Hanno tutti regione

Nel centrodestra, il voto nelle Marche non influenzerà la scelta dei candidati nella altre Regioni, decisione che dovrebbe avvenire prima del 28-29 settembre. È quanto assicurano fonti qualificate di Fratelli d’Italia. Se da una parte si cerca di slegare la riconferma del meloniano Francesco Acquaroli dalla scelta degli altri nomi in corsa in Puglia, Campania e Veneto, dall’altra si certifica lo stallo nella trattativa.

Niente è deciso – si ripete da via della Scrofa – tutto è ancora aperto, in attesa del vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, che potrebbe tenersi questa settimana, anche se al momento non c’è ancora niente fissato in agenda. È “plausibile”, però, che il dossier sia chiuso prima del voto nelle Marche, conferma il capogruppo FdI alla Camera, Galeazzo Bignami.

Il nodo principale resta il Veneto, che la Lega continua a rivendicare. Per la prima volta, sabato sera Matteo Salvini ha parlato pubblicamente della corsa del suo 32enne vice Alberto Stefani, sciogliendo la riserva su chi vedrebbe come erede di Luca Zaia.

“Il nome di Stefani è sicuramente importante più che apprezzabile. Crediamo e abbiamo la fortuna di avere diverse personalità di grande solidità e capacità amministrativa anche in FdI”, commenta Bignami. “Non ragioniamo nell’ottica di dire che Fratelli d’Italia è il primo partito e quindi lo vogliamo noi perché lo avremmo già potuto fare, dappertutto peraltro – aggiunge – ma non intendiamo farlo perché bisogna rispettare i territori e le autonomie, il Veneto in particolare ha una storia importante da questo punto di vista”.

Dopodiché, dal partito si sottolinea come la trattativa sia ancora aperta e come, vista la situazione di rapporti sbilanciati a favore degli alleati, resti un ‘diritto’ di FdI ambire a governare una Regione del Nord (nel ‘Cencelli’ del centrodestra FdI, primo partito della coalizione, governa ‘solo’ 3 Regioni, la Lega e FI 4). Sul dossier veneto si proietta anche l’ombra, ingombrante, del governatore uscente. Zaia dovrebbe candidarsi in Veneto alla guida della lista della Lega, stando a quanto viene riferito da fonti di Via Bellerio, per poi eventualmente dimettersi dal Consiglio regionale più avanti (in caso di candidatura in Parlamento alle suppletive per il seggio lasciato vacante da Stefani, o in caso di nomina governativa in una participata o in altro incarico).

Il presidente veneto attende ancora un via libera o un eventuale stop a una lista civica a suo nome, che Salvini si è limitato a definire un “valore aggiunto”, rinviando la decisione al tavolo dei leader. L’indicazione di Stefani “non è una sorpresa – dice – adesso dobbiamo attendere di capire quale sarà la scelta del tavolo nazionale rispetto al fatto che il candidato sia della Lega, e noi tifiamo che sia ovviamente un nostro rappresentante, oppure se ci saranno altre soluzioni. Io non ho nulla da dire sulla scelta e mi fermo qui”.

Nel caso in cui la casella del Veneto restasse alla Lega, si parla della candidatura del deputato forzista Mauro D’Attis in Puglia, e del vice ministro FdI Edmondo Cirielli in Campania, ma anche di un ‘civico’ come Giosy Romano. “Troveremo l’accordo ovunque e il prima possibile, quindi non c’e’ nessun tipo di problema”, taglia corto Salvini, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la presentazione dei candidati della Lega al Consiglio regionale della Calabria.

“L’obiettivo è diventare il primo partito qui”, assicura. Sul fronte interno, nella Lega continua a far discutere l’atteggiamento assunto da Roberto Vannacci sul territorio. Dopo la protesta della collega europarlamentare Susanna Ceccardi per le modalità di composizione delle liste in Toscana, le parole del governatore lombardo, Attilio Fontana, (“Vannaccizzare la Lega? Col ca…o”) e la richiesta di chiarimento avanzata dal segretario della Lega lombarda, Massimiliano Romeo, i ‘cahiers de doleances’ passano al vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio.

Se Vannacci “continua a muoversi in questo modo, il rapporto non si recupera. Sono anche convinto, come dice Romeo, che sia necessario un chiarimento prima di Pontida, per evitare che ci siano ancora dubbi su questa situazione”, afferma Centinaio, spiegando che da questo confronto si aspetta che Vannacci “inizi a rispettare le regole della Lega. Se non gli vanno bene, faccia il suo partito. Se invece dice di volerle cambiare, vuol dire che vuole puntare alla leadership e a me questo non sta bene”.

“Deve capire – sottolinea – che è entrato in un partito strutturato, che ha già un suo leader, Matteo Salvini. Ed è il nostro segretario che prende le decisioni. Se vuole essere accettato, è Vannacci che deve salvinizzarsi”. Vannacci, a chi gli chiede un commento, minimizza e dice: “Andremo avanti tutti insieme per fare la Lega più forte e più influente. Ognuno porti il meglio che ha e il meglio che può”.

E passiamo al centrosinistra.  “Unità”: quello che fino a ieri era un auspicio, diventa per i leader del centrosinistra la pietra angolare su cui costruire la campagna per le prossime regionali. La segretaria del Pd, in particolare, marca la differenza fra la coalizione di centrodestra, alla ricerca di un proprio candidato in Veneto – dove sembra favorito il leghista Alberto Stefani – in Campania e Puglia. “Hanno più candidati che elettori”, ironizza la segretaria durante una tappa del suo tour in Veneto. “Noi qui abbiamo un programma costruito insieme a tutte le forze dell’opposizione, politiche e civiche. Siamo uniti”. Una bella novità, sottolinea Elly Schlein, dopo anni in cui ci si è presentati più che divisi: frammentati. Una unità, è però l’avvertimento della segretaria dem “a cui la destra farebbe bene ad abituarsi”.

Il braccio di ferro con Antonio Decaro in Puglia e con Vincenzo De Luca in Campania sembra storia vecchia, dunque, sebbene la partita delle candidature per il Pd si sia chiusa formalmente solo tre giorni fa. “Devo dire che è un piacere potere affermare che qui la candidatura della coalizione progressista di Giovanni Manildo è stata scelta dai veneti e dal basso. Invece stiamo ancora cercando di capire quale sarà lo sfidante scelto da Roma dall’alto, dalla destra”, rimarca ancora Schlein continuando a punzecchiare Giorgia Meloni e la destra: “Siamo in campo e uniti in tutte le regioni che vanno al voto, è una cosa che non accadeva da molti anni e che ci rende particolarmente felici e orgogliosi perché l’unità della nostra coalizione è il presupposto per vincere e battere queste destre”.

Se Schlein rivendica con orgoglio l’unità ri-trovata del centrosinistra, Giuseppe Conte si gode la prima uscita di Roberto Fico da candidato in Campania. Un momento a lungo atteso dal presidente M5s che ha dovuto attendere la chiusura dell’accordo interno al Pd su Vincenzo De Luca. “La calorosa accoglienza del cuore popolare di Napoli, i Quartieri Spagnoli”, sottolinea il presidente M5s, “l’entusiasmo della comunità 5 Stelle e dell’onda civica che sta spingendo una nuova stagione di partecipazione e rinnovamento. Una folla straripante, piena di gioia, nel cortile di uno spazio nato da un progetto di rigenerazione urbana e oggi sede di un partecipato lavoro territoriale. In questa bellissima cornice abbiamo lanciato con grande orgoglio la candidatura di Roberto Fico, del nostro Roberto Fico”, rimarca Conte, “alla presidenza della Regione Campania. Siamo pronti a sostenerlo in questa sfida importante, centrale per il presente e il futuro della Campania e di tutto il Meridione”.

Un riferimento alla “nuova stagione di rinnovamento” che fa fischiare le orecchie al governatore uscente, Vincenzo De Luca. “Se il buongiorno si vede dal mattino… Buonanotte!”, dice il presidente campano. “Noi avevamo deciso qualche mese fa – e devo dare atto a Giuseppe Conte di avere avuto una posizione di grande correttezza – di discutere prima dei programmi e poi dei nomi”, ricorda De Luca: “Ho visto che c’è stata ieri una fuga in avanti”, con la presentazione di Fico come candidato ufficiale, “e hanno fatto tutto il contrario, cioè discutiamo prima dei nomi e, poi, se e quando capita, dei programmi. E non va bene perché questo significa politica politicante”.

Nonostante questo, suona come un messaggio di pace il riferimento di Roberto Fico al termovalorizzatore di Acerra, opera difesa strenuamente dal governatore uscente: “Le linee guida europee e non solo ci dicono che dobbiamo aumentare la raccolta differenziata ed è chiaro che nell’immediato è impossibile chiudere il termovalorizzatore di Acerra e nessuno ha mai detto specificatamente questa cosa”, ha precisato Fico.

Si ferma, invece, anzitempo la corsa di Mimmo Lucano, candidato nelle liste di Avs in Calabria. I Tribunali di Cosenza e di Reggio Calabria hanno reputato incandidabile l’europarlamentare ed ex sindaco di Riace, il paese ritenuto simbolo delle politiche di accoglienza dei migranti. I due uffici giudiziari, riferiscono fonti di Avs, fanno riferimento all’articolo 7 del decreto legislativo 235/2012 (noto come Legge Severino), per via di una condanna definitiva a 1 anno e 6 mesi per falso ideologico riportata da Lucano nell’ambito del processo “Xenia” su presunti illeciti nella gestione dei migranti. Una pena sospesa, ma sufficiente – secondo i giudici – a escludere Lucano dalla competizione elettorale delle Regionali, trattandosi di reati legati all’abuso di poteri pubblici.

Sempre secondo fonti di Avs Calabria, che parlano di “decisione assurda”, è già stato presentato ricorso contro l’esclusione della candidatura di Lucano. Il segretario regionale di Avs, Fernando Pignataro, definisce la vicenda “un teatro dell’assurdo, che penalizza una persona quale Lucano che nella sua vita ha avuto solo l’intento di fare bene anche sfidando i codici: la sua esclusione è un atto politico”. Sabato Avs terrà a Lamezia Terme una conferenza stampa con i leader nazionali Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per presentare le liste ma anche per parlare della vicenda dell’esclusione della candidatura di Lucano alle Regionali.

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