Adios, Orban cowboy

 Il candidato europeista Peter Magyar stravince le elezioni in Ungheria e l’Europa tira un sospiro di sollievo per la fine, dopo 16 anni, della lunga era del primo ministro Viktor Orban, ormai una quinta colonna di Mosca nel cuore del continente. I pronostici sono stati rispettati, se non superati, dai risultati del voto.

Il partito del conservatore Magyar ha conquistato la maggioranza dei due terzi in Parlamento nelle elezioni ungheresi, infliggendo una netta sconfitta al premier nazionalista, secondo risultati ormai quasi completi. Con oltre il 98% delle sezioni scrutinate, il partito Tisza di Magyar ha ottenuto 138 seggi sui 199 dell’Assemblea nazionale, con il 53,6% dei voti, secondo i risultati ufficiali. Fidesz si è fermato a 55 seggi, con il 37,8% delle preferenze.

Gli altri partiti, di fatto, non esistono più, a partire dai socialisti di DK, che hanno raccolto un umiliante 1%. L’unica altra forza a entrare in Parlamento, con 7 seggi, è l’estrema destra di Mi Hazank. Magyar ha parlato di una “giornata storica”. Orban lo ha chiamato per congratularsi e ha ammesso la sconfitta, un dato che ha definito “chiaro” e “doloroso” alle poche centinaia di fedelissimi raccolti presso il suo comitato elettorale.

Altrove, a Budapest, è festa grande. I sostenitori di Magyar, che aveva incentrato la sua campagna sulla lotta alla corruzione e la ricostruzione dei rapporti con l’Unione Europea, hanno gremito piazza Batthyany e le vie circostanti. I media raccontano di scene di giubilo in tutta la città. E tra i tanti slogan risuona quel “Ruszkik, haza”, ovvero “russi, andate a casa”, che fu l’inno della rivolta del 1956, soffocata nel sangue dai carri armati sovietici.

“Abbiamo rimpiazzato il regime di Orban, abbiamo liberato l’Ungheria, ci siamo ripresi la nostra patria”, ha detto Magyar rivolto alla piazza. Prima del bagno di folla l’avvocato quarantacinquenne, fino a due anni fa un importante membro di Fidesz, aveva ricevuto le telefonate della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e del presidente francese, Emmanuel Macron. La prima ha salutato “un cuore dell’Europa che oggi batte più forte in Ungheria” e ha annunciato una “stretta cooperazione” con il prossimo capo del governo magiaro. Il secondo ha promesso di lavorare “insieme” per “costruire un’Europa più sovrana”. Dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, arriva un appello a “unire le forze per un’Europa forte, sicura e, soprattutto, unita”.

La svolta dell’Ungheria è una svolta per tutta l’Europa, che non sarà più paralizzata dai veti di Orban, responsabile del blocco dell’ultimo pacchetto di aiuti all’Ucraina. E non è certo un caso che le reazioni di giubilo più vivo giungano dalle cancellerie nordeuropee, dai governi scandinavi e baltici, i più esposti al rischio di un’escalation con il Cremlino. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si è congratulato da parte sua per una “vittoria clamorosa” che gli consentirà di ricevere un sostegno tanto piu’ vitale ora che gli Usa sono distratti dalla guerra all’Iran e il negoziato con Mosca e’ in fase di stallo.
Ancora nessuna reazione, invece, da Casa Bianca e Cremlino. Sia il presidente Usa, Donald Trump, che quello russo, Vladimir Putin, hanno perso un alleato prezioso nel progetto, condiviso da entrambi, di destabilizzare un’Europa che ne’ Washington ne’ Mosca hanno alcun interesse nel volere “sovrana”, “forte” e “soprattutto unita”.

Lo spoglio in Ungheria è giunto ormai al 72,44% e aumenta il vantaggio di Tisza, il partito di opposizione di Peter Magyar, che sembra sempre più orientato a ottenere la maggioranza dei due terzi che consente di cambiare la Costituzione. Secondo gli ultimi dati, Tisza avrebbe 138 seggi, Fidesz del premier uscente Viktor Orban 54 seggi e l’estrema destra di Mi Hazank 7 seggi. Il numero magico per la super maggioranza è 133 seggi. “Abbiamo liberato l’Ungheria, insieme abbiamo sostituito il regime di Orban, insieme ci siamo ripresi la nostra patria”, ha esultato Magyar.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato di aver avuto una conversazione telefonica con Peter Magyar, vincitore delle elezioni in Ungheria, e promesso di “far avanzare insieme un’Europa più sovrana”. “Ho appena avuto un colloquio con Peter Magyar per congratularmi con lui per la sua vittoria in Ungheria! La Francia saluta una vittoria della partecipazione democratica, dell’attaccamento del popolo ungherese ai valori dell’Unione europea e per l’Ungheria in Europa”, ha scritto Macron su X, “insieme, facciamo avanzare un’Europa più sovrana, per la sicurezza del nostro continente, la nostra competitività e la nostra democrazia”.

“Con la sconfitta di Orban perde anche quel cavallo di Troia di Trump e Putin nell’Unione europea, perdono i sovranisti e perde anche Meloni”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein a In Onda su La7. In Ungheria “ha vinto la libertà e la democrazia, la voglia di Europa, ha perso Orban ma con lui hanno perso anche Trump, Meloni e Salvini, è una bellissima notizia che arriva dall’Ungheria, dopo la vittoria dei No al referendum costituzionale in Italia, ora è finito il tempo delle destre nazionaliste che stanno portando caos, guerre, dazi e recessione economica. È un vento di speranza e di grande richiesta di cambiamento”.

“Ringrazio il mio amico Viktor Orban per l’intensa collaborazione di questi anni, e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione”. Lo scrive su X la premier Giorgia Meloni. “Italia e Ungheria sono nazioni legate da un profondo legame di amicizia e sono certa che continueremo a collaborare con spirito costruttivo nell’interesse dei nostri popoli e delle comuni sfide a livello europeo e internazionale”, scrive ancora la premier

Che le elezioni abbiano un peso ben maggiore di quanto le dimensioni del paese giustificherebbero lo dimostra la mobilitazione degli ultraconservatori di tutto il mondo. A cominciare dal presidente americano Donald Trump che per la terza volta almeno due giorni fa è tornato a dare il suo endorsement a Orbán. “Andate a votare per Viktor Orbán. È un vero amico, un combattente e un vincitore, e ha il mio completo e totale sostegno per la rielezione”, ha scritto su Truth, “non deluderà mai il grande popolo ungherese”. L’interesse di Washington per la sorte di Orbán ha fatto muovere anche il vicepresidente JD Vance, nei giorni scorsi in visita a Budapest. In un comizio accanto a Orbán, Vance ha glissato sull’irritualità della sua presenza e ha invece accusato l’Unione europea di interferenze nella politica ungherese.

Bruxelles si è sentita in dovere di respingere le accuse, pur parlando dei rischi di manipolazioni degli algoritmi sulle piattaforme social. Come quell’X guidata da Elon Musk che non fa certo mistero di appoggiare l’ultradestra. Le accuse di Vance non nascono dal nulla. Orbán da giorni gioca e sembra intenzionato a giocare senza scrupoli la carta delle ingerenze di Bruxelles e del nemico numero uno di sempre, George Soros, della cui munificenza pure ha beneficiato con una borsa di studio per studiare scienze politiche a Oxford. E per cui ha lavorato nella fondazione Open Society. “I nostri oppositori non si fermeranno davanti a nulla per prendere il potere”, ha detto anche ieri in un video pubblicato sui social media.

Gli avversari, ha proseguito, sono “collusi” con servizi segreti stranieri e stanno minacciando i sostenitori del partito di governo Fidesz con la violenza. “Questo è un tentativo organizzato di usare caos, pressioni e diffamazione internazionale per mettere in discussione la decisione del popolo ungherese”, ha insistito. In uno schema che sembra ricalcare quello usato da Trump nel 2020 e di nuovo ora: mettere in dubbio la legittimità del processo elettorale e preparare il terreno per eventualmente contestare il risultato, avvertono diversi osservatori. Magyar conosce bene Orbán e i suoi metodi, e ne ha dato prova per tutta la campagna elettorale combattuta soprattutto sui social: per oltre 20 anni, dal 2002 al 2024, è stato membro del Fidesz e stretto collaboratore del premier.

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