Tra minacce incrociate, i negoziati tra Stati Uniti e Iran entrano in una nuova fase di attesa. Donald Trump annuncia il “Project Freedom” per liberare le navi commerciali neutrali ‘arenate’ da settimane nello Stretto di Hormuz. L’operazione scatta oggi.
“Paesi di tutto il mondo, quasi tutti estranei alla disputa mediorientale in corso, così palesemente e violentemente sotto gli occhi di tutti, hanno chiesto agli Stati Uniti di intervenire per liberare le loro navi”, l’annuncio del presidente americano su Truth.
Teheran reagisce minacciando ritorsioni. “Qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco”, dice Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale. Poi l’avvertimento aumenta di decibel. “Attaccheremo le forze americane qualora si avvicinassero a Hormuz”, è l’intimidazione dell’esercito iraniano.
Intanto non prendono slancio le trattative tra Usa e Iran. Teheran – attraverso i mediatori pachistani – ha offerto una risoluzione di 14 punti che entro 30 giorni si pone come obiettivo la fine della guerra. Il regime degli ayatollah chiede lo stop delle sanzioni e del blocco navale oltre alla cessazione del conflitto in Libano. Ma la proposta della Repubblica Islamica è priva di riferimenti al programma nucleare. Un dossier, quello sull’uranio arricchito, ritenuto invece prioritario dagli Stati Uniti.
Trump ha quindi dichiarato all’emittente israeliana Kan News di aver esaminato la nuova proposta dell’Iran e di averla trovata “inaccettabile”. “L’ho studiata, ho studiato tutto: non è accettabile”, le parole del presidente americano. Poi l’apertura ai negoziati. “Sono pienamente consapevole che i miei rappresentanti stanno avendo colloqui molto positivi con l’Iran e che questi colloqui potrebbero portare a qualcosa di molto positivo per tutti”.
Teheran minaccia: “Attaccheremo le forze Usa se si avvicinano a Hormuz”
Le forze statunitensi saranno attaccate se tenteranno di entrare nello Stretto di Hormuz. E’ il monito dell’esercito iraniano dopo l’annuncio di Donald Trump di voler scortare le navi attraverso il passaggio. “Avvertiamo che qualsiasi forza armata straniera, in particolare l’aggressivo esercito statunitense, che, qualora intendesse avvicinarsi o entrare nello Stretto di Hormuz, sarà presa di mira e attaccata”, ha dichiarato il generale Ali Abdollahi del comando centrale dell’esercito iraniano, all’emittente statale Irib. “Abbiamo ripetutamente affermato che la sicurezza dello Stretto di Hormuz è sotto il controllo delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran e, in ogni circostanza, qualsiasi passaggio sicuro deve essere coordinato con queste forze”, ha aggiunto.
Macron: “Usa e Iran collaborino per riaprire Hormuz”
Il presidente francese, Emmanuel Macron, al suo arrivo al vertice della Comunità Politica Europea, ha chiesto una riapertura dello Stretto di Hormuz “coordinata” tra “Iran e Stati Uniti”. Il presidente francese ha espresso scetticismo riguardo alla nuova operazione lanciata dall’omologo americano, Donald Trump, per sbloccare questa importante via navigabile, definendo il quadro “poco chiaro”.
Petrolio: prezzi stabili in Asia, occhi su Iran e Hormuz
Il prezzi del petrolio in Asia sono rimasti stabili, con il Wti sotto quota 102 dollari al barile, dopo due sedute consecutive di calo, e il Brent che permane sopra i 108 dollari. Il mercato valuta segnali di possibile allentamento delle tensioni nel Golfo e guarda alle parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dichiarato come Washington si prepari a intervenire per “liberare” le navi cargo rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz, indicando al contempo progressi nei negoziati con Iran. L’iniziativa, denominata “Project Freedom” e annunciata sulla piattaforma Truth Social, punta a facilitare l’uscita delle navi civili battenti bandiera di Paesi non coinvolti nel conflitto dall’area contesa, consentendo la ripresa delle attività commerciali.
Il Giappone: “La chiusura dello Stretto ha un impatto enorme per l’Asia”
La chiusura dello Stretto di Hormuz e la conseguente carenza di petrolio sta determinando “un impatto enorme” sulla regione asiatica-pacifica. Lo ha detto il primo ministro giapponese Sanae Takaichi, intervenendo dopo i colloqui con il primo ministro australiano Anthony Albanese. La premier nipponica ha fatto sapere che i due Paesi reagiranno con “urgenza” per garantire approvvigionamenti energetici stabili.
Teheran: “Qualsiasi ingerenza Usa a Hormuz viola il cessate il fuoco”
“Qualsiasi interferenza americana nel nuovo regime marittimo dello Stretto di Ormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco”, ha annunciato su X Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale. L’alto funzionario iraniano ha avvertito che Teheran considererà qualsiasi “ingerenza statunitense” nello Stretto di Ormuz come una violazione del cessate il fuoco in vigore, dopo l’annuncio da parte di Donald Trump di un’operazione volta a scortare le navi bloccate nel Golfo.
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