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Il numero delle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz è aumentato del 27% nell’ultima settimana, ma resta pari ad appena un quinto della media registrata prima della guerra con l’Iran. E’ quanto emerge da un’analisi della Cnn basata sui dati del centro britannico per le operazioni commerciali marittime (Ukmto).

Negli ultimi sette giorni sono state registrate 103 navi in entrata e 89 in uscita dallo stretto, snodo strategico per il commercio energetico mondiale che rimane uno dei principali fronti del conflitto. La maggior parte delle imbarcazioni batteva bandiera di Panama e Liberia, rispettivamente sette e sei, mentre non è stata registrata alcuna nave con bandiera statunitense. La categoria più rappresentata è stata quella delle petroliere adibite al trasporto di prodotti raffinati.

Secondo la Cnn, la Marina americana sta guadagnando terreno nello stretto mentre l’Iran perde parte del proprio controllo. Oltre l’80% dei carichi liquidi transitati nelle ultime due settimane ha seguito la rotta omanita, un canale di navigazione autorizzato dalle Nazioni Unite al quale Teheran si oppone fermamente. All’inizio della settimana la Marina statunitense ha contribuito a far uscire dallo stretto oltre 15 milioni di barili di petrolio e prodotti derivati, mentre altri cinque milioni di barili sono stati trasportati attraverso gli oleodotti. Lo ha riferito su X il segretario americano all’Energia, Chris Wright.

La Turchia richiede il mandato di arresto internazionale per Netanyahu. 

Il ministro della Giustizia turco, Akin Gurlek, ha annunciato che è stata richiesta l’emissione di un mandato di cattura per perseguire il primo ministro israeliano Benajamin Netanyahu, accusato da Ankara di “genocidio” nell’ambito dell’intercettazione della Flotilla per Gaza.

La Turchia ha chiesto l’emissione di un codice rosso da parte dell’Interpol per garantire l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di un altro cittadino israeliano, Afek Moskovitch, nell’ambito del procedimento relativo il genocidio a Gaza e l’attacco contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla avvenuto in acque internazionali. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia turco Gurlek.

Il ministro ha precisato che il procedimento giudiziario sull’accaduto, che coinvolge attivisti impegnati nel tentativo di portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, è tuttora in corso davanti all’undicesima Corte penale di grado elevato di Istanbul. Il procedimento, registrato con il numero di fascicolo 2026/108, coinvolge 35 imputati, tra cui Netanyahu e Moskovitch. Gurlek ha poi ricordato che già lo scorso 14 luglio sono stati emessi mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Moskovitch con l’accusa di genocidio. A seguito dei due provvedimenti, il ministero della Giustizia ha chiesto al ministero dell’Interno di avviare la procedura per la richiesta di codice rosso Interpol, affinché i due potessero essere ricercati a livello internazionale. La relativa documentazione è stata inoltre trasmessa al ministero degli Esteri.

Le accuse comprendono crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà personale, lesioni intenzionali, tortura, danneggiamento di proprietà, rapina aggravata e dirottamento di mezzi di trasporto. Gurlek ha affermato che la Turchia respinge quella che ha definito la convinzione secondo cui il governo Netanyahu sarebbe immune da qualsiasi forma di responsabilità per le proprie politiche nella Striscia di Gaza. “Non permetteremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati né che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità”, ha dichiarato. Il ministro ha aggiunto che la Turchia continuerà a ricorrere ai meccanismi giuridici nazionali e internazionali, ribadendo che il presidente Recep Tayyip Erdogan continuerà a schierarsi al fianco del popolo palestinese e di quanti subiscono forme di oppressione. “Adotteremo con determinazione tutte le misure necessarie affinché coloro che commettono crimini contro l’umanità siano chiamati a risponderne davanti alla legge”, ha concluso Gurlek.

La risposta di Netanyahu non si è fatta attendere e ha definito il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, “un dittatore antisemita” dopo la richiesta avanzata dal ministero della Giustizia di Ankara. “Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà ospitalità a terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona numeri record di giornalisti e politici che lo contrastano. Ora cerca di estendere la sua aggressione contro Israele in Siria”, si legge in una dichiarazione del gabinetto di Netanyahu. “Israele non lo tollererà. Il patetico tentativo di Erdogan di intimidire i leader e i soldati di Israele, l’unica vera democrazia in Medio Oriente, non porterà da nessuna parte”, si legge ancora.

Pioggia di missili russi su Kiev e Mykolaiv, almeno 5 morti

Il fronte russo-ucraino. Almeno cinque persone, tra cui tre bambini, sono morte in Ucraina a causa di attacchi russi notturni con missili contro Kiev e la regione di Mykolaiv. Lo hanno riferito le autorità ucraine.

Nella capitale dell’Ucraina, una persona è morta e diverse sono rimaste ferite in un attacco balistico che ha provocato un incendio in un magazzino nel distretto di Darnytskyi, secondo l’amministrazione militare di Kiev citata da Ukrinform. Diverse esplosioni sono state udite in vari punti della città; sono in corso le operazioni di soccorso, sgombero e la verifica dei danni.

Nella regione meridionale di Mykolaiv, invece, l’attacco ha causato la morte di quattro persone, inclusi tre bambini di 11 e 12 anni, ha annunciato su Telegram il ministro dell’Interno ucraino, Ivan Vohivski. Sono stati colpiti anche una farmacia, un ufficio postale e un negozio, dove sono scoppiati degli incendi.

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