Gli estremismi e gli estremisti non rientrano né nelle mie simpatie né nelle mie attenzioni, e Feltri è un provocatore che molto spesso cade nell’estremismo, motivo per il quale non leggo LIBERO.
Mi è stato inviato un suo recente articolo che – pur nella provocazione – risulta strategicamente corretto, rientrando nel quadro del richiamo all’interesse nazionale, e – quale emigrante, seppur quasi di lusso – con quarant’anni di esperienza e di selettiva e severa accoglienza in vari paesi del mondo, dal primo al quarto mondo, con regole alle quali ho dovuto in ogni modo assoggettarmi, anche nei paesi più corrotti, non posso che essere d’accordo.
Qui in Italia stiamo andando oltre gli estremi, indifferenza, tolleranza e corruzione che vengono coniugati in nome di interessi esterni (includendo il sempre pronto Stato sovrano, il Vaticano, fonte di ogni accettata ingerenza ma mai soggetto responsabile, con un capo di stato che ogni giorno, ci bacchetta, gestisce una folta schiera di “infiltrati”, alcuni presati alla politica o benemeritizzati da Sant’Egidio, ci bacchetta esplicitamente o con smorfie adeguate nel momento in cui fatti e nome, si adegua e non reagisce minimamente, neppure in nome della carità, alle scandalose cifre del calcio mercato, forse in nome di quel San Maradona di cui sembra devoto… )
Scuole, sanità, trasporti, e servizi in genere, compresi piazze, stazioni e giardini pubblici, non sono più fruibili per i veri “aventi diritto” (basta il solo spettacolo della stazione Centrale di Milano), ed anche questo è un problema di sicurezza nazionale
Ricevendo quell’articolo, che allego per motivare queste mie considerazioni, e scrivendo queste note, cercando dei riferimenti attendibili se non ufficiali, a cui ho diritto come contribuente, mi sono reso conto che negli ultimo dieci anni, almeno, non è stato fornito alcun consuntivo di quanto costa allo Stato italiano, a tutti noi, questo fenomeno, pardon: servizio per conto terzi (che ci viene contestato con mille lamentele e rimbrotti…) Gian Carlo Poddighe
UN PROBLEMA DI SICUREZZA NAZIONALE di Vittorio Feltri
Dal quotidiano LIBERO
“È una bomba ad orologeria la questione immigrazione in Italia.
Non esiste un altro Paese non soltanto in Europa ma nel mondo intero il quale accolga ogni mese migliaia e migliaia di clandestini, chiamati impropriamente da stampa e istituzioni “richiedenti asilo”, prima ancora che abbiano richiesto asilo, o “profughi”, prima ancora che venga loro riconosciuto lo status di “profugo”, evento che non si realizza quasi mai, stando alle statistiche.
Si è così creata questa consuetudine malata, folle, pericolosa in base alla quale, da un lato, noi siamo costretti ad incamerare tutti, altrimenti ci becchiamo accuse di disumanità, e, dall’altro, chiunque intenda trasferirsi nel vecchio continente sa che può salire su un barchino, senza documenti, e dirigersi alla volta delle coste italiane, una volta raggiunte le quali troverà porte aperte – ma che dico? – spalancate.
Questa prassi cui ci siamo tragicamente assuefatti al punto che chi contesta tali storture, chiedendo legalità, viene incriminato e definito “razzista” o “fascista” è foriera di giganteschi guai, cosa che da lustri ignoriamo.
Ragioniamo: non siamo un Paese in espansione economica, in crescita, bensì afflitto da stagnazione, inflazione, carovita e chi più ne ha più ne metta.
Gli stipendi sono fermi da decenni.
I tassi di disoccupazione non sono felici.
Eppure si pretende che l’Italia, ritenuta El Dorado, procuri una esistenza nuova e gaia e prospera a milioni di immigrati illegali che giungono qui a valanghe senza nulla in tasca e anche senza competenze da adoperare nella ricerca di una occupazione.
E si pretende che noi li manteniamo, ce ne prendiamo cura, forniamo loro una casa, pasti, assistenza, supporto, tutto a nostre spese.
Per quanto tempo? Per sempre.
La questione non dovrebbe essere: come distribuire i migranti sulla penisola.
La questione da affrontare deve essere: come rispedire i migranti verso i loro rispettivi Paesi di provenienza.
Qui non possono stare.
Ce ne sono troppi in regime di accoglienza.
Le strutture mancano.
I bandi vanno deserti perché l’ospitalità non conviene più, ma genera danni e fastidi.
Questo carrozzone dell’accoglienza funziona da sempre così: arrivano quelli nuovi e vengono sbattuti per strada quelli arrivati prima, in quanto bisogna pur metterli da qualche parte.
Ed ecco che i livelli di insicurezza nelle città grandi e piccole, da Nord a Sud, crescono, aumentano le violenze di ogni tipo, dai furti con arma da taglio alle aggressioni e agli stupri.
E spesso ci scappa pure il morto.
L’ultima vittima è la signora sessantenne che a Rovereto è stata massacrata di botte da un nigeriano già noto alle forze dell’ordine.
Ormai questo è il nostro pane quotidiano, fatti all’ordine del giorno. Basta fare un giro intorno alle stazioni centrali di qualsiasi cittadina per rendersi conto del mare di disperati che campano sul marciapiede, clandestini che abbiamo accolto anni fa o mesi fa e che sopravvivono di espedienti seminando un clima di terrore.
I sondaggi lo confermano, come quello di Alessandra Ghisleri, presidente di Euromedia Research: gli italiani temono le terribili conseguenze di una accoglienza fatta senza discernimento, senza limiti, senza regole, basata su un unico criterio, ovvero “si fa entrare chiunque”.
Un principio di illegalità che non contiene nulla di umano e razionale ma che pure si sta affermando, anzi si è già affermato, come parametro assoluto, indiscutibile e giuridicamente giusto.
E’ già troppo tardi per cambiare rotta, evitando le ripercussioni di politiche disastrose protrattesi per decenni, e questa è la ragione per la quale non possiamo più perdere tempo.
Insisto: occorre proteggere le frontiere, porre un argine deciso all’accoglienza, senza tentennamenti, lo vogliono gli italiani, è necessario rispedire a casa tutti coloro che non hanno titolo per permanere in Italia, inclusi i nuovi arrivati.”
Altro che distribuzione! GCP
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