Belfast & furious

Belfast è una città fantasma dopo l’ennesima notte di violenze razziali. Ieri la polizia ha utilizzato un cannone ad acqua per disperdere i manifestanti che per la seconda sera consecutiva si erano radunati per protestare contro le politiche migratorie di Londra. Un centinaio di persone si sono radunate in diverse zone della città, alcuni pacificamente. Tuttavia, la situazione si è fatta tesa nelle prime ore della sera in una strada di Glengormley, a nord della capitale nordirlandese, dove è stata dispiegata una consistente presenza di polizia. I manifestanti hanno lanciato oggetti, tra cui mattoni e bottiglie di vetro, contro la polizia e hanno dato fuoco ai cassonetti.

Il centro di Belfast è stato risparmiato dalle violenze, a differenza della notte precedente, quando erano scoppiate rivolte anti-immigrati in seguito a un’aggressione con un coltello avvenuta lunedi’ sera. La vittima, Stephen Ogilvie, ha perso un occhio. E’ ricoverato in ospedale in condizioni stabili, ha dichiarato la sua famiglia che in un comunicato si dice “disgustata” dalle violenze.

I disordini sono stati definiti “scioccanti” dal Primo Ministro Keir Starmer e la polizia nordirlandese ha annunciato l’invio di rinforzi, attesi per oggi. Gli appelli a manifestare sono stati amplificati da figure di estrema destra, tra cui l’attivista Tommy Robinson e il miliardario americano Elon Musk.

Nonostante gli appelli alla calma, la tensione era palpabile ieri sera a Belfast, dove molti negozi e ristoranti erano chiusi e le strade del centro erano deserte. Graffiti islamofobi imbrattano muri e saracinesche dei negozi nel quartiere dove un autobus il giorno prima era stato dato alle fiamme e decine di famiglie di immigrati costrette a lasciare le proprie abitazione assediate dagli incendi.

La violenza è scoppiata dopo la diffusione online di un video dell’aggressione di lunedì, in cui si vede un rifugiato senegalese accoltellare ripetutamente un uomo a terra. Le autorità hanno denunciato il ruolo dei social e accusato alcuni utenti di aver alimentato la rabbia online. L’autorità di regolamentazione dei media Ofcom ha ammonito le piattaforme, ricordando loro i propri obblighi legali. In seguito, la polizia ha avvertito che la condivisione degli indirizzi di cittadini stranieri potrebbe “costituire reato”.

La ministra degli Interni dell’Irlanda del Nord, Naomi Long, ha accusato coloro che sui social media “sfruttano la legittima paura che le persone provano di fronte a questi eventi”, denunciando il “razzismo” alla base della violenza. Il sospettato dell’attentato, Hadi Alodid, un sudanese di 30 anni, è comparso ieri mattina davanti a un giudice di Belfast.

Accusato, tra le altre cose, di tentato omicidio, ha rifiutato l’assistenza legale ed era accompagnato da un interprete. Dopo l’udienza, è stato posto in custodia cautelare in attesa della prossima udienza, fissata per l’8 luglio. Le sue motivazioni rimangono sconosciute, ma la polizia nordirlandese ha escluso al momento l’ipotesi di terrorismo.

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