“La riforma della giustizia porta il mio nome, me ne assumo la responsabilità politica”. Parole di Carlo Nordio, intervistato da “Start” su Sky Tg24, all’indomani del referendum che ha sancito la vittoria dei No.
Che cosa non ha funzionato? “Non vorrei trovare colpe di altri, se ci sono stati difetti di impostazione e comunicazione sono stati anche miei”, ha ammesso il Guardasigilli che ha aggiunto: “Io ammetto di aver fatto errori anche nella comunicazione, però colgo l’ennesima occasione per ricordare che la frase più contestata, quella sul cosiddetto sistema mafioso, io non l’ho mai detta, era la citazione della dichiarazione di un pubblico ministero. E’ stata attribuita a me e da lì si sono scatenate polemiche che neanche le smentite più forti sono riuscite ad arginare. Ma fa parte della politica, non è che mi stupisca più di tanto”.
Per il Guardasigilli, “bilanciando le osservazioni sopra le righe fatte dai nostri e fatte da loro credo che la somma algebrica sia equivalente. Non dimentichiamo che loro hanno detto che eravamo dei piduisti, dei fascisti, dei mafiosi, l’ultima volta ci hanno dato addirittura dei banditi…”.
“Prima che una vittoria della coalizione di sinistra questa è una vittoria dell’Associazione nazionale magistrati”. Per Nordio, il risultato del referendum “dà all’Anm un potere contrattuale enorme, del quale il giorno in cui andasse al governo, che io per ovvie ragioni politiche non auspico, la sinistra dovrà tenere conto. Secondo me, in questo momento il problema è loro più che nostro perchè ci sarà una controversia ‘intestina’ nell’ambito della sinistra per attribuirsi la vittoria. L’Anm, la vera vincitrice, diventa un soggetto politico anomalo”.
“Era un quesito estremamente tecnico che purtroppo è stato trasformato in una questione politica”. Secondo il ministro della Giustizia, “tutta la campagna che ha fatto il centrosinistra è stata improntata su una emotività che ha colpito l’immaginazione degli italiani. Si è detto che volevamo sovvertire la Costituzione, che volevamo sottoporre la magistratura all’esecutivo, cose non vere, addirittura che volevamo umiliare la magistratura. Non penso che tutti abbiano sentito l’esigenza di informarsi sul contenuto della legge, personalmente mi sono prodigato per quasi due mesi per spiegare in tutta Italia il merito della riforma, senza scendere in politica, ma evidentemente anche questo non ha funzionato”.
Possibili ritorsioni della magistratura dopo il risultato del referendum? “Ritorsioni in senso tecnico, con una raffica di informazioni di garanzia o provvedimenti contro chi ha patrocinato la riforma le escludo categoricamente, sarebbe sacrilego solo pensare che la magistratura possa usare il suo potere per infierite sui vinti. Certo è – ha aggiunto Nordio – che da parte della magistratura associata e sindacalizzata ci sarà una grossa pressione politica e che l’Italia continuerà a vivere quella sorta di sovranità limitata per cui le riforme costituzionali non si fanno senza il placet della magistratura”.
“Io il prossimo anno compio un anno matematico a seguito del quale credo di aver maturato il diritto a un po’ di riposo…”. E’ la risposta di Nordio alla domanda della conduttrice Giovanna Pancheri che gli ha chiesto che cosa farebbe in caso gli venisse proposto di proseguire fino a fine mandato. “Sono stato chiamato a questo altissimo incarico – ha ricordato il ministro della Giustizia – per il quale ringrazio sempre la premier, per fare una serie di riforme, la più importante delle quali purtroppo non è andata bene, probabilmente anche per colpa mia: non tanto per il fatto che le sconfitte politiche si pagano ma anche per ragioni non solo di età ma anche di completamento di un certo percorso di riforme che cercheremo di terminare, credo che potrò tornare ai miei studi”.
“Fino a ieri sono stato talmente occupato con il referendum, che la vicenda del sottosegretario Andrea Delmastro mi è arrivata del tutto inattesa, non sapevo nemmeno di che cosa si parlasse. Sono certo che Delmastro riuscirà a chiarire”, ha spiegato Nordio, sempre a Sky Tg24. “Conoscendolo, al di là di qualche eccesso di comunicazione, di lui tutto si può pensare tranne che abbia qualche contiguità o conoscenza mafiosa. Se sei a cena in un ristorante non puoi chiedere la carta di identità del proprietario – ha proseguito -. Io stesso ho stretto centinaia di mani in questa campagna referendaria, non vorrei che un giorno uscisse che mi sono abbracciato con un mafioso… Sicuramente la vicenda sarà chiarita, ho letto che se ne occuperà anche l’Antimafia”. Quanto a Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto di via Arenula, “la sua posizione non è assolutamente in discussione”.
Dimissioni? “No, perchè? Fa parte della politica perdere le elezioni. Successe anche a Churchill, dopo la Seconda guerra mondiale – ha detto Nordio in una intervista al Corriere della Sera -. Non la considero una sconfitta personale. Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l’impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno”.
“Adesso dobbiamo dedicarci all’efficientamento della giustizia – ha spiegato il Guardasigilli -: ai concorsi da bandire per completare la pianta organica dei magistrati e alla stabilizzazione del personale del Pnrr. Prendendola con filosofia, diciamo che la sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi per fare tutto questo”.
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