A cinque settimane dall’inizio del conflitto tra Usa, Israele e Iran, Donald Trump continua a rivendicare “risultati storici” ottenuti in Iran dalle forze armate americane rinnovando le minacce al regime degli ayatollah (“dopo i ponti, distruggeremo le centrali elettriche”), Teheran reagisce promettendo “attacchi devastanti” contro Stati Uniti e Israele.
Intanto, il contingente Unifil è ancora una volta vittima di un lancio di razzi in Libano. Questa volta a essere stata colpita è la base italiana di Shama. Nessun ferito tra i soldati, ma danni alle infrastrutture militari. Il ministro della Difesa Guido Crosetto e il capo di Stato maggiore Luciano Portolano rimangono in contatto diretto con i vertici italiani sul posto.
Cresce la pressione internazionale per la riapertura dello stretto di Hormuz, mentre si moltiplicano le iniziative diplomatiche e aumentano le tensioni su possibili misure militari, con l’Italia che insiste su una soluzione sotto egida ONU e sostiene l’apertura di un corridoio umanitario per i fertilizzanti. L’Iran prepara un nuovo regime di navigazione, che prevede un pedaggio simile a quello del Canale di Suez. La Russia rivendica che per le sue navi “lo stretto è aperto”.
Il Regno Unito ha convocato in videoconferenza la coalizione per Hormuz. All’appello hanno risposto 40 Paesi che hanno chiesto la riapertura “immediata e incondizionata” della via di navigazione, minacciando nuove sanzioni contro il regime degli Ayatollah. “L’Iran tenta di prendere in ostaggio l’economia globale nello stretto di Hormuz. Non deve prevalere”, ha affermato la ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, sottolineando che i partecipanti hanno invocato “il rispetto della libertà di navigazione e del diritto del mare”.
Nonostante la linea dura sul piano economico e diplomatico, non è stata presa in considerazione, allo stato attuale, un’operazione militare per riaprire il passaggio. Diversi Paesi, tra cui la Francia, hanno ribadito che eventuali missioni di sicurezza potranno essere valutate solo dopo la fine della fase più intensa dei bombardamenti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “irrealistica” un’operazione militare per “liberare” lo stretto, mentre il presidente americano Donald Trump ha invitato i Paesi importatori di petrolio ad agire direttamente per garantirne la sicurezza, arrivando a legare un cessate il fuoco alla riapertura completa del passaggio. E oggi ha esortato l’Iran a “fare un accordo prima che sia troppo tardi”.
Il traffico marittimo resta fortemente compromesso: dall’inizio di marzo solo 225 navi commerciali hanno attraversato lo stretto, con un calo di circa il 93% rispetto ai livelli normali. Nel quadro della stessa iniziativa, l’Italia – rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani – ha ribadito la necessità di una de-escalation immediata e del ritorno al dialogo diplomatico. Il capo della Farnesina – collegato da Palazzo Chigi – ha indicato la disponibilità a partecipare a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi, a condizione di un chiaro mandato delle Nazioni Unite. In questo contesto, ha sostenuto la creazione di un “corridoio umanitario”, in particolare per il trasporto di fertilizzanti e beni essenziali, al fine di evitare una nuova crisi alimentare, soprattutto nei Paesi africani.
Sul fronte iraniano, Teheran sta lavorando a un nuovo regime di navigazione. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha annunciato che è in fase finale un protocollo che prevede autorizzazioni preventive per le navi in transito da parte di Iran e Oman, con l’obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza dello stretto. Parallelamente, il Parlamento iraniano ha approvato un progetto di legge che introduce pedaggi per il transito – potenzialmente fino a due milioni di dollari per nave – e vieta il passaggio di imbarcazioni statunitensi e israeliane, misure che potrebbero generare entrate annue per 100 miliardi di dollari, superiori a quelle derivanti dalle esportazioni petrolifere stimate in 80 miliardi.
Intanto, al Consiglio di sicurezza dell’ONU, i Paesi del Golfo hanno chiesto un via libera all’uso della forza per garantire la libertà di navigazione, proposta sostenuta dagli Stati Uniti ma contestata da Russia, Cina e Francia, che temono un’escalation e insistono su una soluzione politica.
Teheran, se attacchi a centrali elettriche colpiremo siti energia
L’Iran minaccia attacchi contro aziende energetiche e di telecomunicazioni regionali se gli Stati Uniti colpiranno le centrali elettriche cosi’ come ha minacciato questa notte il presidente Usa, Donald Trump.
L’emittente iraniana Press TV ha pubblicato un video in cui il portavoce dell’esercito, Ebrahim Zolfaghari, avverte che, se gli Stati Uniti continueranno a minacciare attacchi contro le centrali elettriche iraniane, Teheran prenderà di mira le infrastrutture energetiche regionali e le aziende di telecomunicazioni e informatica con azionisti americani.
Teheran, abbattuto un secondo caccia F35 americano
L’Iran afferma di aver abbattuto un secondo caccia F-35 americano. Secondo l’agenzia di stampa Fars, vicina ai Pasadran, le Guardie Rivoluzionarie iraniane (IGRC) affermano di aver abbattuto un secondo F-35 americano mentre sorvolava l’Iran centrale.
Il messaggio, rilanciato da Al Jazeera, afferma che il caccia è stato “completamente distrutto e precipitato” e che non si hanno notizie del pilota a causa dei gravi danni subiti dal velivolo. L’agenzia di stampa iraniana Mehr ha affermato, in un messaggio su Telegram, che è improbabile che il pilota fosse riuscito a lasciare il velivolo a causa della “violenta esplosione” provocata dall’impatto.
Teheran avverte Onu, no a provocazioni su Hormuz
“Qualsiasi azione provocatoria da parte degli aggressori e dei loro sostenitori, anche in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo alla situazione nello Stretto di Hormuz, non fara’ altro che complicare ulteriormente la situazione”. Lo dice il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, secondo una nota diffusa dal ministero. Una votazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sull’uso della forza per la riapertura dello Stretto di Hormuz è prevista per domani.
Rinviato a sabato voto Onu su risoluzione Hormuz
La votazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu su una proposta di risoluzione presentata dal Bahrein per garantire la sicurezza delle navi nello Stretto di Hormuz sarebbe stata rinviata a domani. Lo ha riferito Al Jazeera.
Trump, dopo i ponti distruggeremo le centrali elettriche
Il nostro esercito, il più grande e potente (di gran lunga!) del mondo, non ha ancora iniziato a distruggere ciò che resta dell’Iran. I ponti saranno i prossimi, poi le centrali elettriche! La leadership del Nuovo Regime sa cosa bisogna fare, e deve farlo in fretta!”. È il messaggio postato sul social Truth dal presidente Usa Donald Trump.
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