Raid News 24

Si apre un’altra giornata di alta tensione sul fronte Iran-Stati Uniti, tra accuse incrociate, un incidente nello Stretto di Hormuz e contatti diplomatici che si dipanano su più canali. Mentre Teheran accusa Israele di aver sabotato l’accordo di cessate il fuoco con Washington, un proiettile ha colpito una nave in transito nello stretto. Un funzionario iraniano, infine, avverte che l’Iran è pronto a intervenire militarmente per rompere il blocco navale statunitense se la diplomazia dovesse fallire. L’Iran sta valutando la possibilità di attaccare obiettivi militari statunitensi in Europa qualora il presidente Donald Trump intensificasse il conflitto. Lo rivela il Financial Times. Due fonti interne al regime di Teheran hanno riferito al Ft che le forze iraniane hanno analizzato l’opzione di attaccare infrastrutture statunitensi nell’Europa sud-orientale, come la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’utilizzo della sua base aerea di Bezmer per il rifornimento in volo degli aerei statunitensi. Una delle fonti ha aggiunto che anche Cipro, dove una base aerea britannica è stata colpita da un drone lo scorso marzo, è tra i potenziali obiettivi di rappresaglia in caso di una nuova offensiva statunitense.

Le stesse fonti hanno indicato che le forze iraniane hanno anche valutato la possibilità di attaccare i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz qualora il conflitto dovesse intensificarsi. Il Ft sottolinea che queste minacce riflettono lo spirito di sfida che pervade Teheran, dove molti membri del regime credono che la ripresa della guerra sia solo questione di tempo.

L’Iran avverte e minaccia gli Usa

Ieri Trump ha dichiarato che non sono in corso né previsti colloqui con Teheran, in un contesto di stallo nel dialogo volto a porre fine al conflitto Iran-Contra, iniziato lo scorso febbraio. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e altri comandanti militari hanno avvertito che, in caso di un nuovo conflitto su larga scala, l’Iran andrebbe oltre la sua precedente strategia, che consisteva nell’attaccare obiettivi militari, impianti energetici e altre infrastrutture statunitensi in Medio Oriente, concentrandosi su obiettivi più distanti, aggiunge il quotidiano.

Il mese scorso, le Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato il Regno Unito per l’utilizzo da parte degli Stati Uniti di basi militari britanniche, affermando che “qualsiasi base utilizzata per lanciare un attacco contro il territorio iraniano sarà considerata un obiettivo legittimo”. Secondo alcuni esperti, l’Iran potrebbe schierare missili balistici a medio raggio, come quelli della serie Shahab, contro obiettivi statunitensi nell’Europa meridionale e sudorientale.

Sulla stessa linea si è mosso Ali Abdollahi, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, che ha messo in guardia gli Stati del Golfo dal fornire assistenza all’esercito statunitense. Nulla è “nascosto ai nostri occhi”, ha affermato in una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa iraniana Fars. Abdollahi ha sostenuto che la presenza di così tanti velivoli militari, in particolare aerei cisterna per il rifornimento in volo, nelle basi regionali sarebbe difficile da giustificare senza la conoscenza dei Paesi ospitanti. “Avvertiamo: qualsiasi assistenza e agevolazione all’esercito statunitense aggressivo equivale a una partecipazione alle forze militari statunitensi”, ha dichiarato Abdollahi.

Mentre Teheran alza i toni, sul terreno la situazione sembra evolvere in senso opposto. Gli Stati Uniti stanno guadagnando terreno nella battaglia per il controllo dello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran avrebbe perso almeno in parte la capacità di imporre le proprie condizioni sulla strategica via d’acqua. È quanto emerge dai dati di Kpler, società specializzata nel monitoraggio del traffico marittimo attraverso transponder e satelliti, citati dalla Cnn.

Nelle ultime due settimane oltre l’80% delle navi che hanno attraversato Hormuz ha utilizzato la rotta omanita, un corridoio di navigazione autorizzato dall’Onu al quale Teheran si oppone fermamente. Nonostante l’Iran abbia attaccato decine di navi che hanno tentato di transitare lungo la costa settentrionale dell’Oman, la maggior parte delle imbarcazioni avrebbe scelto recentemente di ignorare le richieste iraniane, facendo affidamento sulla protezione delle forze navali americane.

“Sembra sempre più che l’Iran abbia perso almeno parzialmente il controllo dello Stretto”, ha affermato Homayoun Falakshahi, responsabile dell’analisi sul greggio di Kpler. La situazione è cambiata nettamente rispetto a un mese fa, quando Kpler non registrava praticamente alcun traffico lungo la rotta omanita. Il calo dei transiti lungo il percorso preferito da Teheran avrebbe inoltre impedito all’Iran di riscuotere i pedaggi sulle navi, come aveva fatto in primavera.

Ghalibaf: “Hormuz chiuso finché gli Usa non rispettano l’accordo”

Lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno revocati il blocco navale, non verranno rilasciati gli asset iraniani congelati, revocato l’embargo petrolifero, non saranno cessate le minacce e le operazioni militari su tutti i fronti e non saranno rispettati gli altri punti del memorandum d’intesa con gli Usa. Lo ha ribadito il capo negoziatore della Repubblica islamica e presidente del Parlamento, Mohammad Ghalibaf.

“L’opportunità offerta dal memorandum d’intesa per la revoca del blocco e il cessate il fuoco ha contribuito in modo significativo ad accrescere la resilienza economica e a ricostruire le capacita’ di difesa dell’Iran”, ha dichiarato Ghalibaf come riporta l’agenzia Tasnim. “La Repubblica islamica”, ha avvertito, “è pronta a infliggere al nemico una sconfitta piu’ pesante, proporzionata alle sue azioni e al suo procrastinare” gli impegni.

Drone russo centra un minibus a Khersov, 4 civili morti. Due vittime a Zaporizhzhia

Sul fronte russo-ucraino, un attacco di droni russi contro un autobus ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre quattro nella città di Kherson, nel sud dell’Ucraina, questo secondo quanto riferito dalla procura regionale. “Secondo le informazioni preliminari, l’attacco ha ucciso quattro passeggeri civili”, ha dichiarato la procura, aggiungendo che l’autobus stava percorrendo una strada della città frequentemente bersaglio di raid aerei russi.

Le foto diffuse dalle autorità regionali mostrano un minibus giallo con i finestrini in frantumi e il pavimento macchiato di sangue. La città di Kherson, che prima della guerra contava circa 280.000 abitanti, è stata sotto il controllo russo da marzo a novembre 2022. Le forze russe, ora posizionate al di là del fiume Dnepr che delimita la città, la colpiscono regolarmente, anche con i droni. Parte della regione di Kherson rimane occupata. A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, gli attacchi si sono intensificati su entrambi i lati del fronte, provocando un numero crescente di vittime civili.

Due morti in un attacco di droni russi a Zaporizhzhia

L’esplosione di un drone a una fermata dell’autobus utilizzata dal personale della centrale nucleare di Zaporizhzhia ha causato due morti e 16 feriti. L’attacco è avvenuto ieri intorno alle 6 del mattino.

Droni su Tula e Nizhny Novgorod

Droni ucraini hanno invece colpito nella notte tra il 18 e il 19 agosto le regioni russe di Tula e Nizhny Novgorod, secondo quanto riferito da canali di monitoraggio e dalla Tass. Testimoni oculari hanno segnalato esplosioni a Novomoskovsk, nella regione di Tula, mentre altri droni sono stati abbattuti nei pressi di un edificio residenziale nella città di Dzerzhinsk, nella regione di Nizhny Novgorod, secondo il canale Exilenova Plus.

Il governatore della regione di Tula, Dmitry Milyaev, ha confermato l’attacco con droni ucraini, riferendo che la difesa aerea russa ha intercettato 27 droni. “Secondo le informazioni preliminari, non ci sono state segnalazioni di danni a edifici o infrastrutture”, ha detto.

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