Questo articolo è un invito a riflettere sul nostro futuro, riflettendo come si staia tornado agli “opposti estremismi” che minano la convivenza sociale, soprattutto minano le basi della società occidentale e del suo benessere.
Cosa potrebbero insegnarci gli “incidenti” di questi giorni, le violenze che ci dividono? L’Occidente sembra aver sviluppato una vera e propria malattia autoimmune, una sorta di quell’AIDS di cui nessuno parla più ma incombe e viene trasmesso perché il sistema immunitario, anziché proteggere l’organismo, comincia ad attaccarne le cellule e i tessuti sani. È questo l’eGetto della propaganda, della guerra cognitiva da parte di chi l’ha adottata per tempo e sa sfruttarla, sa sfruttarla dopo avere intuito come la società del benessere può arrivare a sacrificare la propria sicurezza, i propri valori e perfino la propria sopravvivenza pur di permettere ad una élite intellettuale di continuare a sentirsi moralmente superiore, al di sopra di valori come l’identità nazionale (e non parliamo dell’ormai dimenticato valor patrio).
Il fenomeno di questi giorni e grave ma ha aspetti ancor più inquietanti: gli stessi soggetti che avevano partecipato al banchetto della propaganda, che l’avevano fatta propria e magnificata, messe davanti all’evidenza la negano, cominciano a cambiare idea soltanto si sentono oggetto, per non dire vittime, delle conseguenze delle idee che hanno sostenuto.
Finché a pagare sono gli altri, tutto viene compreso e giustificato: quando la violenza semplicemente sfiora, quando non la strada di casa ma quella dello shopping diventa insicura, viene distrutto il negozio di riferimento, quando si viene aggrediti o derubati, improvvisamente si scopre che la sicurezza è importante e che le leggi devono essere rispettate.
Sono gli stessi soggetti che di fronte ad un attentato terroristico, non ultimo il tragico 7 ottobre, si chiedevano se non l‘avessimo provocato noi, e non fosse una “manovra del potere”.
Quelli dell’accoglienza ad ogni costo, che si chiedevano se la violenza nelle nostre città non fosse colpa di fattori esterni ma colpa della nostra società; gli stessi soggetti che di fronte a chi rifiuta le nostre leggi e i nostri valori pontica ancor oggi che dobbiamo essere noi ad adattarci. Non si tratta di rinunciare alla solidarietà, di chiudere le porte a chi fugge dalle guerre o di considerare lo straniero un nemico, ma di essere selettivi, autotutelanti dei propri valori e di condividerli (anche cristianamente) con chi ne ha bisogno, ma non può essere un suicito, una deliberata e volontaria contaminazione all’AIDS.
Una contaminazione che fa diventare il delinquente una vittima del sistema, mentre la sua vittima se non passa in secondo piano diventa la causa della stessa contaminazione, ben oltre il malessere.
Non si tratta di cellule impazzite, ma di “benpensanti”, politicamente corretti, che dimenticano come la stessa civiltà occidentale, atlantica, che disprezzano abbia dato un contributo immenso, probabilmente il più decisivo degli ultimi secoli, al progresso dell’intera umanità. Quell’Occidente che seppur non esente da colpe, ma ha tutto sommano minori rispetto ad altri sistemi ma è stato il principale laboratorio della modernità scientifica, tecnologica e politica che oggi conosciamo, quel laboratorio che ha sfornato i prodotti di cui gode copiosamente persino chi lo disprezza quotidianamente.
Forse sarebbe giunto il momento di smetterla di liquidare ogni allarme come una manifestazione di intolleranza.
Questo non dovrebbe nemmeno essere la bandiera di un certo movimento o pensiero cattolico, da marchiare come integralista come quello che lo vorrebbe cancellare come cultura e come valore.
Non si tratta di nessuno scoop, nessuna tesi originale: la Fallaci ne aveva scritto e ci aveva messo in guardia da questo rischio più di vent’anni fa, quella pensatrice controtendenza, spesso sgradevole e sgradita ai più che dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, con due saggi che troppo facilmente sono stati dimenticati, oscurati dai benpensanti dell’accoglienza e della solidarietà ad oltranza, lanciò avvertimenti durissimi sul futuro dell’Europa.
Fu tacciata di razzismo, xenofobia e islamofobia, eppure si scagliava contro un Occidente che aveva perso l’identità, la fiducia in sé stesso.
Una società talmente terrorizzata dall’idea di apparire intollerante da non avere più il coraggio di difendere la propria cultura, la propria identità e le proprie libertà.
Cosa è cambiato oggi, in piena guerra cognitiva che i bempensanti non vogliono riconoscere, non vogliono combattere, non intendono reagire?
Eppure, la Fallaci si limitava a denunciare un fenomeno più ristretto, quello degli intellettuali occidentali pronti a trovare giustificazioni perfino alla violenza rivolta contro la loro stessa civiltà (e tipica di un certo mondo che unisce pseudocattolici e pseudocomunisti, un fenomeno squisitamente italiano, incline alle prebende derivanti dall’accoglienza ad ogni costo, di persone ma soprattutto di soprusi in nome della stessa, ribaltando sui decisori le conseguenze di servizi, come la sanità, che non reggono questa invasione, non reggono soprattutto la mancanza di regole. Una mancanza di regole – e di servizi – che penalizza le fasce più deboli della nostra società, delle nostre radici e risponde e favorisce solo i violenti).
Dopo l’11 settembre ci fu persino chi sostenne che gli americani, in fondo, se l’erano cercata. Migliaia di innocenti assassinati e qualcuno si preoccupava di spiegare perché, tutto sommato, ce lo fossimo meritato.
Forse è lo stesso spirito di chi ha accreditato e giustifica «il Movimento 17 ottobre» e permette a Putin di disprezzarci, di accusarci di incapacità : «…Accuse a noi segno di debolezza» Mazziati e contenti, secondo la saggezza popolare della tradizione napoletana . Una civiltà può sopravvivere ai nemici esterni se riesce ad avere una lucida visione dei rischi, accetta di prevenirli e si prepara a rispondere – se necessario- alle minacce: ma una civiltà non sopravviverà all’AIDS, non sopravviverà quando comincia a combattere contro se stessa invece di reagire alle minacce esterne. E il fatto più tragico è che le prime vittime saranno proprio i soggetti che oggi contribuiscono a indebolirla; cadranno proprio nel momento in cui avranno finalmente capito ciò di cui godevano, ma sarà troppo tardi. GIAN CARLO PODDIGHE
PS – Oriana fallaci: La rabbia e l’orgoglio – La forza della ragione,
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