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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo che sospende temporaneamente l’applicazione di un ampio pacchetto di sanzioni contro la Russia, sostenendo, in contrapposizione alla decisione del Congresso, che la misura risponde all’interesse nazionale. È quanto riferito dalla Casa Bianca. La decisione riguarda una legge intitolata al defunto senatore repubblicano Lindsey Graham, della Carolina del Sud, che mira a inasprire le sanzioni contro l’economia russa e a limitare il flusso di risorse finanziarie che contribuiscono a sostenere la guerra contro l’Ucraina. La mossa di Trump, che oltre alle sanzioni ha sospeso anche i dazi americani destinati a colpire i ricavi energetici della Russia, segna un nuovo minimo nei rapporti tra Washington e l’Ucraina, devastata dalla guerra.

La decisione è arrivata mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiedeva ai leader dell’Ue di continuare a finanziare la resistenza di Kiev, con ulteriori 80 miliardi di dollari circa il prossimo anno, rivendicando di difendere gli interessi del proprio Paese mentre il sostegno di Trump si riduce. La sospensione di alcune disposizioni del Graham Act segna “un momento importante e davvero storico”. Lo ha scritto su X Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti, sostenendo che la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti risponde agli interessi di entrambi i Paesi e contribuisce alla stabilità globale.

Secondo Dmitriev, la legge, che avrebbe subito modifiche “fondamentali e profondamente negative” dopo la morte del senatore Graham, avrebbe potuto “interrompere completamente ogni cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti”, causando gravi danni soprattutto all’economia americana e ai mercati mondiali. “La cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti serve gli interessi di entrambe le nazioni, contribuisce alla stabilità economica globale e getta le basi per costruire fiducia e raggiungere una pace duratura”, ha affermato. “Al posto delle sanzioni e dello scontro, abbiamo bisogno di dialogo, cooperazione reciprocamente vantaggiosa e responsabilità condivisa per la stabilità globale”, ha concluso Dmitriev.

La legge Lindsey Graham, intitolata al senatore americano scomparso che ne aveva promosso l’approvazione, aveva autorizzato Trump a imporre dazi fino al 100% ai principali acquirenti di petrolio e gas russi. La normativa, firmata dal presidente il mese scorso, prendeva di mira i settori energetico e della difesa della Russia, il presidente Vladimir Putin e altri alti funzionari, oltre alla cosiddetta “flotta ombra” di petroliere utilizzata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali.

La retromarcia di Trump sulle sanzioni contro la Russia arriva dopo un accordo con Putin per allentare le restrizioni in cambio dell’immissione da parte di Mosca di ingenti quantità di diesel sui mercati internazionali. La guerra condotta dagli Stati Uniti in Iran ha provocato gravi carenze di petrolio e forti rincari, creando difficoltà per il Partito repubblicano di Trump in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo mese.

La rottura tra Trump e Zelensky ha alimentato i timori che il presidente americano stia prendendo le parti di Mosca. Le preoccupazioni sono aumentate dopo le interruzioni di un sistema satellitare fondamentale fornito dagli Stati Uniti, che hanno ostacolato la capacità dell’Ucraina di contrastare gli intensi bombardamenti russi. Kiev fatica a intercettare i missili russi e sta cercando urgentemente di rafforzare le proprie difese in vista dell’inverno, quando le temperature possono scendere fino a 20 gradi sotto zero e gli attacchi di Mosca minacciano le reti elettriche, il riscaldamento e i sistemi di approvvigionamento idrico.

Secondo le autorità ucraine, gli attacchi russi contro le città meridionali di Kherson e Zaporizhzhia hanno provocato sabato la morte di un uomo di 64 anni e di almeno altre 17 persone, tra cui una bambina di 11 anni. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha confermato che la richiesta di 70 miliardi di euro avanzata da Zelensky “deve essere coperta”, invitando i Paesi partner a intervenire e contribuire.

Attaccati i centri dati che sostengono l’economia di Mosca

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha un nuovo fronte: i centri dati che permettono ai servizi digitali di funzionare. Colpire internet per fermare pagamenti, trasporti e attività economiche, portando le conseguenze della guerra nella quotidianità di milioni di persone. Dopo gli attacchi russi contro le infrastrutture informatiche ucraine di settembre, Kiev ha risposto prendendo di mira quelle di Mosca, con effetti che arrivano fino alle lampadine intelligenti nelle abitazioni.

Secondo la Cnn, dall’8 ottobre gli attacchi ucraini hanno danneggiato tre dei cinque principali centri dati di Yandex, il colosso tecnologico russo che riunisce motore di ricerca, mappe, servizi cloud, pagamenti, taxi e consegne a domicilio. Le interruzioni hanno coinvolto utenti in tutta la Russia e nei vicini Kazakhstan e Bielorussia.

È il punto debole di un’economia digitale nazionale che il Cremlino ha incoraggiato per ridurre la dipendenza dall’Occidente dopo le sanzioni e il ritiro delle aziende straniere. Servizi essenziali per cittadini e imprese dipendono da infrastrutture fisiche che possono essere danneggiate dai bombardamenti. Mercoledì anche Sberbank, la maggiore banca russa, ha segnalato un attacco contro il proprio centro dati a Balakovo, nella regione di Saratov.

Kiev presenta questi raid come una rappresaglia per quelli condotti da Mosca a settembre contro i centri dati ucraini. Il ministero della Difesa russo li aveva descritti con sarcasmo come una “disintossicazione digitale”. Ora le conseguenze delle interruzioni si fanno sentire anche in Russia, dove il governo ha già imposto sospensioni di internet per ragioni di “sicurezza”, restrizioni alle Vpn e blocchi di applicazioni come Telegram e WhatsApp. A Mosca, un tassista di 33 anni ha raccontato alla Cnn che dopo l’attacco dell’11 ottobre a un centro dati di Yandex nella regione di Vladimir, l’applicazione utilizzata per lavorare ha iniziato a perdere richieste o a inviare quattro auto allo stesso passeggero.

Soprattutto, i conducenti non riuscivano a prelevare i guadagni per pagare carburante e noleggio. L’uomo ha dovuto restituire la vettura: “Per molti non è soltanto un guasto tecnico: è in gioco la possibilità di continuare a lavorare e mantenersi”.

Un’altra residente della capitale ha riferito di non riuscire più a visualizzare sul conto Yandex Pay i risparmi destinati all’acquisto di un’auto: 1,5 milioni di rubli, circa 17.830 dollari. La società ha assicurato che il denaro dei clienti è al sicuro e che sta lavorando per ripristinare i servizi. A San Pietroburgo, invece, Anton, insegnante di storia di 31 anni, si è ritrovato al buio perché le lampadine intelligenti collegate a Yandex non si accendevano. “Sembrava un blackout, ma per una ragione piuttosto insolita”, ha raccontato.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito i raid in profondità sul territorio russo “sanzioni a lungo raggio”. Gli attacchi alle raffinerie hanno provocato carenze di carburante, quelli ai magazzini dei grandi operatori del commercio elettronico Wildberries e Ozon hanno messo in difficoltà i piccoli imprenditori che dipendono dalle loro reti. Colpendo i centri dati, le ripercussioni raggiungono anche chi deve ordinare un taxi, accedere ai propri soldi o accendere la luce.

Mentre gli Stati Uniti premono su Kiev perché interrompa gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, la rete digitale emerge quindi come un ulteriore bersaglio. Il Cremlino, intanto, ha affidato alle imprese private la responsabilità di proteggere le proprie infrastrutture critiche dai droni ucraini.

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