Mio caro diario

La settimana che inizia si porta dietro gli strascichi degli scontri e dei saccheggi avvenuti nelle principali città italiane durante il weekend. La sensazione che ho è che le povere forze dell’ordine non sappiano ancora ben interpretare né tantomeno fronteggiare e gestire i codici e le dinamiche che intercorrono fra quelle frange di ragazzi, o per meglio dire ragazzini, violenti e organizzati che hanno messo a ferro e fuoco le città. E non parlo solo di noi, ma anche della Francia, dove se vogliamo il fenomeno è ancora più complesso e gigantesco. Primo problema fra tutti, la loro età: sono perlopiù minorenni non imputabili, che vandalizzano, finiscono in questura, chiamano mamma e papà che li vanno a prendere e tornano a casa, poiché non imputabili. Secondo problema, la loro capacità di organizzarsi velocemente in gruppo via social: e difatti, in questo fine settimana di scontri, spuntavano qua e là come funghi, a gruppi di 30/40, per saccheggiare, vandalizzare e scappare. Bisognerà farci i conti, d’ora in avanti.

Meloni ha convocato per oggi un vertice sull’ordine pubblico, ma sono pronto a scommettere che non risolverà il problema. E mentre la premier si reca al vertice, si rifiuta di firmare il Dpcm per sbloccare gli aumenti di stipendio dei magistrati, previsti in base ad alcune sentenze del Consiglio di Stato, che ammonterebbero complessivamente a circa un miliardo.

“Condivido la scelta di Giorgia Meloni di non firmare il Dpcm sugli aumenti di stipendio ai magistrati – ha dichiarato in una nota la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi. – In un momento in cui famiglie, imprese e lavoratori affrontano sacrifici e incertezze, in cui l’emergenza energetica rischia di mettere in ginocchio le nostre economie, destinare quasi un miliardo di euro a una categoria che già beneficia di trattamenti tra i più elevati del settore pubblico non può essere considerata una priorità”.

Sull’altra sponda, invece, c’è Elly Schlein, che guiderà il Partito democratico almeno fino alle prossime elezioni politiche e lo rappresenterà alle eventuali primarie della coalizione di centrosinistra, candidandosi cosi’ alla presidenza del Consiglio. L’Assemblea nazionale ha approvato all’unanimità la modifica dello Statuto. Una votazione dall’esito scontato, ma necessaria per impedire una sovrapposizione fra il congresso e la campagna elettorale che porterà il Paese alle urne per eleggere il prossimo Parlamento. Ora però c’è da guardare ai mesi che verranno: dal programma comune della coalizione progressista che deve essere “affinato e concluso presto” con “tutti coloro che voglio contribuire”, alle primarie per la scelta del candidato premier. “Se le faremo – assicura – sarà una grande festa di partecipazione popolare in cui la nostra gente si mescola e non saranno divisive, avremo cura che non lo siano”. Poi l’annuncio: “primarie o no”, Schlein si dice “orgogliosa” di potersi candidare per il Partito democratico “alla presidenza del Consiglio”. Una candidatura che viene approvata dall’Assemblea con 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astenuti; quelli dei delegati dell’area riformista che però confermano l’appoggio alla leader che, dice Lorenzo Guerini, “si è guadagnata sul campo il diritto di rappresentare il partito”.

Giorgio Cavalli

Rispondi