Raid News 24

Tensione alle stelle nel Medio Oriente, dove le minacce di un nuovo intervento militare americano si intrecciano con una nuova e pericolosa escalation sul campo.

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato apertamente che Washington potrebbe “presto lanciare l’Operazione Epic Fury 2”, richiamando il nome dell’azione militare condotta contro l’Iran nel febbraio 2026. Trump ha quindi esortato i vertici di Teheran ad cedere alle pressioni statunitensi per mettere fine alle ostilità: “Se i funzionari iraniani sono intelligenti, diranno semplicemente ‘andiamo al sodo’, ma dubito che lo faranno”, ha affermato il tycoon.

A confermare l’imminenza di un’azione militare è stato anche l’ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per Siria e Iraq, Tom Barrack. In un’intervista rilasciata al commentatore Mario Nawfal, Barrack ha spiegato che un raid americano contro l’Iran potrebbe avvenire “assolutamente sì, già questo fine settimana”. “Il Presidente è molto chiaro: è aperto e accessibile a un accordo, siamo seduti al tavolo delle trattative da mesi”, ha sottolineato Barrack. “Puntiamo allo sblocco dei beni, alla revoca delle sanzioni, alla fine degli scontri e al sostegno a Israele. Ma se l’Iran continuerà a minacciare il mondo, i nostri alleati e i Paesi del Golfo, ci saranno delle conseguenze”.

L’inviato ha comunque precisato che l’obiettivo non è il rovesciamento del governo iraniano: “Il Presidente non è interessato a un cambio di regime, ma a ristabilire l’equilibrio. Il problema con il cambio di regime è sempre lo stesso: qual è lo scenario del secondo giorno?”

Mentre da Washington arrivano gli ultimatum, sul campo si registrano nuovi attacchi. Nelle prime ore di sabato due forti esplosioni sono state udite a Riad, dove la protezione civile saudita ha attivato i sistemi di allerta precoce per la popolazione.

Le deflagrazioni seguono l’intercettazione di un velivolo non pilotato lanciato dai ribelli yemeniti Houthi: “Un drone è stato intercettato e distrutto nella Provincia Orientale”, ha confermato il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki Al-Malki. Parallelamente si apprende che i Pasdaran iraniani avrebbero bloccato due petroliere nello Stretto di Hormuz piazzando delle mine, un’azione che rischia di paralizzare ulteriormente i traffici nello snodo energetico mondiale.

Dall’inizio del mese gli Houthi, sostenuti finanziariamente e militarmente da Teheran, hanno intensificato le incursioni contro il Regno saudita — arrivando a colpire l’aeroporto internazionale della capitale —, nonostante continuino a respingere le accuse ufficiali di Riad. L’Arabia Saudita, primo produttore mondiale di greggio, è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita nel 2015 a capo di una coalizione internazionale per contrastare i ribelli che occupano la capitale Sana’a. Dopo quattro anni di precaria tregua, le ostilità in Yemen sono riprese a luglio, riaccendendosi sullo sfondo del più ampio scontro tra Stati Uniti e Iran che da mesi sta devastando la regione.

Di fronte all’imminente minaccia di un attacco americano, Teheran stringe i rapporti con il Cremlino. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha reso noto su Instagram di aver avuto colloqui approfonditi a Teheran con l’omologo russo Sergey Lavrov per rafforzare il partenariato strategico, la cooperazione politica ed economica e l’attuazione degli accordi congiunti.

Il confronto diplomatico tra i due Paesi vivrà un passaggio cruciale la prossima settimana: Araghchi ha infatti confermato che a Mosca è previsto un incontro al vertice tra il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il Presidente russo Vladimir Putin. Pezeshkian è atteso nella capitale russa in occasione di un vertice dei Paesi esportatori di gas.

Media: “C’è un piano per uccidere funzionari e diplomatici Usa”

Intanto cresce sempre di più la tensione tra Teheran e Washington. L’Iran ha intensificato gli sforzi per uccidere diplomatici e funzionari statunitensi in Medio Oriente. E’ quanto emerge da un documento della National Intelligence americana datato 23 ottobre e inviato al segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Secondo il testo, diffuso da Axios e Ap, alcuni piani sarebbero già in uno stato avanzato. La Cnn, nel frattempo, ha confermato l’ulteriore riduzione del personale diplomatico statunitense nella regione, anche in vista del timore di una ripresa degli scontri militari.

Il memorandum di una pagina, firmato dal direttore dell’agenzia, Jack Clayton, avverte che l’Iran ha “aumentato in modo significativo gli sforzi per prendere di mira il personale statunitense” in Medio Oriente e negli altri Paesi ma non menziona possibili obettivi o altri dettagli. Clayton ha anche espresso preoccupazione perché queste informazioni non stanno raggiungendo un numero sufficiente di funzionari e ha chiesto di abbassarne a questo scopo il livello di riservatezza.
Nei giorni scorsi il dipartimento di Stato ha ordinato al personale non essenziale dell’ambasciata a Riad e dei consolati a Gedda e Dhahran di lasciare l’Arabia Saudita insieme alle famiglie. E’ stato inoltre ridotto lo staff delle ambasciate in Giordania, Libano, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Teheran: nessun permesso alle navi Usa di entrare nel Golfo persico

Il capo di stato maggiore dell’esercito iraniano, Ali Abdollahi, ha dichiarato che alle navi da guerra statunitensi non sarà consentito l’ingresso nelle acque del Golfo Persico “in nessuna circostanza”. “Non permetteremo la presenza di navi da guerra statunitensi nel Golfo in nessuna circostanza e in nessun momento”, ha affermato il generale Abdollahi, secondo quanto riportato dalla televisione di stato Irib. Le dichiarazioni arrivano dopo il recente intensificarsi delle minacce di Stati Uniti e Israele alla Repubblica Islamica negli ultimi giorni. “Il presidente americano starà sognando di vedere le sue forze armate entrare di nuovo nel Golfo Persico. Porterà questo sogno nella tomba”, ha aggiunto Abdollahi.

Ieri sera due petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato una mina nello Stretto di Hormuz, come annunciato dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in un comunicato pubblicato su Sepah News. Ieri l’ambasciatore di Washington ad Ankara, Tom Barrack, ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero colpire l’Iran già questo fine settimana. Il presidente americano Donald Trump resta nondimeno “aperto a un accordo” con Teheran, ha aggiunto il diplomatico americano..

La Mecca nel mirino di un attacco aereo

La difesa aerea saudita ha lanciato un’allerta per un possibile prossimo raid con droni o missili contro la città santa dell’islam. La Protezione civile saudita ha diramato sabato un’allerta per “potenziale pericolo” nella regione della Mecca, seguita da una seconda per la zona di Gedda, sul Mar Rosso. La Protezione civile ha invitato i residenti di entrambe le aree a mettersi al sicuro nel rifugio più vicino.

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