Cuore sacro

Folla al Duomo di Santa Maria Assunta di Nola, dove è arrivato da Napoli il feretro di Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di un cuore danneggiato. Tanti mazzi di fiori sono stati sistemati davanti all’ingresso della chiesa, mentre alcune persone indossavano una maglia bianca con il volto di Domenico e la scritta ‘Il nostro guerriero’. Il rito funebre è stato celebrato alle 15 di questo pomeriggio dal vescovo di Nola, Francesco Marino.

Oltre 170 le testate giornalistiche accreditate, tra cui anche la Bild e l’agenzia di stampa turca Anadolu. Lungo l’applauso che ha salutato l’arrivo della bara. Ai funerali ha partecipato anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

Il feretro bianco è stato sistemato davanti all’altare. Sopra la bara è stata poggiata la foto di Domenico, ritratto con il suo orsacchiotto di peluche preferito, la stessa immagine utilizzata nei manifesti funebri che tappezzano la città. Davanti, un mazzo di fiori bianchi donati dalla nonna.

Subito dopo l’ingresso in Duomo a Nola del feretro, si è creata una lunga fila di persone che si sono avvicinate all’altare per dare l’ultimo saluto a Domenico e per abbracciare la madre, Patrizia Mercolino, e il padre Antonio.

Altre corone di fiori sono state lasciate all’esterno della chiesa dai compagni di scuola dei due fratelli di Domenico, dalle maestre e dai gruppi organizzati del Nola Calcio.

Arrivato in Cattedrale anche il sindaco di Napoli e della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi, che ha raggiunto subito l’altare per portare le condoglianze alla famiglia.

Tra le autorità anche l’arrivo del presidente della Regione Campania Roberto Fico, del presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, del vicesindaco della Città metropolitana Giuseppe Cirillo.

Manifesti e fiori bianchi lungo le strade. Le serrande abbassate dei negozi. E tante mamme in piazza con i loro piccoli. Oggi per Nola è stato lutto cittadino.

Un lungo abbraccio tra la direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, e Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico morto all’ospedale Monaldi di Napoli, che dell’azienda ospedaliera fa parte.
Iervolino è arrivata nel Duomo di Nola, dove era allestita la camera ardente per il piccolo Domenico Caliendo, ha raggiunto i primi banchi, dove erano seduti i genitori del piccolo. Le due donne si sono subito abbracciate e sono scoppiate in lacrime.

“Nessuno lo dimenticherà – ha ripetuto più volte Iervolino – abbiamo sperato tutti con voi. Nessuno lo dimenticherà, lo stiamo dimostrando con i fatti”. La madre di Domenico, tra le lacrime, ha risposto: “Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi”.

“Siamo contenti che nel corso dell’autopsia non sia stata riscontrata una lesione in fase di espianto, perché sarebbe stato un ulteriore scempio al corpo di Domenico e poi erano un po’ ambigue le dichiarazioni rese dall’equipe medica austriaca in merito”. Lo ha detto Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia di Domenico.

“Quello che ora dovrà essere valutato a livello macroscopico – ha aggiunto il legale all’esterno del Duomo di Nola, dove alle 15 erano in programma i funerali del bambino – sono le lesioni da congelamento ed eventuali lesioni riportate dall’organo in seguito alla congestione che ha avuto durante la fase dell’espianto, il famoso ingrossamento del cuore che avrebbe potuto ledere le camere interne”.

“Questo aspetto – ha sottolineato Petruzzi – sarà chiarito dal lavoro che sarà svolto dagli anatomopatologi, che “con tanta forza la difesa ieri ha cercato e ottenuto di far nominare all’interno del collegio di parte. Gli esami degli anatomopatologi saranno fondamentali all’interno di questo incidente probatorio, perché loro vanno a studiare al microscopio le lesioni sui tessuti dovute ai traumi”.

Una corona di fiori inviata dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata sistemata sull’altare del Duomo di Nola. Sulla corona, composta da anthurium rossi e bianchi, era presente un nastro tricolore e la scritta in oro ‘Il Presidente del Consiglio dei Ministri’.

In contemporanea con i funerali del piccolo Domenico è stata celebrata una Santa Messa anche all’ospedale di Napoli Monaldi, dove era stato operato il piccolo il 23 dicembre dello scorso anno e dove è morto il 21 febbraio.

“Con questo momento di raccoglimento e preghiera”, ha spiegato l’ospedale, “l’intera comunità dell’Azienda Ospedaliera dei Colli desidera stringersi con rispetto e partecipazione al dolore della famiglia, condividendo un lutto che ha profondamente colpito operatori sanitari, professionisti e personale tutto”.

“La scelta di celebrare la funzione nello stesso orario delle esequie nasce dalla volontà di essere vicini alla famiglia nella preghiera. L’iniziativa vuole anche lanciare un segnale di unità e responsabilità: nel rispetto del dolore dei familiari e della comunità, l’Azienda rinnova la fiducia nel lavoro degli organi competenti e ribadisce l’auspicio che si possa fare piena e tempestiva chiarezza su quanto accaduto”.

“In questa chiesa cattedrale e casa comune – ha detto il vescovo di Nola, Francesco Marino, nell’omelia – sentiamo anche noi il vostro immane dolore. Il vostro bambino Domenico in queste atroci e lunghe settimane è diventato un figlio di tutti noi e, se è vero che i figli so piezz’ ‘e core, anche quello di ciascuno di noi, come quello vostro di mamma e papà, si è spezzato nel dolore di questa insensata tragedia”.

“I sentimenti umani che si agitano in questo momento – ha ricordato il vescovo – sono di rabbia, di delusione, di atroce spasimo. Ci chiediamo ‘perchè?’, vorremmo dei responsabili con cui prendercela, vorremmo che chi ha sbagliato soffrisse come ha sofferto Domenico. Ma, proprio mentre ci assalgono questi desideri cattivi, finiamo per sentirci ancora più male, più in colpa, perchè ascoltando veramente la voce della nostra coscienza, sappiamo bene che la sofferenza non si cura mai con il risentimento, il male non si vince con altro male, il lutto non si può elaborare con il desiderio di vendetta”.

“La caccia ai colpevoli – ha aggiunto – per un momento appaga, ma non può mai ripagare una perdita così grande. Una cosa è riconoscere giustamente le responsabilità penali, che chi di dovere dovrà esaminare e sanzionare, altra cosa è presumere che la giustizia dei tribunali o, ancor peggio, il giustizialismo privato lenisca il dolore che nessuno, se non il Signore Gesù, può consolare con il balsamo dello Spirito d’amore”.

“E’ per questo che – ha proseguito Francesco Marino – come vescovo e testimone del Vangelo della morte e resurrezione di Gesù, sento dal cuore il bisogno e il desiderio di indicarvi quell’altro corteo che vediamo nell’annuncio che abbiamo ascoltato: il corteo della Pasqua con a capo il Figlio di Dio, il Giovane di Nazareth con i suoi discepoli che si avvicinano al ragazzo di Nain. Vi chiedo, con delicatezza e paternità, il coraggio della scelta: vogliamo continuare a tormentarci nel corteo della morte o vogliamo trovare ora la forza di metterci dietro il nostro Maestro che accosta questa piccola bara bianca da un’altra prospettiva, quella della vita?”.

“Mi pare che Domenico ci parli ancora, continuando a incoraggiarci sul delicato tema della donazione degli organi. La sua storia ci racconta la generosità di genitori che hanno donato un cuore e di altri che ne hanno sperato da tempo la compatibilità. Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore e generosità. Continuiamo a credere nella buona medicina nella formazione scientifica ed etica e non permettiamo agli errori umani, che pur ci sono stati, di spezzare quell’alleanza fiduciaria tra medico e paziente che è un valore necessario e che, come sappiamo, si rivela occasione di salvezza per tantissimi ammalati nei nostri ospedali, i quali sono delle eccellenze sanitarie”.

Il vescovo ha ricordato che “i miracoli li fa solo il Signore”, mentre “noi siamo fragili e quando ci sentiamo troppo sicuri di noi stessi diventiamo fallaci. Se tutti possiamo sbagliare, questa dolorosa vicenda deve insegnarci l’umiltà di non sentirci mai onnipotenti, anche quando siamo molto competenti”.

“Carissimi Antonio e Patrizia, ci avete ricordato che il dolore ha bisogno di essere condiviso, perchè da soli non si può portare un peso così grande. Domenico, poi, ci ha ricordato la fragilità del cuore umano. Bisogna aver cura di ogni cuore, accostare la vita degli altri con delicatezza e sensibilità. Dobbiamo riscoprire la responsabilità di farci carico del cuore degli altri e dobbiamo sapere che quando si mette mano ai sentimenti altrui, si sta toccando un ‘organo’ delicatissimo, per il quale ci vuole competenza, prudenza e amore”.

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