Caro diario, fatti salvi il mio cordoglio e la mia tristezza per i nostri valorosi italiani morti nel crashdown di un elicottero in Bosnia, questo ultimo venerdì di ottobre il mio sguardo si sofferma su tre questioni che riempiono la cronaca italiana: lo sciopero generale e le manifestazioni, la Manovra del governo e la risposta della Cassazione alla questione ex-Ilva.
Cominciamo dallo sciopero generale per il carovita: per le questure sarà un venerdì ad alta tensione in più di 50 città italiane, per i cortei e le manifestazioni indetti dall’Usb in occasione dello sciopero generale contro il carovita e il riarmo. Si temono disordini soprattutto a Roma e Milano, ma la mobilitazione toccherà in modo massiccio anche Torino, Bologna e Napoli. Accanto agli studenti, sfilano oggi diverse categorie professionali: dagli operatori sociali ai camionisti e agli agricoltori, e poi pensionati, movimenti per la casa e realtà pro-Palestina. Sinceramente mi auguro che possano essere tutte manifestazioni pacifiche tanto quanto sono legittime, e che la maggioranza dei manifestanti riesca a tenere fuori i violenti dai cortei.
La Manovra economica. La maggioranza rivendica il lavoro fatto, “è una manovra seria”, mentre le opposizioni parlano di “manovretta piccola piccola” che guarda al prossimo appuntamento elettorale, e ipotizzano una mobilitazione entro fine anno per chiedere correttivi. Le prime bozze del testo, a quanto filtra, potrebbero essere disponibili già nel weekend. A pagare molte delle coperture pare saranno i soliti fumatori, con i prezzi che arriveranno a salire fino a 40 centesimi a pacchetto entro la prossima estate. Fumare fa male, soprattutto alle tasche…
Infine l’eterna vicenda dell’ex Ilva. La Cassazione conferma lo stop degli altiforni dell’area a caldo, rigettando così il ricorso contro la decisione della Corte d’Appello di Milano di fermare gli impianti della fabbrica siderurgica. Una grande vittoria per i cittadini di Taranto che vedono protetto il loro diritto alla salute. E una grande sconfitta per quelli che all’ex Ilva lavoravano proprio in quel settore, che non vedono più speranze per il loro futuro. Possibile mai che in tutti questi lunghissimi anni lo Stato e i vari governi italiani non siano riusciti a trovare un modo per proteggere gli uni e gli altri, popolazione e lavoratori? Caro diario, lo trovo triste e scandaloso.
Giorgio Cavalli
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