I Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc), i pasdaran, respingono le ripetute affermazioni degli Stati Uniti secondo cui lo Stretto di Hormuz sarebbe aperto, affermando che i funzionari statunitensi continuano a “mentire” sullo stato della via d’acqua per influenzare il prezzo del petrolio e “coprire i loro fallimenti”. In una dichiarazione pubblicata dall’emittente iraniana Irib, la marina dell’Irgc ha affermato che “il dominio dei combattenti dell’Islam su questa via d’acqua strategica è completamente decisivo”. E ha proseguito: “Con tutto il potere e in piena autorità, lo Stretto di Hormuz è chiuso a tutte le navi che intendono transitare senza coordinamento con la Repubblica Islamica dell’Iran”.
L’UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations) ha registrato una media di circa 29 navi mercantili in transito nello Stretto di Hormuz negli ultimi sette giorni, un dato che indica un aumento del traffico marittimo attraverso questa vitale via d’acqua per l’industria energetica globale. Lo scrive l’agenzia Dpa.
Secondo un rapporto pubblicato oggi, 103 navi sono entrate nel Golfo la scorsa settimana, rispetto alle 101 che ne sono uscite, mentre il traffico marittimo ha registrato un leggero aumento dalla fine di luglio.
La Guida suprema della Rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyyed Mojataba Khamenei, ha elogiato l’amministrazione del Presidente, Masoud Pezeshkian, per aver gestito i bisogni della popolazione durante l’aggressione, esortando a rafforzare l’unita’ nazionale.
Secondo quanto riportato da Press TV, il leader ha rilasciato queste dichiarazioni in un messaggio in occasione della Settimana del Governo, che si tiene annualmente per commemorare il Presidente Mohammad Ali Rajai e il primo ministro Mohammad Javad Bahonar, entrambi assassinati nell’attentato dinamitardo contro l’ufficio del primo ministro il 30 agosto 1981.
Khamenei apprezza l’impegno dei dirigenti delle istituzioni governative, in particolare quello del Presidente Pezeshkian, definito “sincero e premuroso”. “In particolare, lodo le valide misure che hanno adottato, nonostante le varie restrizioni e i complotti del nemico americano-sionista, e l’intensificarsi delle sanzioni e dei blocchi, durante la terza guerra imposta e in seguito, per garantire la fornitura di beni e servizi necessari alla popolazione, riparare le aree chiave danneggiate e gestire l’energia”, ha aggiunto l’Ayatollah Khamenei.
Ha affermato che la cara nazione iraniana, che ha “dimostrato il suo vero valore” negli ultimi sei mesi durante l’aggressione israelo-americana, ha il diritto di apprezzare il servizio reso dai rami dell’amministrazione.
L’ayatollah Khamenei ha sottolineato la necessità di affrontare una serie di sfide economiche e relative ai mezzi di sussistenza, come l’inflazione, prestando al contempo particolare attenzione ad altri elementi dell’economia, tra cui “l’incremento della produzione, la graduale eliminazione del dollaro dal suo ruolo di primo piano e, in definitiva, il porre al centro l’intero insieme di politiche per un’economia di resistenza”.
“La chiave per risolvere tutte queste questioni in questo campo sta nel fare affidamento il più possibile sulla produzione interna”, ha affermato, aggiungendo che laddove non vi sia una produzione interna sufficiente, le importazioni dovrebbero essere utilizzate in modo appropriato e oculato.
“Il nemico giurato di questa nazione cerca di far credere che la via per lo sviluppo e il progresso consista nel seguirlo e nell’assecondare le sue irragionevoli richieste; mentre osservare ciò che ha fatto a questo Paese e alle sue risorse in passato, persino anni prima della Rivoluzione islamica, dimostra il contrario”, ha sottolineato l’Ayatollah Khamenei.
In un altro passaggio del messaggio, Khamenei ha sottolineato che “preservare l’unità e salvaguardare la coesione sociale” è una questione “fondamentale” che deve essere al centro dell’attenzione. “Indubbiamente, ogni dichiarazione scoraggiante che indebolisca la motivazione nazionale e pubblica, e ogni tipo di dicotomia immaginaria come guerra o negoziati, consenso o estremismo, compromesso o bellicismo che in passato ha inflitto danni diretti o indiretti al nostro caro popolo, può avere lo stesso effetto d’ora in poi”, ha affermato. “Pertanto, dichiaro fermamente che è proibito commettere qualsiasi atto che danneggi la coesione sociale”, ha sottolineato l’Ayatollah Khamenei.
Araghchi: rispondremo a fuoco e resisteremo a sanzioni
L’Iran risponderà “al fuoco con il fuoco” e resisterà anche alle nuove sanzioni secondarie imposte dall’amministrazione di Donald Trump. Ad assicurarlo è stato il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, nel suo intervento alla 40esima conferenza internazionale dell’Unita’ islamica, a Teheran.
Araghchi ha ricordato il primo intervento di Usa e Israele, a giugno dello scorso anno che aveva l’intento di “minare l’unita’ del popolo iraniano”. L’attacco e’ fallito e “hanno iniziato a complottare per creare divisioni all’interno del Paese, hanno inviato gruppi armati e hanno cercato di minare la legittimita’ della Repubblica Islamica creando insicurezza e provocando vittime”, ha spiegato. Ma di nuovo il regime ha resistito. E da qui la nuova guerra.
Di nuovo, nonostante l’uccisione della guida suprema Mojtaba Khamenei, “questo albero non e’ stato danneggiato” e “anche i tentativi di mettere a tacere il fuoco missilistico dell’Iran non hanno avuto successo”. Alla fine, ha insistito, “non hanno avuto altra scelta che negoziare”.
L’Iran, ha assicurato, “non scherza sulla sua sicurezza e i nostri combattenti risponderanno a qualsiasi attacco”. Anche sotto forma di sanzioni. “Cosi’ come abbiamo resistito alle sanzioni statunitensi durante l’era Obama, resisteremo anche alle nuove” di Trump, ha chiarito.
Ucraina, rogo a Kiev dopo un raid russo, almeno 27 morti
La Russia sta preparando una massiccia escalation militare per l’autunno e l’inverno, che minaccia di allargare il conflitto ucraino alla Polonia e ad altri Paesi della regione. L’allarme è stato lanciato dal primo ministro polacco Donald Tusk, secondo quanto riferito da Ukrinform. Per Tusk, i prossimi sette-otto mesi potrebbero rivelarsi cruciali per la sicurezza dell’intera regione.
Proseguono, intanto, i raid russi sulla capitale ucraina. Almeno 27 persone sono morte dopo che un drone ha colpito un magazzino vicino a Kiev nella tarda serata di venerdì, provocando un vasto incendio ed esplosioni, secondo quanto riferito dalle autorita’ locali.
“Purtroppo, allo stato attuale, si contano 27 vittime. E questo bilancio potrebbe non essere definitivo”, ha dichiarato il governatore della regione di Kiev, Tymur Tkachenko.
Secondo il capo dell’amministrazione militare regionale, Timur Tkachenko, è scoppiato un incendio “accompagnato da esplosioni. Oltre 200 persone, tra cui bambini, sono già state evacuate dal sito”, ha dichiarato nella notte su Telegram.
La procura ha specificato che l’indagine si concentrerà in particolare sulla “legalità dello stoccaggio di esplosivi” nel sito, nonché sul possesso dei permessi necessari da parte della società in questione, di cui non è stato rivelato il nome.
Il primo ministro Sergei Koretsky ha lamentato che non si siano tratte “lezioni” dal precedente attacco mortale di luglio nella città di Vyshneve, vicino a Kiev, contro un deposito di munizioni. L’indagine ha rivelato gravi carenze da parte della società statale proprietaria della struttura, che non ha rispettato le normative nonostante la vicinanza ad aree residenziali. “Ripetere gli stessi errori più e più volte, nel quinto anno di questa invasione su larga scala, equivale a negligenza criminale”, ha denunciato su Telegram, aggiungendo che “tutti i responsabili, senza eccezioni, devono essere puniti severamente affinché situazioni simili non si ripetano mai più”.
Nuovi raid russi si sono registrati nella notte anche sulla regione di Odessa, colpito con missili e droni il distretto di Izmail. Lo riporta RBC-Ucraina, spiegando che l’attacco ha causato almeno un morto e diversi feriti. “Durante la notte del 29 agosto, il nemico ha assaltato nuovamente il distretto di Izmail – ha reso noto l’Amministrazione dello Stato del Distretto di Izmai su Telegram – l’attacco ha danneggiato le infrastrutture di trasporto. Ci sono feriti e almeno una persona è stata uccisa”. Oleksandr Prokudin, capo dell’amministrazione militare regionale, fa sapere che nell’attacco un civile è rimasto ucciso.
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