Cronache Marziali 83

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha difeso pubblicamente la propria strategia negoziale con l’Iran, respingendo le critiche interne e assicurando che il futuro accordo sarà “positivo per gli Stati Uniti e per chi è con noi”. Attraverso la sua piattaforma Truth Social, il capo della Casa Bianca ha affermato che Teheran “vuole davvero raggiungere un accordo” e ha contestato duramente gli oppositori politici che, a suo dire, ostacolano l’azione diplomatica della presidenza durante lo stato di conflitto.

“I Democratici, e vari Repubblicani apparentemente antipatriottici, non capiscono che per me è molto più difficile svolgere correttamente il mio lavoro e negoziare, quando i politicanti continuano a “cinguettare” negativamente, a livelli mai visti prima, ripetutamente, che dovrei muovermi più velocemente, o più lentamente, o entrare in guerra, o non entrare in guerra, o qualsiasi altra cosa?”, ha dichiarato Trump, aggiungendo una rassicurazione finale: “State tranquilli, alla fine andrà tutto bene – come sempre!”.

Il presidente statunitense ha inoltre sferrato un attacco diretto ai media, con particolare riferimento a un’emittente televisiva nazionale, smentendo le ricostruzioni relative ai contenuti dei colloqui sul programma atomico di Teheran. “La CNN, con le sue solite affermazioni, ha dichiarato oggi che il mio accordo sul nucleare iraniano non parla di nucleare, quando in realtà afferma, molto chiaramente, che l’Iran non avrà armi nucleari. Prosegue poi, con dovizia di particolari e in modo dettagliato, discutendo vari altri aspetti del nucleare. In effetti, la maggior parte dell’accordo riguarda proprio questo”, ha scritto Trump su Truth. Il presidente ha poi concluso: “La CNN, e molti altri media che diffondono notizie false sono un disastro in termini di ascolti. Anche con una nuova proprietà, è improbabile che la situazione migliori mai”.

Sul fronte diplomatico, secondo quanto riferito da The Times of Israel sulla base di informazioni dell’agenzia di stampa iraniana Tasnim, Teheran starebbe lavorando a una serie di modifiche a una bozza di Memorandum d’intesa finalizzato a porre fine alle ostilità con Washington. La decisione giunge dopo l’invio da parte di Trump di una proposta di Memorandum d’intesa più rigida, elemento che evidenzia le distanze ancora da colmare tra le parti. L’agenzia Tasnim, pur confermando la ricezione del testo più duro da parte statunitense, ha specificato che gli scambi “sono in corso, con entrambe le parti che propongono regolarmente emendamenti”. Tuttavia, il capo negoziatore iraniano ha posto una condizione vincolante, avvertendo che Teheran non accetterà alcun accordo se non verranno pienamente garantiti i diritti dell’Iran.

Nonostante il canale diplomatico rimanga aperto, la tensione militare sul campo resta alta, registrando violazioni del cessate il fuoco in corso. L’agenzia iraniana Mehr ha documentato un’operazione delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, le quali hanno colpito e distrutto la base aerea utilizzata dalle forze statunitensi per lanciare un attacco contro una torre di telecomunicazioni sull’isola di Sirik, nella provincia di Hormozgan.

Di contro, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom) ha comunicato tramite la piattaforma X di aver condotto, nelle giornate di sabato e domenica, attacchi mirati e controllati di autodifesa a Goruk, in Iran, e sull’isola di Qeshm. Gli obiettivi colpiti comprendono radar e siti di comando e controllo di droni iraniani. Secondo la nota del CentCom, l’intervento dei caccia statunitensi si è reso necessario in risposta ad azioni aggressive da parte iraniana, nello specifico l’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 che operava in acque internazionali. I caccia americani hanno neutralizzato le difese aeree iraniane, una stazione di controllo a terra e due droni d’attacco che minacciavano le navi in transito nella regione. Il bilancio statunitense non registra feriti tra i propri militari. Il CentCom ha ribadito che proseguirà le attività a tutela delle risorse e degli interessi degli Stati Uniti a fronte di quella che ha definito un’ingiustificata aggressione iraniana.

Libano,Netanyahu ordina l’attacco a sud di Beirut. Il Consiglio di sicurezza Onu convocato d’urgenza

Benjamin Netanyahu ha ordinato di colpire i sobborghi meridionali di Beirut, dopo l’uccisione di un soldato dell’Idf e il ferimento di altri tre nei pressi del castello di Beaufort. “Alla luce delle ripetute violazioni del cessate il fuoco in Libano da parte di Hezbollah e degli attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato alle Forze di Difesa Israeliane di colpire obiettivi terroristici” nella periferia meridionale di Beirut, si legge in una dichiarazione ufficiale.

Da parte sua il presidente libanese Joseph Aoun ha dichiarato che il suo Paese sta affrontando “una vile e riprovevole aggressione israeliana”, dopo che Israele ha intensificato la sua offensiva contro Hezbollah. Aoun in un post su X e si impegna a “lavorare per porre fine alle sofferenze del popolo libanese, e in particolare di quello del sud”.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà oggi in una seduta d’emergenza per discutere l’espansione dell’offensiva israeliana in Libano. L’incontro, richiesto formalmente dalla Francia, segue la presa di controllo da parte delle Forze di difesa israeliane (Idf) del castello medievale di Beaufort, un’iconica fortezza contesa da 900 anni che rappresenta la più profonda incursione in territorio libanese degli ultimi 26 anni.

Le reazioni internazionali

Il presidente francese Emmanuel Macron ha condannato l’operazione, affermando che “nulla giustifica la grave escalation in corso nel sud del Libano” e invocando l’immediata cessazione delle ostilità. Di contro, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso di intensificare le manovre militari, descrivendo la conquista della fortezza come una “svolta fondamentale” e una “svolta decisiva” nella campagna contro Hezbollah.

In una dichiarazione video diffusa dopo il posizionamento della bandiera israeliana sul castello – già utilizzato come base dall’Idf durante l’occupazione ventennale terminata nel 2000 – Netanyahu ha dichiarato: “Siamo tornati uniti, determinati e più forti che mai”. Il premier ha poi aggiunto: “Ora il mio ordine è di consolidare ed espandere il nostro controllo nei luoghi che erano sotto il controllo di Hezbollah. La conquista di Beaufort rappresenta una tappa fondamentale e un cambiamento radicale nella politica che stiamo seguendo”.

Sul fronte opposto, il presidente libanese Joseph Aoun ha denunciato tramite la piattaforma X che il Paese sta affrontando una “feroce e condannabile aggressione israeliana”, impegnandosi a “lavorare per porre fine alle sofferenze del popolo libanese in generale e della popolazione del Sud in particolare”.

Sotto il profilo diplomatico, gli Stati Uniti stanno conducendo sforzi per ottenere una de-escalation. Un alto funzionario statunitense ha confermato che il Segretario di Stato Marco Rubio ha interloquito con il presidente Aoun e il premier Netanyahu. “Per far progredire i colloqui, gli Stati Uniti hanno proposto una sequenza chiara: Hezbollah deve cessare tutti gli attacchi contro Israele. In cambio, Israele si asterrà dall’escalation a Beirut”, ha riferito la fonte.

Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica israeliana Kan, Tel Aviv subordina il ritmo del proprio ritiro dal Libano ai progressi nel disarmo di Hezbollah. La proposta israeliana prevede un arretramento graduale delle truppe verso sud e una riduzione della zona di sicurezza, proporzionali all’efficacia delle operazioni dell’esercito regolare libanese. Funzionari governativi hanno tuttavia precisato a Kan che il disimpegno totale non avverrà “finché sussisterà una minaccia”.

Nel frattempo, sul campo continuano i combattimenti. Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha dichiarato di aver preso di mira le unità israeliane nei pressi di Beaufort, oltre a postazioni militari e infrastrutture a Shlomi e Nahariya, mentre le sirene d’allarme hanno risuonato nella zona di Acri.

Il conflitto in Libano ha subito una forte accelerazione il 2 marzo, a seguito del lancio di razzi da parte di Hezbollah in rappresaglia per l’uccisione della Guida Suprema iraniana da parte di Stati Uniti e Israele. Nonostante una tregua sia formalmente entrata in vigore il 17 aprile, il cessate il fuoco non è mai stato rispettato, con costanti accuse reciproche di violazione.

Il bilancio umano della campagna è severo. L’esercito israeliano ha comunicato che “dall’inizio del cessate il fuoco, 900 terroristi di Hezbollah sono stati eliminati”. Di contro, l’ultimo bollettino del ministero della Salute libanese attesta che gli attacchi israeliani hanno provocato la morte di oltre 3.412 persone a partire dall’inizio di marzo.

I canali negoziali restano parzialmente aperti: delegazioni militari di Beirut e Tel Aviv hanno tenuto colloqui sulla sicurezza a Washington venerdì scorso, e ulteriori sessioni di mediazione coordinate dagli Stati Uniti sono programmate per la prossima settimana.

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