Nuovo Ordine Mondiale

Non fantapolitica ma… cause ed effetti di crisi sovrapposte nella prospettiva di un nuovo ordine mondiale.

C’è da chiedersi se nell’ultimo decennio l’Europa non sia stata lo scenario di un nuovo ultimo ballo sul Titanic…. i trattati di Minsk avevano comodamente esorcizzato una minaccia continentale trasmettendo più che una rassicurazione una percezione drogata di un conflitto confinario, uno dei tanti a cui, pur cruenti, ci aveva abituati l’assestamento dell’ex impero sovietico

Non era e non è così, non era un assestamento, era un risveglio

Un risveglio di fronte al quale ci si è molto semplicemente voltati dall’altra parte, quasi in maniera complice, certamente indotti da precisi interessi, senza accorgersi che erano le scosse che anticipavano un’eruzione.

L’eruzione è avvenuta, quasi voluta, quasi sfruttata ed ora non si tratta solo di pace, del contenimento di un conflitto locale, limitato, ma di un nuovo ordine mondiale, scoprendo che era già in atto da tempo.

Parte di questa scoperta può essere un esercizio non solo interessante ma necessario, qual è la valutazione di quanto avrebbe pesato nelle decisioni russe, con tensioni a monte e causa di scontri con l’Ucraina ben prima del conflitto, la politica UE sulla transizione energetica (energetica, non ecologica), una serie di decisioni non proprio logiche né coerenti, avulse da conoscenze e valutazioni strategiche.

Viene da chiedersi se la transizione, energetica, come annunciata (e non realizzabile) per pulsioni ideologiche e radicali da parte dell’UE, tentando di imporla con ogni mezzo non solo ai cittadini UE ma a paesi recalcitranti e con altre priorità, con il siparietto e la volontà di intestarsi la poco convincente COP26 di Glasgow, non sia stata un concentratore ed infine un detonatore di molte tensioni.

Le vittime di questa guerra sono certamente due, la più anziana globalizzazione e la rampante transizione energetica, arrogante e per questo dissennata,

La transizione energetica deve essere intesa come progresso, sviluppo, ricerca di un mondo migliore ma anche mantenimento o ricerca della prosperità, non una diversa forma di giustizialismo e riallineamento ai minimi, penalizzazione di chi il benessere l’ha raggiunto o ci è vicino.

Il risultato dei traumi provocati tanto da indirizzi e dichiarazioni demagogici ed inarrivabili (se non penalizzanti) quanto da decisioni assurde, quali il ricorso alle armi in una guerra di recupero della potenza perduta per un ipotetico benessere del domani, è un nuovo ordine mondiale.

Certamente Putin con le sue decisioni ed azioni ha pensato ad un nuovo ordine mondiale con miglior posizionamento della Russia, nuovamente collocata, con nuovi satelliti, alla pari tra i decisori mondiali, quasi il ritorno a casa del figliol prodigo, con tutto o benefici ed i ricuocimenti del caso.

Un nuovo posizionamento grazie alle debolezze ed inazioni dell’occidente e le compiacenze di alcuni.

Un nuovo ordine mondiale che non si vorrebbe più bipolare, ma almeno tripolare, ma chi salirà sull’ altare dei decisori?

La Russia od una rinnovata Unione Europea?

O nessuno dei due, con il rafforzamento del bipolarismo e tutti divisi tra vassalli di USA e Cina?

Dopo sette anni di preparazione e di violazione degli accordi di Minsk, malgrado le poco efficaci sanzioni volute fondamentalmente dagli USA, Putin ha avuto disponibile e pronta l’arma strategica che avrebbe messo in ginocchio l’Ucraina: NS2, ossia NorthStream2, fortemente osteggiato dagli USA di Donald Trump, e sempre oggetto di sanzioni.

Il partner solidale, anche se non alleato, la Germania, che l’ha sostenuto finanziando l’opera (economicamente e tecnicamente non necessario e probabilmente non giustificabile), si è fatto anche carico di blandire l’alleato (proprio)  statunitense, soprattutto nel passaggio di amministrazione e pertanto – esattamente come il suo predecessore Gerhard Schröder, 16 anni prima -negli ultimi giorni del suo mandato il cancelliere Angela Merkel strappa il superamento delle sanzioni nel caso del NS2 al riluttante ma debole Biden, in crisi di credibilità ed in cerca di recupero verso il blocco occidentale, anche a costo di recedere dalle politiche di Trump.

Bingo!!! Non solo un favore al partner ed un sollievo per i finanziatori (di casa) ma si aprono prospettive di assoluto controllo della maggioranza delle forniture (e dei prezzi) dell’energia europea.

Volumi e prezzi, con il controllo delle forniture che non pagheranno più tributi, molto utili ai paesi di transito, e possibilità per il partner russo di imbracciare l’arma energetica nei confronti non solo dell’esecrata ed odiata Ucraina ma come minaccia a tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia accomunati dall’orientamento (e tradimento) filoccidentale.

Un quadro perfetto, considerando anche la non necessaria chiusura delle centrali nucleari improvvidamente decisa dal cancelliere.

SOLDI e POTERE: missione compiuta, signora Merkel, per il gruppetto (trasversale tra SPD e CDU) che da anni sfacciatamente gestisce il tesoretto ed ha incrementato a dismisura gli utili (e fuori dalla UE).

Un gruppetto, espressione di un’intesa trasversale, che ha messo notevolmente in imbarazzo il nuovo governo tedesco, una posizione di potere cui l’ex cancelliere non ha voluto di certo rinunciare, nemmeno dopo l’attacco russo a Kiev: un vero peso per Berlino.

Imbarazzo e peso, soprattutto dopo che sotto le pressioni del suo stesso partito Gerhard Schröder ha sì condannato la guerra, ammettendo le responsabilità della Russia ma allo stesso tempo tacciando la Nato di corresponsabilità della situazione, oltre a definire l’Ucraina un paese bellicoso.

Un rapporto con Putin tanto scoperto così come i propri interessi economici in Russia che hanno portato l’Ucraina ad accettare Schröder come interlocutore di primo piano, se non diretto rappresentante di Putin (diverso da mediatore come si è cercato di sfumare, certamente però un tentativo di creare un ponte, creare un punto di congiunzione supportato da consolidati ed intoccabili interessi da cui far partire la mediazione).

Una mossa che sembrerebbe stata giocata ancora volta alle spalle non solo della UE (dove voci si erano addirittura levate a favore di un incarico di mediazione alla Merkel, quale volpe mandata a fare la guardia al pollaio) ma dello stesso governo tedesco, con un imbarazzatissimo Olaf Scholz, rimasto all’oscuro, costretto a non commentare la vicenda forse sperando che la inaspettata mossa di Schröder possa veramente portare all’avvio dei negoziati.

Nessuna mossa di strategia per la pace, ma solo la presa d’ atto di un intreccio che si è dimostrato capace nel tempo di cura e gestione efficaci di interessi particolari.

Una cura che non ha mancato di tenere sotto controllo negli anni ogni difficoltà ed ogni opzione/alternativa che potesse essere sfavorevole, in primo luogo, ai flussi del NS1 ed in prospettiva del NS2, controllando ogni velleità della concorrenza e delle velleità europee e, soprattutto, giocando di sponda con l’ambigua ed emula Turchia, vicina tanto a tedeschi quanto a russi, boicottando ogni alternativa di forniture mediterranee alternative.

Soldi e Potere …. ma cosa è andato storto, ben prima delle tensioni sfociate nel conflitto?

L’orizzonte temporale! L’orizzonte 2030/2050 che sotto la spinta ideologica e le troppe concessioni alle pulsioni pseudo-ambientaliste viene assegnato alla transizione energetica penalizza profondamente la Russia che per sviluppo e benessere dispone solo delle entrate di commodities quali combustili fossili, la principale, seguita da alluminio ed acciaio che hanno stretto legame con tali fonti di energia e la contaminazione, non certo la assoluta priorità russa

L’aggressione della Russia in Ucraina è stata definita da alcuni analisti ed economisti «disaccoppiamento dell’economia globale» conseguenza di una riflessione sulla vulnerabilità e fragilità di un sistema basato sulle dipendenze.

Lo shock del riconoscimento della dipendenza dall’energia russa porta decision makers, imprenditori e politici prima ancora che governi, a valutare diversamente le loro dipendenze da altre nazioni.

Putin non ha solo giocato la carta di una guerra che ha sconvolto l’Europa dopo quasi 80 anni di pace ed oltre 30 anni dalla cancellazione della minacce della guerra fredda, ma in sovrapposizione ha giocato Gas e Rubli, un doppio azzardo, con il tentativo di speculare su prezzi e valuta, uno degli aspetti su cui i media sono stati meno attenti, malgrado l’impatto che avrà – non solo potenzialmente – sulla spinta alle valute digitali.

Le sanzioni spingono i paesi a rivalutare la loro dipendenza dalle valute, ed in questo caso sarà necessario definire i quadri normativi sotto i quali operare

Una nuova Bretton Woods?

Nel 1944/1946 si raggiunsero accordi che portarono alla creazione del Fondo Monetario Internazionale, a cui fu affiancata la creazione della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, solo per ricordarne i capisaldi, e le analogie non mancano, a cominciare da uno spiraglio per la pace che potrebbe aprirsi ipotizzando misure di ricostruzione e sviluppo che abbraccino ambedue i contendenti.

Ma chi si siederà, da protagonista, alla nuova conferenza?

Certamente USA e Cina, ma quali le aspirazioni ma allo stesso tempo le reali possibilità di UE e Russia, e soprattutto di una Germania che vuole essere arbitro e giocatore e non si sa in quale squadra vorrebbe situarsi, o magari assumere più ruoli in diverse compagini? (in questo caso batte persino l’Italia)

Accetterebbe la Russia di essere solo utente anche se probabilmente tra i maggiori beneficiari?

La globalizzazione non era solo quella dei trasferimenti produttivi, delle delocalizzazioni, voleva anche essere quello dello spostamento dell’asse finanziario da New York a Pechino, dell’abbandono del dollaro come moneta di scambio e di riferimento, che aveva (e forse avrebbe ancora) nella via della seta una forma sottile di colonializzazione che si è scontrata, proprio in Ucraina, con la volontà di espansione russa, più muscolare e truculenta.

Transizione economica e transizione «green» (per usare un termine improprio, volutamente confuso, che abbraccia troppe cose e poche definizioni) si sovrappongono, sia come intrecci, sia come protagonisti sia come potenziali vittime

La transizione energetica, al pari della globalizzazione, può funzionare solo se è giusta ed equa, e può beneficiare la prosperità di tutti, non solo moda dei paesi del primo mondo, ed a giusta ed equa andrebbe aggiunto conveniente e sostenibile.

Limitandosi alla più sbandierata e modaiola, quella energetica, è necessario accettare che non avverrà da un giorno all’altro e non in forma lineare: il conflitto ucraino ha creato di fatto uno shock energetico forse pari anche se meno percepito a quello della dimenticata” guerra dei sei giorni”.

Molti paesi stanno già cercando nuove fonti di energia, dalla Germania che ipotizza la riaccensione delle centrali nucleari ed è corsa ad accaparrarsi sfacciatamente alcune delle poche unità rigassificatrici disponibili (Si! La Germania, la stessa di NS1 e NS2!), agli Stati Uniti dove l’attenzione è rivolta all’aumento dell’offerta di petrolio e gas, mentre in Europa e in Asia il ricorso al carbone potrebbe ritornare alla normalità già nel corso dell’anno.

Un quadro di riconsiderazione nel medio/breve termine del percorso verso quell’ancora utopico mondo net-zero, mentre potrebbe essere positiva l’accelerazione nel passaggio verso fonti di energia più verdi in molte parti del mondo, ma al riguardo vengono messi in luce problemi di equità e di giustizia nel passaggio alle energie rinnovabili.

Gli attuali prezzi dell’energia stanno imponendo un terribile ed insostenibile fardello a molti strati sociali, sia in pasi ricchi, del primo mondo, che dei paesi in via di sviluppo ed in questo quadro non si ottiene una transizione energetica equa e giusta.

Per garantire la sostenibilità e la continuità di prezzi energetici accessibili durante la transizione, i combustibili fossili come il gas naturale risultano essenziali come fonte e motore della di transizione. I grandi investimenti, statuari ma anche di grandi fondi speculativi sono un indice delle tendenze e delle fattibilità, più orientati nell’immediato verso il gas naturale, verso gasdotti in Medio Oriente, anche come realistica forma di sviluppo ed aiuto per passare dal “nero”, al “marron”, al marrone chiaro”, comprese le nazioni  del Golfo che potrebbero usare meno petrolio per la produzione di energia sostituendolo “basi più pulite” come il gas naturale (con il rischio – però – di perturbare il mercato con prezzi e scarsità verso i paesi industrializzati).

Transizione energetica e globalizzazione accentuata sono le vittime di queste crisi sovrapposte, cosi come vittima è la Cina nella sua strategia di spostamento degli assi finanziari e commerciali: occorre accettarlo e ponderarlo – democraticamente, sperando in governi illuminati (?) – e puntare verso traguardi e percorsi accettabili e soprattutto sostenibili, fosse anche in termini di sacrifici.

Due transizioni che non devono essere demagogicamente viste come altari o totems davanti ai quali, guidati da pochi e non disinteressati sacerdoti, fare sacrifici, il primo del quale è la nostra prosperità; le transizioni, senza pulsioni ideologiche, possono avvenire anche senza azioni sacrificali (basterebbe dare tempo al tempo e rispetto per inventiva e sviluppo di nuove tecnologie, di cui oggi siamo carenti)

Nell’immediato, per energia, lavoro e produzione per la prosperità ancor prima di parlare di transizioni si dovrebbe puntare all’efficienza, sotto ogni aspetto ed interpretazione.

Gian Carlo Poddighe

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