Lettera aperta a Sergio Mattarella

Questo il testo in anteprima di una mia lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sugli scontri tra polizia e studenti a Pisa che uscirà in questi giorni sul quotidiano Taranto e che non spedirò perchè so che il Presidente non avrebbe il tempo di leggerla.

Caro Presidente,
premesso, onde evitare fraintendimenti, che sono tra quegli italiani che la ammirano e che la ritengono uno tra i migliori presidenti che la storia della Repubblica ha espresso, devo confessarle con dispiacere il mio disappunto per quello che ha detto a proposito degli scontri tra studenti e polizia a Pisa “Quei manganelli contro gli studenti esprimono un fallimento”.
Immagino che lei conosca i fatti. In mancanza glieli riassumo.
Pisa. Ad un corteo di studenti, ancorchè non notificato alle autorità di polizia, come prevede la legge e quindi non autorizzato, la polizia presente sulla piazza, onde impedire al corteo di raggiungere una determinata piazza, obiettivo sensibile e quindi occasione di ulteriori scontri, ha proposto agli studenti un percorso alternativo concordato al momento.
Questo significa che, pur avendone la facoltà perché previsto dalla legge, non ha impedito il corteo e quindi non ha leso alcuna libertà di esprimere la protesta degli studenti ma ha solo proposto agli stessi di modificarne il percorso.
Gli studenti si rifiutano.
La polizia, constatato il diniego e verificata l’intenzione degli studenti di entrare comunque nella piazza, ne blocca l’accesso. Dopo i tre consueti preavvisi previsti dalla legge gli studenti cercano di forzare il blocco, spintonano gli agenti, li insultano e qualcuno come testimoniano le immagini sferra un pugno ad uno di essi.
La polizia fa una carica di alleggerimento come si dice in gergo cioè carica gli studenti con il manganello. Qualche ferito tra gli studenti. Questi i fatti.
Come giudicarli?
La via maestra come al solito è la Costituzione di cui lei è il custode.
La Costituzione (lo ricordo a me stesso non certamente a lei che è un maestro) all’art.17 recita testualmente: «I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica». Per le iniziative organizzate in un luogo pubblico, quindi, come sono una strada o una piazza, la legge prevede la necessità di darne comunicazione al Questore per iscritto ed almeno tre giorni prima dell’evento e se l’autorità di polizia ritiene la manifestazione in qualche modo pericolosa per l’ordine pubblico la legge le dà la facoltà di vietarla.
Quando può essere vietata una manifestazione?
Quando l’autorità pubblica ritiene che la manifestazione per le modalità, i percorsi e la composizione del o dei cortei possa degenerare e comportare un grave rischio per l’incolumità non solo dei partecipanti ma anche di cose e persone che nulla c’entrano con la manifestazione. Si vogliono, cioè, evitare scontri tra manifestanti che potrebbero comportare rischi per la pubblica incolumità.
Bene questo dicono la Costituzione e la legge.
Domande:

Il corteo degli studenti era stato notificato alla questura? NO

il corteo degli studenti era stato autorizzato? NO

Incolumità degli stessi studenti o di persone estranee alle manifestazioni? SI

C’erano quindi le condizioni perché le autorità di polizia fossero autorizzate a vietare al corteo l’accesso a quella piazza e bloccarne l’ingresso? SI

Le autorità di polizia presenti sulla piazza hanno preventivamente trattato benevolmente con gli studenti chiedendo loro non di non fare il corteo ma solo di cambiare percorso e di non forzare il blocco per entrare nella piazza? SI

Le autorità di polizia presenti sulla piazza hanno notificato così come prevede la legge per tre volte ai manifestanti l’ordine di non forzare il blocco? SI

Gli studenti si sono rifiutati di ottemperare all’ordine ed hanno tentato di forzare il blocco inveendo contro i poliziotti, insultandoli e spintonandoli? SI


Se così stanno le cose, molto umilmente e in punta di piedi, mi permetto di chiederle: i poliziotti che si trovavano di fronte a degli studenti che, ancorchè avvertiti per tre volte, spingevano per entrare nella piazza con insulti, urla spintoni e pugni contro di loro cosa dovevano fase? Dovevano dire agli studenti “Prego accomodatevi che ci pigliamo il caffè?” o fare il loro dovere?
A mio parere caro Presidente i poliziotti hanno solo fatto il loro dovere.
Qualcuno a fronte di questi fatti ha parlato di fascismo, di regime autoritario, di dittatura americana.
Lei caro Presidente condivide queste valutazioni?
Ritiene anche lei che questi siano metodi fascisti e da dittatura americana?
Ritiene anche lei l’attuale governo regolarmente eletto dal popolo italiano sia un governo fascista?
Ritiene anche lei che l’attuale Presidente del Consiglio che lei ha incaricato stia portando il Paese verso una deriva autoritaria e fascista? Se lei condivide queste valutazioni ha il dovere di avvertire ed allertare il Paese e renderci palesi i pericoli che la democrazia e la Costituzione corrono.
Se lei non la pensa così mi permetta di eccepirle che la sua esternazione è stata leggermente incauta, un tantino intempestiva e sbilanciata a favore degli studenti mentre avrebbe avuto il dovere di solidarizzare anche con le forze dell’ordine che erano lì per tutelate la legge, l’ordine pubblico e la Costituzione.
Ma su un punto sono d’accordo con lei, quando dice che “Quando si arriva al manganello si registra un fallimento”.
Certamente che la violenza e il manganello non sono lo strumento idoneo e la via maestra per rapportarsi con gli studenti in un corteo di protesta. Al manganello si deve arrivare come extrema ratio.
Ma mi permetto di porle una ulteriore domanda “Fallimento? Certo. Ma di cosa?”
Io ritengo il manganello fallimento del buon senso, dell’equilibrio, del rispetto delle regole, del rispetto di chi non la pensa come noi. Rammento a me stesso che la polizia deve garantire non soltanto il rispetto della libertà delle idee di chi manifesta ma anche di quelli che non le condividono, che essa è un presidio della libertà di tutti non di una parte degli italiani e che i poliziotti stavano lì non per partecipare ad una manifestazione politica o per difendere un governo ma per difendere la legge e la Costituzione.
Questo ce lo ha insegnato proprio lei quando insegnava diritto all’Università.
E se un corteo, ancorchè costituito da studenti, non rispetta le regole, fa una manifestazione non autorizzata che corre il rischio di mettere in pericolo l’incolumità degli stessi partecipanti e di altri cittadini che col corteo non c’entrano nulla, lei caro Presidente consentirebbe che i poliziotti, cioè dei lavoratori che fanno il loro dovere di far rispettare le leggi a tutela di tutti i cittadini senza distinzione di idee, culture, religioni, sesso, razza ecc. vengano sputacchiati, spintonati e presi a pugni e calci?
Le sembra sensato, giusto e onesto che degli studenti diano del fascista ad un poliziotto?
Lei non può nobilitare con la sua autorevolezza prese di posizione di parte espresse per becera polemica politica contro un governo, di qualsiasi colore esso sia, dimenticando altre parti anch’esse lese come sono dei poliziotti che nell’esercizio del loro lavoro sono stati sputacchiati, umiliati, insultati spintonati e presi a pugni.
Ma lo sa caro Presidente che la maggior parte di quei poliziotti sono ventenni figli di operai e lavoratori che per guadagnarsi da vivere ogni giorno corrono il rischio di rimetterci la vita nella lotta contro la criminalità organizzata?
Ricorda quello che disse Pasolini degli studenti che nel ’68 a Valle Giulia si scontrarono con la polizia? “Cari studenti, avete le facce dei figli di papà…Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte con i poliziotti io simpatizzavo con i poliziotti! Perché i poliziotti sono figli dei poveri. Vengono da periferie contadine e urbane che siano. ….In questi casi ai poliziotti si danno i fiori”.
E Pasolini come le è noto non era e un fascista.
Questa sua presa di posizione, mi spiace dirlo, è antieducativa e fa il pari con quella di quei genitori i cui figli vengono bocciati e scuola e loro se la prendono con i professori e li aggrediscono invece di mollare una sberla al proprio figlio che non studia.
Io se mio figlio tornasse a casa con la testa rotta dopo aver partecipato ad un corteo di protesta non autorizzato, che ha spintonato, sputacchiato, insultato e preso a pugni e calci un poliziotto, non gli avrei detto come Lei dice che “il manganello del poliziotto è un fallimento”.
Dopo aver richiamato i poliziotti ad una maggiore moderazione e alla calma avrei dato a mio figlio qualche sberla in più come resto ma soprattutto avrei ammesso che il primo fallimento è il mio perché non ho saputo insegnarli la Costituzione e il rispetto della legge.
Con immutati stima e rispetto. Mario GUADAGNOLO

    P.S. Per quanto riguarda facebook si accettano insulti (fascista, meloniano, amico della destra ecc. ecc.) con la preghiera però che qualcuno che avrà la voglia e la pazienza per leggere fino in fondo voglia amabilmente argomentare con un ragionamento nel merito il suo parere contrario. Questo sarebbe auspicabile perchè alimenterebbe una discussione alta su un tema cruciale intorno al quale fioriscono confusione e strumentalizzazione politica da parte di tutti gli schieramenti. Grazie

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