elezioni di midterm, con un consenso personale sceso al 37%. La consultazione passò alla storia come la “rivoluzione repubblicana”: il Grand Old Party conquistò 54 seggi alla Camera e otto al Senato, interrompendo il controllo democratico del Congresso. La battuta d’arresto segnò la fine del progetto di riforma sanitaria dell’amministrazione Clinton e favorì uno spostamento dell’agenda politica verso posizioni più conservatrici. La sconfitta, tuttavia, non compromise la sua rielezione nel 1996. Lo stesso accadde a Ronald Reagan, il cui partito aveva perso il controllo del Senato nelle midterm del 1986: entrambi furono riconfermati alla Casa Bianca.

George W. Bush subì invece una pesante sconfitta nel 2006, quando i democratici conquistarono il controllo di entrambe le Camere, per la prima volta in dodici anni. A pesare furono soprattutto l’insoddisfazione per la guerra in Iraq e le difficoltà politiche dell’amministrazione. Anche Barack Obama dovette fare i conti con un Congresso ostile nella seconda parte della presidenza. Dopo la sconfitta alle midterm del 2010, quando i repubblicani conquistarono la Camera, nel 2014 perse anche il controllo del Senato, consegnando così ai conservatori entrambe le Camere. Le difficoltà parlamentari non gli impedirono, tuttavia, di essere rieletto nel 2012. L’ultimo presidente a entrare nella fase di transizione da lame duck è stato Joe Biden.

Cosa può ancora fare Trump

Essere un’anatra zoppa non significa essere privo di poteri. Trump resta presidente fino al 20 gennaio 2029 e conserva importanti prerogative in materia di politica estera, immigrazione e gestione dell’amministrazione federale. Può continuare a emanare ordini esecutivi, nei limiti stabiliti dalla legge, e utilizzare il potere di veto sulle leggi approvate dal Congresso.

Un Senato controllato in tale proporzione dai democratici può però ostacolare la conferma delle nomine presidenziali, la schiacciante maggioranza democratica alla Camera può rafforzare i poteri di indagine dell’opposizione. Il Congresso può inoltre condizionare le politiche della Casa Bianca attraverso le decisioni sui finanziamenti federali. Per superare un veto presidenziale servono i due terzi dei voti in entrambe le Camere, secondo il National Archives.

Il risultato è un possibile aumento dello scontro istituzionale, ma non necessariamente l’immobilismo. Trump conserva strumenti per portare avanti le proprie politiche, anche se potrebbe essere costretto a negoziare maggiormente con l’opposizione. La definizione di lame duck indica dunque un indebolimento politico, non la fine dei poteri presidenziali.

Giorgio Cavalli

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