Cronache Marziali 39

Dopo sei settimane di guerra e la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi, Stati Uniti e Iran tentano la via del dialogo. La posta in gioco è altissima e i negoziati, che si terranno a partire da oggi in Pakistan, potrebbero determinare se il cessate il fuoco reggerà o se la guerra contro l’Iran che ha causato migliaia di morti, danneggiato l’economia mondiale e destabilizzato il Medio Oriente, riprenderà.

La delegazione iraniana, composta da 71 persone e guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, è atterrata nella tarda serata a Islamabad. Ghalibaf è accompagnato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e da altri alti funzionari di Teheran. Il team Usa, guidato dal vicepresidente JD Vance, comprende l’inviato speciale del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner. Le parti si guardano con diffidenza e il rischio che i negoziati falliscano è dietro l’angolo. “Abbiamo buone intenzioni, ma non ci fidiamo degli Usa”, ha detto il capo delegazione iraniano al suo arrivo. E prima di imbarcarsi sull’aereo che lo sta portando in Pakistan, JD Vance ha messo in guardia l’Iran da qualsiasi tentativo di “giocare” con Washington. “Se cercheranno di giocare con noi, vedranno che la nostra squadra negoziale non sarà molto ricettiva”, ha affermato. Vance ha comunque assicurato che Washington intende “cercare di condurre negoziati costruttivi”. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha definito i colloqui di oggi tra Stati Uniti e Iran come un “momento decisivo”, “ci attende un passo difficile: stabilire una tregua duratura e risolvere le delicate questioni attraverso i canali diplomatici”, ha aggiunto. Secondo quanto riferito alla CNN da un funzionario statunitense e da una fonte regionale, i negoziati dovrebbero svolgersi sia in modo indiretto che diretto. È probabile che le due parti si accordino sull’agenda dei colloqui tramite la mediazione di funzionari pakistani. Successivamente, si prevede che gli incontri si svolgeranno faccia a faccia nel corso della giornata.

Alla vigilia dei colloqui, Trump ha detto che i negoziatori statunitensi si stanno concentrando principalmente sull’obiettivo di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. Il presidente Usa ha anche dichiarato che lo Stretto di Hormuz riaprirà presto, “con o senza la collaborazione dell’Iran” e ha avvertito che intensificherà gli attacchi se non si raggiungerà un accordo di pace.

Intanto, diplomatici libanesi e israeliani si sono sentiti telefonicamente nella serata di ieri e hanno concordato di incontrarsi la prossima settimana a Washington per discutere un possibile cessate il fuoco nel conflitto in corso tra Israele e Hezbollah, ha fatto sapere l’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun. L’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter ha confermato martedì i piani per l’incontro a Washington, ma ha affermato che “Israele si è rifiutato di discutere un cessate il fuoco con l’organizzazione terroristica Hezbollah”. L’organizzazione sciita filo-iraniana da parte sua, ha esortato il governo libanese a disertare i negoziati diretti con Israele dopo la morte di 13 membri delle forze di sicurezza libanesi a Nabatiyeh avvenuta ieri.

Araghchi a Wadephul, su colloqui “completa sfiducia”

Il ministro degli Esteri dell’Iran Abbas Araghchi affronta i negoziati con gli Stati Uniti in Pakistan in condizioni di “completa sfiducia”. Questa la posizione espressa dal capo della diplomazia iraniana durante una telefonata con il suo omologo tedesco Johann Wadephul, come riportato dall’agenzia stampa Mehr. Araghchi ha affermato che il suo Paese “combatterà con tutte le sue forze per garantire gli interessi e i diritti del popolo iraniano”, citando le ripetute violazioni delle promesse e i “tradimenti della diplomazia” da parte degli Stati Uniti come motivazione alla sua valutazione.

Media, delegazione Cina in Pakistan per garanzie

Una delegazione cinese è attesa oggi a Islamabad per assistere il mediatore pakistano nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lo riferisce Al-Araby Al-Jadeed, citando una fonte del ministero degli Esteri pakistano. Secondo la stessa fonte, Pechino potrebbe fornire garanzie qualora le due parti raggiungano un accordo.

Delegazione Teheran incontrerà il premier Sharif alle 13

La squadra negoziale dll’Iran incontrerà il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif a Islamabad, alle 13 ora locale. Lo riferisce l’agenzia stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim. La delegazione iraniana ha già incontrato il capo dell’esercito e il ministro degli esteri pakistani al loro arrivo all’aeroporto di Islamabad nella notte.
Sempre secondo la Tasnim, al centro dell’incontro tra la delegazione iraniana e il premier Sharif ci sarà l’esame delle violazioni degli impegni assunti dalla parte americana. Il rilascio dei beni iraniani e un cessate il fuoco in Libano sono tra le precondizioni per l’avvio effettivo dei negoziati con gli Usa a Islamabad, ricorda l’agenzia iraniana.
Gli Stati Uniti avevano informato il Pakistan, in qualità di mediatore nei negoziati, di accettare queste precondizioni e altre condizioni per l’inizio dei colloqui. Tuttavia, alcune di queste non sono state ancora soddisfatte, ha sottolineato la Tasnim. Negli incontri odierni, la delegazione iraniana dovrebbe quindi valutare la posizione effettiva di Washington e il rispetto degli impegni presi, dopodiché deciderà se avviare o meno i negoziati con gli Stati Uniti.

Media, delegazione atterrata in Pakistan

La delegazione Usa statunitense per i negoziati con l’Iran è atterrata a Islamabad. Lo riferiscono fonti pakistane citate dalla Reuters e da altri media, tra cui Al Jazeera.
Islamabad, la capitale pakistana, avvolta dalle nuvole, ospita gli attesissimi colloqui tra Stati Uniti e Iran. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Ghalibaf, è arrivata dopo la mezzanotte (ora locale). La controparte statunitense, sotto la guida del vicepresidente J.D. Vance, e’ arrivata soltanto ora, motivo per cui, alcune fonti ipotizzano che i negoziati andranno avanti anche domenica.
In realtà non c’e’ una tempistica ufficiale in merito alla durata dei colloqui, anche se piu’ fonti riferiscono che dureranno un giorno intero. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco della scorsa settimana, il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano aveva dichiarato l’8 aprile che i colloqui avrebbero potuto durare fino a 15 giorni.

Media, costosissimo drone Usa scomparso su stretto Hormuz

Il 9 aprile un drone da ricognizione MQ-4C Triton della Marina statunitense, uno dei droni più costosi della flotta Usa, in pattugliamento nello Stretto di Hormuz, è precipitato da 52.000 piedi. Quando è sceso sotto i 10.000 piedi, il segnale del suo transponder si è perso. Lo scrive Forbes, citando il sistema di tracciamento di volo FlightRadar.
Secondo Forbes non c’è conferma ufficiale sul fatto che il drone sia precipitato, sia stato abbattuto da un missile iraniano o se in qualche modo sia riuscito a recuperare e a tornare alla base. Il Triton è un drone di grandi dimensioni, con un’apertura alare superiore a quella di un aereo di linea Boeing 737. Secondo le stime di Forbes, ogni drone Triton è costato all’amministrazione Usa circa 400 milioni di dollari.

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