Raid News 24

“Anche noi abbiamo bisogno dei Patriot, Biden gliene ha dati così tanti, ha regalato munizioni per un valore di 300 miliardi di dollari. Quando ho lasciato l’incarico, le scorte erano piene e lui ne ha regalato la maggior parte”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto all’appello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la fornitura all’Ucraina di missili a lungo raggio o di ulteriori sistemi Patriot.

Durante una conferenza i giornalisti hanno chiesto al presidente se fosse pronto a fornire all’Ucraina i missili a lungo raggio richiesti o ulteriori batterie Patriot. “Ora stiamo ricostruendo le scorte e usando munizioni molto potenti, molto buone, ma non le useremmo – dovremmo usare qualcos’altro”, ha replicato Trump.

“La guerra in Iran finirà presto”

Il Tycoon ha affrontato anche il tema del Medio Oriente. Rispondendo alle domande dei giornalisti sui prezzi dell’energia a livello globale e negli Stati Uniti, ha affermato di ritenere che la guerra contro l’Iran finirà “abbastanza presto. Non credo che possano resistere ancora a lungo”, ha detto.

Contestualmente, il Parlamento di Teheran ha avviato la discussione di una bozza di legge volta a rafforzare il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars.

In base alla proposta di legge, ai paesi ostili, come gli Stati Uniti e Israele, sarà vietato il transito attraverso lo stretto. Il disegno di legge prevede sanzioni per coloro che violeranno tale divieto. Iran e Oman intanto sono giunti alla fase finale della stesura di un accordo temporaneo per regolamentare il passaggio delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz, che non prevederebbe pedaggi, ma manca l’ultimo ok iraniano. Mentre resta in vigore il blocco navale statunitense dei porti meridionali dell’Iran.

“L’oceano” tra Russia e USA

Rispondendo ad altre domande sull’aumento degli attacchi russi contro i civili, il presidente Usa ha risposto in modo evasivo, sottolineando che gli Stati Uniti non sono direttamente coinvolti nel conflitto perché separati da un oceano e ha affermato di essere addolorato nel vedere le vittime da entrambe le parti.

Non è tardata ad arrivare la controbattuta del presidente Zelensky, che ha sottolineato: “L’Ucraina sta lavorando allo sviluppo di propri missili balistici. I test hanno mostrato un grande potenziale. Dobbiamo trasformarli in un’arma reale”.

“L’Ucraina è in grado di produrre il proprio missile e il lanciatore – ha poi proseguito – mentre i nostri partner forniranno i componenti necessari e gli elementi critici: radar, sensori e tutto il resto richiesto”, ha aggiunto.

Altri hanno impiegato decenni per sviluppare i loro sistemi. L’Ucraina deve farlo il più rapidamente possibile, con risultati concreti già entro la fine del 2026-2027″, ha detto Zelensky dopo avere incontrato alti funzionari per discutere di come accelerare lo sviluppo “affinché i produttori e gli sviluppatori di armi ucraini possano ottenere risultati concreti. Stiamo creando tutte le condizioni necessarie affinche’ cio’ accada”, ha concluso.

Fuoco al confine saudita. Il raid degli Houthi fa 11 feriti civili a Najran

Undici persone sono rimaste ferite in un attacco dei ribellifilo-iraniani Houthi nella regione di Najran, nel sud dell’Arabia Saudita, al confine con lo Yemen. Lo ha riferito la coalizione militare guidata da Riad, precisando che si tratta di sette sauditi, due egiziani, uno yemenita e un pakistano.

Ieri gli Houthi hanno lanciato attacchi contro postazioni militari governative nello Yemen centrale e orientale uccidendo almeno 58 soldati. Il portavoce dei ribelli, Yahya Saree, ha dichiarato che l’operazione è stata sferrata in risposta a un rafforzamento militare sostenuto dall’Arabia Saudita. Il ministero della Difesa yemenita ha promesso di rispondere “al momento e nel luogo opportuni”.

Jasem Mohamed al-Budaiwi, segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc), ha condannato con la massima fermezza “gli attacchi terroristici” dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi nella regione di Najran. “Prendere di mira i civili è un crimine efferato e incarna l’approccio criminale di queste milizie”, ha affermato in un messaggio su X.

Si tratta, ha aggiunto, di “una flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, nonché un crimine che richiede giustizia”. Il Gcc, ha assicurato al-Budaiwi, “sostiene le misure adottate dall’Arabia Saudita per “proteggere la propria sicurezza, sovranità, integrità territoriale e l’incolumità dei propri cittadini e residenti”.

In questo contesto di tensione, l’esercito del governo yemenita – riconosciuto a livello internazionale – ha abbattuto droni dei ribelli filo-iraniani Houthi diretti verso la città di Marib, nello Yemen centrale. Lo hanno riferito i media statali yemeniti, rilanciati da Al Jazeera. Secondo quanto riportato da una fonte militare yemenita, l’attacco dei droni avrebbe ucciso tre membri delle forze governative, ferendone alte quattro.

Mojtaba Khamenei in fin di vita?

L’ayatollah Mojtaba Khamenei sarebbe in fin di vita. Proprio per questo motivo, dal giorno della sua elezione non ci sarebbe stata nessuna apparizione in pubblico, nessuna immagine recente, solo alcuni messaggi scritti a testimoniare la sua effettiva esistenza. A riferirlo è il portale IranWire che cita due fonti vicine all’amministrazione del presidente Massoud Pezeshkian.

Secondo quanto scrive il portale, vicino all’opposizione e realizzato da giornalisti che vivono fuori dal Paese, dopo l’attacco in cui il 28 febbraio morì il padre Alì e lui rimase ferito, Khamenei non ha incontrato alcun membro del governo. Ai massimi livelli del regime circolano sempre più insistentemente voci secondo cui si trova in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro.

Da quando è stato nominato nuova Guida suprema, Mojtaba non è neppure mai apparso in pubblico né ha tenuto discorsi, ma ha comunicato attraverso messaggi scritti a lui attribuiti. “Non ci sorprenderebbe ricevere presto la notizia del suo martirio”, ha spiegato una delle fonti sentite da IranWire.

Fumata nera a Roma nei colloqui tra Israele e Libano

I colloqui nella Capitale italiana tra Israele e Libano non ha sancito nessun compromesso tra le parti. Un incontro meno proficuo di quanto auspicato, che lascia ancora tanti dubbi sul futuro della terra dei cedri. Al termine dei tre giorni di colloqui tra Israele e Libano a Roma mediati dagli Stati Uniti, le parti non hanno ancora raggiunto un accordo su quali paesi saranno rappresentati nel comitato che dovrà verificare l’effettiva bonifica del sud del Libano.

Lo riporta Haaretz, secondo cui è stata stilata una breve lista di potenziali candidati, ma non è stato ancora raggiunto un consenso pienamento condiviso da entrambi in Pesi coinvolti. Secondo quanto riferito, Israele si rifiuta di procedere con ulteriori ritiri dal Libano meridionale proprio a causa dei disaccordi sul meccanismo di verifica dell’effettiva bonifica del territorio da militanti e infrastrutture di Hezbollah. Anche per quanto riguarda il ruolo del nostro Paese nell’area, la situazione non sembra essere totalmente delineata. Per la Farnesina è “prematuro parlare di ruolo o uso di personale italiano nel negoziato”.

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