Cronache Marziali 86

La guerra contro l’Iran ha rappresentato “una battuta d’arresto” per gli Stati Uniti e Israele, ai quali Teheran ha inferto un “colpo decisivo”. A dichiararlo è stata la Guida Suprema della Repubblica Islamica, Mojtaba Khamenei, in un messaggio scritto diffuso in occasione dell’anniversario della morte del fondatore del regime, Ruhollah Khomeini.

Nel suo discorso, la Guida Suprema ha ammonito che gli Stati Uniti e Israele starebbero cercando di “dividere” la nazione iraniana, dopo aver subito una “sconfitta schiacciante” nel conflitto lanciato contro il suo Paese. “Il loro strumento principale per indebolire l’Iran è seminare dubbi, disperazione, paura, sfiducia e divisione”, ha scritto Khamenei nella dichiarazione letta ad alta voce, ribadendo che “il nemico malevolo” sia andato incontro a un pesante insuccesso sul campo di battaglia.

L’allarme dell’Aiea: siti nucleari inaccessibili da un anno

Parallelamente alle tensioni sul campo, si registra il duro monito dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. L’Aiea ha infatti lanciato l’allarme per l’impossibilità di accedere ai siti nucleari iraniani, chiedendo formalmente a Teheran di consentire nuove verifiche. In un documento riservato, l’organismo internazionale evidenzia come la mancanza di ispezioni rappresenti una seria “causa di preoccupazione per la proliferazione”, invitando l’Iran a “cooperare in modo costruttivo”.

“Sebbene l’Agenzia riconosca che gli attacchi militari contro le strutture e i siti nucleari iraniani abbiano creato una situazione senza precedenti, è fondamentale poter condurre attività di verifica in Iran senza indugio”, si legge nel testo firmato dall’agenzia dell’Onu.

I timori della comunità internazionale affondano le radici nei dati storici del programma nucleare di Teheran. Prima degli attacchi statunitensi sferrati nel giugno del 2025, l’Aiea stimava che l’Iran possedesse circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 percento, una soglia vicina al 90 percento necessario per fabbricare una bomba atomica e ben al di sopra del limite del 3,67 percento che era stato fissato dall’accordo del 2015.

Da un anno a questa parte, tuttavia, il governo iraniano rifiuta categoricamente l’accesso degli ispettori nei siti che erano stati colpiti dai raid statunitensi e israeliani. “La mancanza di accesso dell’agenzia da quasi un anno per verificare l’uranio altamente arricchito e l’uranio a basso arricchimento è motivo di preoccupazione per la proliferazione”, si sottolinea nel report, nel quale il direttore generale Rafael Grossi invita l’Iran a mostrare un coinvolgimento costruttivo per facilitare la piena attuazione delle salvaguardie.

Nuovo scontro in mare: colpita nave statunitense

La tensione resta altissima anche sul fronte militare marittimo. La Marina iraniana ha infatti annunciato di aver preso di mira il centro di comando e controllo di un cacciatorpediniere statunitense, un’azione presentata da Teheran come una risposta immediata ad “azioni ostili” che erano state condotte contro le navi della Repubblica Islamica. A riportare la notizia è stata l’agenzia di stampa locale Tasnim.

La Camera Usa approva il ritiro delle truppe dall’Iran. Trump: “Voto insignificante e antipatriottico”

Via libera a una risoluzione con 215 voti favorevoli e 208 contrari. Quattro repubblicani hanno votato sì assieme ai democratici. Il presidente può porre il veto

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un testo che ordina il ritiro delle truppe dalla guerra contro l’Iran, un affronto per il Presidente Donald Trump che ha coinvolto l’esercito nel conflitto il 28 febbraio.

La risoluzione, approvata anche con i voti di quattro legislatori repubblicani, ha una portata soprattutto simbolica a causa del diritto di veto del Presidente americano. Secondo Reuters, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la risoluzione, promossa dai Democratici, volta a fermare la guerra contro l’Iran fino a quando il Congresso non autorizzerà la ripresa delle ostilità.

La Camera ha approvato la risoluzione con 215 voti favorevoli e 208 contrari, con quattro repubblicani che hanno votato a favore insieme ai democratici.

Il presidente Usa, Donald Trump, ha criticato duramente il voto. “Con una votazione insignificante, la Camera ha votato, con 4 repubblicani corrotti e tutti i democratici, per limitare i miei poteri di guerra, proprio nel bel mezzo delle trattative finali per porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran”, si legge nel post di Trump sul suo social Truth. “Chi mai farebbe una cosa così antipatriottica? Sanno a che punto sono le trattative. I democratici sono alimentati dalla sindrome anti-Trump. Preferirebbero che il nostro Paese fallisse piuttosto che concedermi un’altra, tra le tante, vittorie”, ha concluso, “i quattro repubblicani, beh, questa è tutta un’altra storia: dovrebbero vergognarsi. MAGA!!!”.

Wsj, Trump attaccherebbe solo se saranno uccisi soldati Usa

Trump avrebbe confidato privatamente ai suoi collaboratori che prenderebbe in considerazione la possibilità di porre fine al cessate il fuoco con l’Iran se Teheran uccidesse soldati americani, hanno riferito funzionari statunitensi, insistendo sul fatto che la pausa di diverse settimane nei raid aerei rimane in vigore nonostante il susseguirsi di scontri violenti, lo scrive il Wall Street Journal. La riluttanza del presidente a riaccendere la guerra suggerisce che potrebbe essere disposto a tollerare piccole recrudescenze per settimane, o addirittura mesi, pur di evitare un conflitto più ampio in Medio Oriente.

Ucciso un casco blu nel sud del Libano. Hezbollah rifiuta il cessate il fuoco

Un casco blu serbo è stato ucciso da un colpo di mortaio che ha colpito la sua posizione vicino a Marjayoun, nel Libano sudorientale. Secondo quanto riferisce la missione Unifil nella regione, il militare è stato portato in gravi condizioni in elicottero a Beirut dove è spirato questa mattina. Due altri caschi blu rimasti feriti stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base della Unifil. Non ci sono italiani coinvolti.

La vittima è stata poi identificata dalla Difesa serba come il sergente maggiore Milovan Jovanovic, 37 anni, morto “a causa delle ferite riportate in seguito all’impatto di un missile contro la base Onu”. Jovanovic “ha ricevuto le prime cure mediche in un ospedale all’interno della base dopo essere stato ferito, ed è stato poi trasportato in elicottero al Centro Medico Universitario di Beirut, dove è deceduto intorno alle 4 del mattino localo”, si legge in un comunicato.

Unifil scrive su X di aver avviato un’indagine “per accertare le esatte circostanze che hanno portato a questo tragico incidente” e rileva “un numero sempre crescente di traiettorie e impatti nel Libano meridionale”. La missione Onu ribadisce l’appello “a tutti gli attori affinché rispettino i loro obblighi in virtù del diritto internazionale e garantiscano la sicurezza e la protezione del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite in ogni momento, inclusa l’astensione da azioni che possano mettere in pericolo i caschi blu”.

Nel contempo chiede “alle autorità nazionali competenti di indagare sull’incidente, di perseguire i responsabili e di garantire la responsabilità penale: gli attacchi deliberati contro i caschi blu costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, e possono configurare crimini di guerra”.

L’esercito israeliano accusa Hezbollah per l’attacco. “L’organizzazione terroristica Hezbollah ha sparato colpi di mortaio che hanno colpito un avamposto Unifil, uccidendo un membro delle Nazioni Unite nel sud del Libano e ferendone altri due. Un esame della traiettoria dei proiettili indica chiaramente che l’attacco è stato effettuato dall’organizzazione terroristica”, ha dichiarato un portavoce dell’Idf, secondo quanto riportato dal sito israeliano Ynet News.

Hezbollah respinge il cessate il fuoco

Hezbollah ha respinto il cessate il fuoco tra Libano e Israele mediato dagli Stati Uniti. Lo riporta SkyNews Uk citando una dichiarazione del gruppo. Hezbollah afferma di aver “informato ufficialmente il presidente libanese Joseph Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese”. Hezbollah aggiunge inoltre di considerare “il ritorno degli sfollati, gli sforzi di ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi” come “condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo”. Il gruppo filo iraniano non ha partecipato ai colloqui per concordare il cessate il fuoco. I negoziati tra Libano e Israele sono “vergognosi”, dice il leader di Hezbollah, Naim Qassem iniziando il suo atteso discorso sugli eventi degli ultimi giorni.

Il cordoglio dell’Italia

Il Governo italiano “esprime la più ferma condanna per l’uccisione di un peacekeeper serbo di Unifil nel sud del Libano e per il ferimento di altri militari impegnati nella missione. L’Italia – si legge in una nota di Palazzo Chigi – esprime il proprio cordoglio alla famiglia della vittima, alle Autorità e al popolo serbo, augurando una pronta guarigione ai feriti. Si richiama la responsabilità di tutte le parti in causa nel garantire la sicurezza del personale delle Nazioni Unite, il cui contingente non deve in alcun modo essere oggetto di attacchi o restrizioni della libertà di movimento. L’Italia accoglie con favore l’annuncio del rinnovato cessate il fuoco tra Israele e Libano, auspicando una conclusione duratura delle ostilità attraverso il rigoroso rispetto degli impegni assunti, incluso il termine di ogni attività militare da parte di Hezbollah”. Il Governo italiano conferma, infine, “il proprio sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano, proseguendo nell’impegno per la pace e la stabilità della regione”.

La Difesa italiana e il ministro Guido Crosetto su X esprimono “cordoglio alle Forze armate serbe e al ministro della Difesa Bratislav Gai per il peacekeeper serbo che ha perso la vita a seguito di un colpo di mortaio caduto questa notte in una postazione Unifil nel Settore Est del Libano, dove non opera il contingente italiano. In questo momento di dolore, il nostro pensiero va alla famiglia della vittima e la nostra sentita vicinanza agli altri due militari della missione rimasti feriti, a cui auguriamo una pronta e completa guarigione”

Su X ha scritto anche il generale Luciano Portolano, capo di Stato Maggiore: “A nome delle Forze Armate Italiane, desidero esprimere le più sentite condoglianze a seguito dei tragici eventi della scorsa notte, quando una base di Unifil nel Settore Est è stata colpita da fuoco di mortaio, causando la morte di un casco blu serbo. In questo momento di profondo dolore, i nostri pensieri sono con la famiglia del soldato caduto e con le Forze Armate Serbe, cui esprimiamo la nostra sincera solidarietà. L’Italia è al fianco di tutto il personale Unifil che continua a operare con professionalità e coraggio, impegnato nella causa della pace”.

Che cosa prevede il cessate il fuoco tra Libano e Israele

“A seguito dei negoziati guidati dagli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato l’attuazione di un cessate il fuoco”. Lo ha annunciato la scorsa notte un comunicato del Dipartimento di Stato Usa. “La tregua è subordinata alla completa cessazione degli attacchi di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i suoi membri dal settore del Litani meridionale”. Tempo qualche ora e questa mattina la stampa libanese ha riferito di attacchi israeliani condotti nel sud del Paese. L’agenzia di stampa statale Nna, in particolare, ha parlato di raid con droni lungo le strade in diverse località del Libano meridionale: almeno uno di questi ha causato vittime.

Ma che cosa avrebbe previsto il cessate il fuoco condizionato? “Le due parti hanno concordato, con la guida degli Stati Uniti, di procedere rapidamente alla creazione di zone pilota in cui le Forze Armate libanesi assumeranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo qualsiasi attore non statale. Questi passi consentiranno di compiere progressi verso un accordo globale di pace e sicurezza. Tutti i paesi hanno ribadito che il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo, da parte di qualsiasi attore statale o non statale, di tenere in ostaggio il futuro del Libano”.

Le richieste di Israele

“Israele ha ribadito che la sua sicurezza e il rispetto della sua integrità territoriale possono essere garantiti solo attraverso il disarmo di Hezbollah e lo smantellamento delle sue infrastrutture in tutto il Libano”, spiegava la nota diffusa dal Dipartimento di Stato.

“Il Libano ha ribadito la necessità del reciproco rispetto dei confini internazionalmente riconosciuti, l’urgente necessità di una piena attuazione della cessazione delle ostilità, sottolineando i principi di integrità territoriale e di piena sovranità statale”, si leggeva ancora nella nota.

“Il Libano si è impegnato a rafforzare le capacità delle Forze Armate libanesi, con il sostegno degli Stati Uniti, per esercitare un controllo effettivo su tutto il territorio nazionale. Le due parti hanno concordato di riprendere i colloqui sui temi politico e di sicurezza nella settimana del 22 giugno, al fine di raggiungere un accordo globale. Gli Stati Uniti si sono impegnati a continuare a facilitare la comunicazione tra le parti nel frattempo”.

Le due parti hanno concordato di riprendere i colloqui sui temi politico e di sicurezza nella settimana del 22 giugno, al fine di raggiungere un accordo globale. Gli Stati Uniti si sono impegnati a continuare a facilitare la comunicazione tra le parti nel frattempo”.

Ben Gvir, “la tregua un grave errore”

Chi non era d’accordo con il cessate il fuoco è Itamar Ben Gvir che aveva parlato di “grave errore”. “Hezbollah non ha lasciato l’area a sud del fiume Litani e l’esercito libanese non ha modo di imporne l’allontanamento”, scrive il ministro della Sicurezza Nazionale su X “Lo Stato libanese è un partner di Hezbollah. Ci sono ministri nel suo governo che rappresentano Hezbollah e familiari di membri di Hezbollah prestano servizio nell’esercito libanese”. Ben Gvir prevede che “in pratica, Hezbollah diventerà solo più forte e, invece di sconfiggerlo, Israele accetta la sua esistenza. Ci sono momenti in cui bisogna dire ‘no’, anche al presidente degli Stati Uniti, e quando non lo faremo, ci troveremo di fronte a Hezbollah la prossima volta, quando sarà più forte e più pericoloso”, aveva concluso.

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