Sono diverse le vittime e circa 50 i feriti degli attacchi su larga scala messi a segno dai ribelli Houthi yemeniti contro il porto di Mocha, sul Mar Rosso. Alcune fonti parlano di 14 morti, di cui dieci civili, altre di undici vittime. Le forze di resistenza nazionale, affiliate al governo yemenita, hanno riferito che quattro soldati e tre civili sono stati uccisi in una nuova ondata di attacchi insurrezionali contro obiettivi civili e militari nella città portuale, mentre altre 15 persone sono rimaste ferite.
In precedenza, la televisione di stato yemenita aveva riportato la morte di sette civili e il ferimento di altri 35 in attacchi perpetrati dagli insorti sostenuti dall’Iran, che stanno conducendo un’escalation di attacchi contro le truppe governative che minaccia di riaccendere la guerra in Yemen. Secondo le forze governative, la difesa aerea ha abbattuto 11 droni lanciati contro Mocha durante la giornata, mentre la guardia costiera ha distrutto un’imbarcazione senza equipaggio carica di esplosivo diretta verso il porto commerciale della città.
Gli Houthi hanno anche lanciato una raffica di missili contro quartieri residenziali densamente popolati e diversi di questi proiettili sono caduti vicino a infrastrutture vitali. Da Riad, dove risiede, il presidente del Consiglio di leadership presidenziale yemenita, Rashad al-Alimi, ha accusato gli Houthi di condurre una “guerra sistematica” contro le arterie economiche vitali del Paese. Secondo l’agenzia di stampa statale yemenita Saba, al-Alimi ha sostenuto che l’attacco rappresenta “una nuova escalation contro uno dei porti più importanti per il popolo yemenita” e ha esortato Washington e la comunita’ internazionale a rafforzare il loro sostegno al governo yemenita. Ha auspicato un cambiamento nella politica internazionale: non basta più il contenimento della minaccia Houthi ma serve affrontare le loro “fonti e i strumenti”, comprese le capacità militari e i finanziamenti.
Gli attacchi hanno causato gravi danni al porto di Mocha, secondo quanto riportato dal ministro dei Trasporti yemenita Mohsen al-Amiri. Il porto strategico è stato colpito da almeno 25 missili e droni lanciati dagli insorti, ha affermato. “L’attacco ha preso di mira siti e infrastrutture civili ed economiche all’interno del porto”, ha continuato, precisando che le aree colpite includevano infrastrutture recentemente riabilitate, zone economiche, alloggi per il personale, stazioni di servizio e serbatoi di stoccaggio. Ha inoltre precisato che il suo ministero sta ancora valutando i danni e adottando misure per mantenere i servizi portuali e l’attività marittima “per quanto possibile”, esortando al contempo la comunità internazionale ad agire contro gli attacchi alle infrastrutture civili ed economiche.
Mocha è una storica città portuale situata nella provincia di Taiz, vicino allo Stretto di Bab al-Mandeb, un punto strategico marittimo che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Il portavoce militare Houthi, Yahya Sarea, ha rivendicato gli attacchi. In una dichiarazione televisiva ha parlato di “un’operazione militare su larga scala e ad alta precisione contro concentrazioni di truppe saudite e depositi di armi nell’area di Mocha”. “L’attacco è stato preciso, grazie a Dio, e ha provocato la distruzione diffusa di equipaggiamenti e armi, nonché la morte e il ferimento di decine di persone, tra cui sauditi, grazie all’uso di numerosi missili balistici e droni”, ha affermato.
L’Arabia Saudita è coinvolta nella guerra in Yemen dal 2015, da quando guida una coalizione militare a sostegno del governo yemenita. Gli Houthi accusano il Paese di aver schierato “mercenari” in prima linea, e di aver perpetrato l’attacco all’aeroporto internazionale di Sana’a, la capitale controllata dai ribelli, a metà luglio. Da allora, gli Houthi hanno intensificato le loro azioni, compresi gli attacchi contro l’Arabia Saudita, e contro le truppe governative yemenite, in particolare nelle province strategiche di Marib e Hadramawt, dove decine di persone sono state uccise. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, ha avvertito che la guerra nel Paese arabo, iniziata nel 2014, non ha mai corso cosi’ tanto il rischio di riaccendersi dal 2022, quando il governo riconosciuto a livello internazionale e i ribelli Houthi hanno concordato una breve tregua che è stata in gran parte rispettata fino ad ora.
Trump: “Profilo basso con l’Iran. E’ come una partita a scacchi”
Gli Stati Uniti stanno “procedendo con discrezione” con l’Iran, ma continuano a esercitare pressione economica su Teheran. Lo dice il presidente americano, Donald Trump, in una breve conversazione telefonica con Axios.
“Stiamo solo negoziando in modo parziale con loro. Stiamo semplicemente osservando l’Iran con la sua enorme inflazione e il fatto che non abbiano soldi”, ha aggiunto.
Secondo Trump l’Iran “si trova in una situazione economica pessima” e non ha i soldi per pagare le sue truppe. Il blocco navale statunitense ha aggravato la crisi economica del regime iraniano. Allo stesso tempo, il presidente americano ha affermato che, con il prezzo del petrolio sceso a poco più di 75 dollari al barile, i consumatori statunitensi risentono meno degli effetti della guerra. “Si risolverà tutto. Si risolve sempre tutto. È come una partita a scacchi”, ha detto Trump a proposito del braccio di ferro con Teheran.
Netanyahu boccia il piano Trump su Gaza
Israele respinge la roadmap in 15 punti per Gaza presentata dal Board of Peace del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) non si ritireranno dall’enclave finché Hamas non sarà disarmato.
“Finché sarò primo ministro, non verrà istituito uno Stato palestinese, né a Gaza né in Giudea e Samaria”, ha affermato il premier israeliano all’inizio di una riunione di gabinetto, usando il nome biblico della Cisgiordania.
“Voglio essere preciso: Israele respinge il documento in 15 punti”, ha sottolineato, stando a quanto riferisce ‘Haaretz’. “Ho sentito dire: ‘Non l’avevi detto’. Quindi, lo ripeto: Israele respinge il documento in 15 punti”. “Le Idf non effettueranno alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmato”, ha aggiunto. “E quando parlo di disarmo di Hamas, intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi. E stiamo parlando di un vero disarmo, non di un finto disarmo”. Netanyahu ha anche affermato che l’argomento è in discussione con i funzionari statunitensi. “Loro [gli americani] hanno delle idee: alcune sono accettabili per noi, altre no, e sappiamo come difendere la nostra posizione su queste questioni”, ha sottolineato.
Il piano per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti, respinto dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, rimane “l’unica via da seguire” per impedire il ripetersi dell’attacco di Hamas dell’ottobre 2023. Lo dice il capo del Board of Pece, Nickolay Mladenov. “L’opzione che proponiamo oggi è l’unica via da seguire che garantisce che questa tragedia non si ripeta”, ha affermato Mladenov, in un’intervista all’emittente israeliana Channel 12.
Dopo questa dichiarazione Hamas esorta Washington a fare pressione sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché revochi il suo rifiuto dell’ultima roadmap statunitense, destinata ad avviare la seconda fase del piano di pace per Gaza. “Ci aspettiamo che i mediatori e il garante americano facciano pressione su Netanyahu e sul suo governo affinché rispettino la road map e non ostacolino il processo per ragioni di politica interna o elettorale”, ha dichiarato il funzionario.
Il primo ministro israeliano ha parlato anche dell’Iran promettendo che impedirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari, un obiettivo che, a suo dire, Teheran persegue da tempo, indipendentemente dall’andamento della diplomazia con Washington e gli Stati arabi. “Voglio ribadire ancora una volta: con o senza accordo, finché sarò primo ministro, l’Iran non avrà armi nucleari”, ha dichiarato Netanyahu durante una riunione di gabinetto.
No della Russia al congelamento della guerra con l’Ucraina
La Russia non “congelerà” le operazioni militari in Ucraina senza affrontare le “cause profonde” della guerra. Lo ha ribadito il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin. “Come ha ripetutamente affermato il presidente russo Vladimir Putin, nessun ‘congelamento’ è possibile senza affrontare le cause profonde di questa crisi”, ha detto Galuzin in un’intervista alla Tass. Il viceministro ha poi denunciato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha “perso ogni contatto con la realtà” e sta “cercando di intensificare il conflitto”.
Galuzin ha menzionato gli attacchi “terroristici” contro le infrastrutture energetiche in Russia. “Ci auguriamo che ciò susciti una risposta adeguata da parte della comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, che hanno influenza sul regime di Kiev, e i Paesi europei”, ha osservato Galuzin che ha poi definito “contraddittorie” le azioni degli Stati Uniti in Ucraina.
“La continua fornitura di armi americane al regime di Kiev, la fornitura di intelligence e altri tipi di assistenza parlano da soli, e sono incompatibili con il desiderio di pace”, ha affermato il rappresentante del ministero degli Esteri, secondo il quale Washington non è un “mediatore imparziale”. “Stiamo sollevando tutte queste questioni nei nostri contatti in corso con Washington”, ha aggiunto.
Intanto, questa mattina le Forze ucraine hanno colpito impianti industriali e civili a Nizhnekamsk, nella Regione russa del Tatarstan, causando almeno 13 vittime e 39 feriti, secondo quanto riferito dal servizio stampa del ‘governatore’ locale, Rustam Minnikhanov. “Questa mattina, la Repubblica è stata oggetto di un altro brutale attacco da parte di droni nemici. Continua un massiccio raid aereo sulla città di Nizhnekamsk”, si legge nella nota ripresa dalle agenzie ufficiali russe. “Purtroppo, ci sono vittime”, si legge nel comunicato che non fornisce numeri. Intanto, le autorità locali hanno proclamato una giornata di lutto nazionale.
I canali Telegram ucraini Supernova+ ed Exilenova+ sostengono che i droni di Kiev hanno attaccato una raffineria di petrolio. Il ministero della Difesa russo ha riferito che nell’ultimo attacco ucraino le forze di difesa aerea hanno distrutto e intercettato 456 droni su diverse regioni: Bryansk, Kursk, Kaluga, Tula, Belgorod, Oryol, Vorone, Rostov, Penza, Ul’janovsk, Saratov, Orenburg e Samara, sulla regione di Mosca, sul territorio di Krasnodar, sulla Repubblica del Tatarstan e sulla Crimea, la penisola ucraina annessa dalla Russia.
E’, invece, salito ad almeno 14 feriti il bilancio della notte di raid russi su Sumy dove le forze di Mosca hanno sganciato cinque bombe a guida laser. Lo ha riferito il capo dell’amministrazione militare di Sumy, Oleg Grigorov, come riporta l’agenzia Unian. Precedentemente, il sindaco di Sumy, Artem Kobzar, aveva parlato di cinque vittime in “attacchi contro infrastrutture civili in tre punti di due quartieri della citta’”. “Fortunatamente non ci sono feriti gravi. La maggior parte ha riportato lesioni lievi o reazioni acute da stress. Tra i feriti c’è una ragazza di 14 anni”, ha aggiunto Grigorov.
Un attacco di artiglieria russo nella regione nord-orientale ucraina di Kharkiv ha causato la morte di cinque persone. Lo ha dichiarato la procura regionale. “Il 10 agosto, le forze russe hanno effettuato un massiccio attacco di artiglieria contro la zona residenziale del villaggio di Bugaivka, nel distretto di Chuguiv. Diverse case sono state distrutte nell’attacco nemico. Cinque persone sono rimaste uccise”, ha affermato la procura in un comunicato su Telegram.
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