Cronache Marziali 40

Il vicepresidente JD Vance saluta i funzionari iraniani dalla cima della scaletta dell’Air Force Two. Dopo 21 ore di colloqui prima tra sherpa e poi tra i massimi vertici delle delegazioni americana e iraniana, i nodi Hormuz e nucleare, soprattutto, non vengono sciolti e i colloqui di pace per il Medio Oriente finiscono per ora in un nulla di fatto.

“Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”, aveva sintetizzato Vance in un discorso trasmesso in streaming dalla Casa Bianca, poco prima di lasciare Islamabad, il luogo in cui l’America di Donald Trump ha avuto un confronto inedito con Teheran mediato dal Pakistan, con un faccia a faccia storico, quello dello stesso Vance con il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, il primo a questo livello dal 1979, anno della rivoluzione.

“Lasciamo questo incontro con una proposta molto semplice: devono capire che questa rappresenta la nostra offerta finale e migliore. Vedremo se gli iraniani la accetteranno”, sottolinea Vance. “Non entrerò in tutti i dettagli, perché non voglio negoziare in pubblico dopo aver negoziato per 21 ore in privato – dice ancora il vicepresidente statunitense – ma il punto fondamentale è che dobbiamo vedere un impegno esplicito da parte loro a non cercare un’arma nucleare e a non cercare gli strumenti che permetterebbero di ottenerla rapidamente. Questo è l’obiettivo centrale degli attuali Stati Uniti, ed è ciò che abbiamo cercato di ottenere attraverso questi negoziati”.

La replica dell’Iran è affidata ai social. “Il successo del processo diplomatico dipende seriamente dalla buona volontà dell’altra parte, dall’astensione da ogni eccesso e da ogni pretesa illegale, nonché il riconoscimento dei diritti e degli interessi legittimi dell’Iran”, scrive su X Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran. L’Iran è “determinato a ricorrere a tutti i mezzi, compresa la diplomazia, per tutelare e salvaguardare gli interessi nazionali”, aggiunge.

“La delegazione iraniana ha condotto negoziati continui e intensi per 21 ore al fine di tutelare gli interessi nazionali del popolo iraniano; nonostante le varie iniziative da parte della delegazione iraniana, le richieste irragionevoli della parte americana hanno ostacolato l’avanzamento dei negoziati. Pertanto, i negoziati sono terminati”, si legge in un post Telegram della tv di Stato iraniana Irib. Le priorità di Teheran sono lo stop degli attacchi al Libano e la revoca delle sanzioni, ma i Pasdaran non possono accettare ingerenze nello stretto. E in Pakistan la diplomazia lavora ancora, ci sono spiragli per una soluzione nonostante il braccio di ferro su Hormuz.

Baqaei, la via della diplomazia non è chiusa

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che “la via della diplomazia non è chiusa”. Come riporta Irna, la Repubblica islamica al momento non prevede di riprendere immediatamente i negoziati con gli Usa, dopo il fallimento dei colloqui a Islamabad, ma tiene i canali diplomatici aperti.

Bloomberg, due petroliere fanno dietrofront da Hormuz

Due petroliere hanno fatto dietrofront prima di attraversare lo Stretto di Hormuz mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad si concludevano con un nulla di fatto. Lo ha riferito Bloomberg, facendo riferimento a “uno dei primi segnali del fallimento dei colloqui che interessano” il cruciale passaggio marittimo.

Pasdaran, Hormuz resta chiuso fino ad accordo ragionevole

Lo Stretto di Hormuz è chiuso e rimarrà tale finché Washington non accetterà un accordo ragionevole. È quanto ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte informata dei Pasdaran, dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad tra Usa e Iran. Tra i principali punti di contrasto, la gestione del cruciale passaggio marittimo.

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