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L’Iran ha trascorso i due mesi di tregua previsti dal memorandum d’intesa con gli Stati Uniti – scaduti oggi – a prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti piuttosto che dedicarsi alla diplomazia. È quanto riferito da funzionari iraniani e arabi al Wall Street Journal.

Secondo il quotidiano americano, Teheran riteneva che gli Stati Uniti stessero solo prendendo tempo per un futuro attacco e per questo, negli ultimi 60 giorni, avrebbe intensificato la produzione di missili e droni e nominato falchi in posizioni chiave.

Il Wall Street Journal afferma che i funzionari dell’intelligence araba hanno segnalato un “cambiamento strategico” tra i vertici iraniani per “preparare le proprie forze ad ampliare la guerra”. Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa con sede a Teheran, ha dichiarato che “in Iran è diffusa l’opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata”.

Il capo dell’Esercito: “non permetteremo il ritorno degli Usa nel Golfo”

Il comandante in capo dell’Esercito iraniano, generale Amir Hatami, ha avvertito che l’Iran impedirà agli Stati Uniti di tornare nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nello Stretto di Hormuz e di ripristinare le proprie basi in Medio Oriente. “L’espulsione degli Stati Uniti dal Medio Oriente è ormai diventata una realtà”, ha affermato Hatami, sostenendo che le forze americane “non hanno più il permesso” di entrare nel Golfo Persico, nel Mare di Oman e nello Stretto di Hormuz. “Tutti devono sapere che, in nessuna circostanza, le basi americane potranno tornare alla situazione precedente e l’Iran non permetterà mai che ciò accada”, ha aggiunto durante un intervento riportato dall’agenzia Tasnim.

Il capo dell’Esercito iraniano ha inoltre rivendicato il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz come una delle condizioni per porre fine alla guerra, definendo la strategica via marittima una “capacità geopolitica concessa da Dio al popolo iraniano”. “Il sacro Stretto di Hormuz è una delle condizioni per mettere fine alla guerra: lo preserveremo con tutte le nostre capacità”, ha affermato. Secondo Hatami, uno dei “lasciti” di Trump è stato proprio quello di aver “attivato la capacità dello Stretto di Hormuz” a favore dell’Iran.

Kushner da Netanyahu. L’inviato Usa ad Hamas: “Trump avanti con il piano per Gaza”

Il presidente americano Donald Trump è determinato ad andare avanti con il suo piano per la Striscia di Gaza. Lo ha assicurato Jared Kushner alla leadership di Hamas durante un incontro che si è tenuto domenica al Cairo, secondo quanto riferito da una fonte palestinese ad Al Jazeera. L’incontro tra Kushner e la leadership di Hamas si è concluso dopo oltre due ore e ha visto anche la partecipazione di Nikolay Mladenov.

Trump considera il disarmo delle fazioni palestinesi un passo essenziale prima di qualsiasi altra misura nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito Jared Kushner alla leadership di Hamas durante i colloqui, secondo una fonte palestinese citata da Al Jazeera.
Kushner ha precisato alla delegazione che l’integrazione di Hamas nell’attività politica non potrà avvenire prima del completo disarmo di Gaza e che, una volta completato il processo, Washington intende procedere verso un percorso politico “che non escluda nessuno” nella Striscia.

L’inviato ha inoltre assicurato che gli Stati Uniti respingono qualsiasi piano per lo sfollamento della popolazione di Gaza. Secondo la fonte, Kushner ha affermato che Israele e’ unito nella sua posizione sulla Striscia e ha consigliato alla leadership di Hamas di non fare affidamento sui risultati delle elezioni israeliane.

Da parte sua, la delegazione di Hamas ha ribadito a Kushner di rifiutare qualsiasi nuovo passo che non garantisca preventivamente l’assenso di Israele. La leadership del movimento ha inoltre illustrato nel dettaglio all’inviato americano quelle che considera le violazioni israeliane del cessate il fuoco nella Striscia.

Oggi l’inviato di Trump si recherà in Israele, dove dovrebbe incontrare il primo ministro Benjamin Netanyahu per discutere dei “passi paralleli” che Israele dovrà adottare. Quello odierno in Egitto è stato il primo incontro tra Kushner e i vertici di Hamas dalla firma dell’accordo per porre fine alla guerra a Gaza, nell’ottobre scorso. Il colloquio si è svolto mentre la Casa Bianca e il Consiglio per la Pace di Trump per Gaza stanno facendo pressione sia su Hamas sia su Israele per passare alla fase successiva del piano americano in 20 punti.

All’incontro, tenutosi ad Al-Alamein, hanno partecipato anche l’Alto rappresentante del Consiglio per la Pace, Nikolay Mladenov, e l’ex premier britannico Tony Blair, membro dello stesso organismo. Hamas era rappresentato dal capo del suo ufficio politico, Khalil al-Hayya. Presenti inoltre il capo dell’intelligence egiziana, generale Hassan Rashad, il ministro qatarino Ali al-Thawadi e un alto funzionario turco.

Secondo una fonte informata, l’obiettivo era “tradurre” gli impegni assunti da Hamas nell’accordo per la smilitarizzazione di Gaza in “passi concreti la cui attuazione possa essere verificata”. Tra questi figurano il mantenimento del cessate il fuoco, l’avvio del trasferimento di tutti i poteri di governo all’esecutivo palestinese tecnocratico e la garanzia che Hamas non avrà alcun ruolo nella futura amministrazione della Striscia. Il Consiglio per la Pace vuole inoltre che Hamas inizi il processo di smantellamento delle armi e delle infrastrutture militari, consenta il dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione e contribuisca alla ricostruzione di Gaza senza sottrarre materiali o intimidire i palestinesi coinvolti nei lavori.

In parallelo, il Consiglio chiede a Israele di effettuare “ritiri paralleli” dalla Striscia nel caso in cui Hamas inizi effettivamente il disarmo e di accelerare l’ingresso degli aiuti umanitari. “Non può esserci alcuna ambiguità: Hamas deve rinunciare ai poteri di governo e a tutte le sue armi e infrastrutture militari. E Gaza non potrà mai più tornare a essere una fonte di terrorismo contro Israele”, ha affermato la fonte.

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