Nuova offensiva degli Stati Uniti in Iran. Una cinquantina di missili Tomahawks contro target iraniani in poco più di due ore. “Colpiremo duro”: poco tempo dopo gli avvertimenti di Trump e del capo del Pentagono Pete Hegseth sono iniziati nella notte i raid americani contro “molteplici obiettivi”. Esplosioni a Sirk, città affacciata sullo Stretto di Hormuz, nell’isola di Kish e a Minab. Tra i target le postazioni radar, sistemi militari e le città portuali. A Teheran è stata subito allertata la difesa aerea. “I bombardamenti finiranno a breve ma riprenderanno domani se l’Iran non firmerà l’accordo”, scandisce Trump. Poco dopo, l’agenzia di stampa statale, citando un funzionario iraniano, ha affermato che non c’è stato alcun contatto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aggiungendo che l’Iran avrebbe risposto militarmente agli “attacchi in corso”. La Guardia Rivoluzionaria Iraniana ha annunciato di aver preso di mira 18 siti “importanti” legati all’esercito statunitense nelle basi di Ali Al-Salem e Ahmed Al-Jaber in Kuwait, e nella Sheikh Isa Air Base in Bahrain.
Lo spazio aereo del Kuwait è stato riaperto alcune ore dopo essere stato chiuso in seguito agli attacchi iraniani in risposta ai raid statunitensi.
“Il traffico nello spazio aereo kuwaitiano è tornato alla normalità”, ha dichiarato l’Autorità per l’aviazione civile in un comunicato.
“Sono colpi di autodifesa” per la “continua e ingiustificata aggressione dell’Iran”, sottolinea il Centcom. E in risposta alle bombe statunitensi, il regime degli ayatollah sostiene di aver chiuso completamente Hormuz. “Qualsiasi nave tenti l’attraversamento dello Stretto sarà presa di mira”, la minaccia. Un blocco però smentito dal Comando centrale Usa: “le navi commerciali continuano a transitare dentro e fuori lo Stretto”, è la versione degli Stati Uniti. Intorno alle 3 di notte (ora italiana) l’annuncio del comando centrale Usa su X: “Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) “hanno completato ulteriori attacchi di autodifesa contro molteplici obiettivi in Iran”. La nuova escalation è arrivata dopo che Teheran aveva abbattuto un elicottero Apache americano su Hormuz.
La giornata conclusa con il via libera ai nuovi attacchi era stata scandita dalle dichiarazioni del presidente americano. “Li attaccheremo e li attaccheremo molto duramente, riprenderemo a bombardare. Abbiamo il diritto di farlo. Hanno abbattuto il nostro elicottero”. Seguite dagli avvisi (di guerra) di Pete Hegseth “Gli attacchi contro l’Iran saranno netti e potenti”, le parole del capo del Pentagono.
Secondo Axios prima di autorizzare i raid, Trump si è riunito nella situation room con il suo team per la sicurezza nazionale per studiare “un’operazione lampo e su vasta scala” in Iran per costringere così il regime ad accettare l’accordo e convergere sulle linea americana nei negoziati.
Novanta minuti dopo l’inizio degli attacchi Trump sembra frenare l’offensiva: “gli iraniani mi hanno chiesto di interrompere i bombardamenti, cesseranno a breve”, le parole del presidente Usa ai microfoni di Fox News.
Lascia un commento