Khameneide…

 L’Ayatollah Ali Khamenei è morto nell’attacco di Usa e Israele all’Iran, c’è anche la conferma della tv di Stato della Repubblica Islamica.

Sopravvissuto alle prigioni dello scià e a un attentato, che nel 1981 gli compromise l’uso del braccio destro, Khamenei è stato dato per morto più volte. In qualità di ‘Rahbar’ (Guida Suprema), è stato il singolo individuo più potente all’interno del regime iraniano: controllava le principali leve dello Stato, nominando i capi della magistratura, della radio e della televisione di Stato, delle Forze armate regolari e delle Guardie rivoluzionarie. Khamenei ha sempre governato dando priorità alla sua stessa sopravvivenza e quella del sistema teocratico che guida, rimanendo fedele a una cultura profondamente anti-occidentale.

Privo del sostegno popolare, del carisma e delle qualifiche teologiche del padre della Rivoluzione islamica e suo mentore, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, è stato il responsabile della trasformazione della Repubblica islamica da un’autocrazia clericale in una di tipo militare, con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) che ha conquistato ampio spazio nella politica e nell’economia nazionale e che potrebbe svolgere un ruolo sempre più evidente, sulla falsariga delle forze armate del Pakistan o dell’Egitto.

Khamenei teneva a rimandare di sé l’immagine di un leader super partes, magnanimo e pio, che guida il Paese in una direzione virtuosa. Non ha mai lasciato l’Iran dal 1989 e, a parte un piccolo gruppo di fidati consiglieri, è stato in gran parte inaccessibile. Il gran riserbo sulla sua vita privata è stato scalfito nel 2013 da un’inchiesta della Reuters secondo cui controllava, allora, un impero finanziario da 95 miliardi di dollari, costruito sul sequestro di proprietà degli iraniani, molti dei quali appartenenti a minoranze religiose, e deteneva partecipazioni in diversi settori, dal petrolio, alle telecomunicazioni e l’immobiliare. Il ‘rahbar’, però, ha sempre sbandierato le sue radici umili, tipiche dell’élite clericale e politica della Repubblica islamica.

Classe 1939, secondo di otto figli, era nato nella città santuario di Mashhad, nel Nord-Est dell’Iran, da una famiglia modesta di origine azera. Fu iniziato all’istruzione religiosa all’età di 5 anni e mosse i suoi primi passi da radicale nel clima febbrile dei primi Anni ’60. L’allora scià, Mohammad Reza Pahlavi, aveva lanciato un importante progetto di riforma, ampiamente respinto dal clero conservatore. Da studente di teologia a Qom, il Vaticano degli sciiti, Khamenei si immerse nelle tradizioni dell’Islam sciita e nel nuovo pensiero radicale del leader emergente dell’opposizione conservatrice, l’ayatollah Khomeini che divenne il suo mentore; dovette, però, troncare la sua formazione per tornare a Mashhad e prendersi cura del padre malato, circostanza che avrebbe poi giustificato il mancato raggiungimento delle credenziali religiose del predecessore. All’epoca, Khomeini era in gran parte sconosciuto in Iran, ma la sua opposizione alle riforme sociali, in particolare per le donne, e alle moderne politiche dello scià Pahlavi, gli fecero guadagnare un seguito tra gli studenti del seminario, profondamente tradizionalisti. Quando lo scià esiliò Khomeini nel 1963, Khamenei rimase in Iran a diffondere i suoi insegnamenti sul governo islamico. Quella dottrina teocratica che vede nell’Occidente un ostacolo alla virtù dell’Islam fondamentalista, fece causa comune con l’intellighenzia liberale antimperialista, risentita per l’ingerenza americana in Iran.

Quando il Grande Ayatollah Khomeini tornò trionfante nel 1979, dopo la deposizione dello scià, il suo discepolo fu catapultato dall’anonimato alla ribalta. Nominato imam del venerdì a Teheran, membro del Consiglio rivoluzionario, ministro della Difesa. Nel 1981, sopravvisse a un attentato, che ne generò la fama di ‘martire in vita’. A ottobre dello stesso anno fu eletto presidente, incarico che ricoprì durante la guerra con l’Iraq e fino alla morte di Khomeini, nel 1989. Scomparso il padre della Rivoluzione, Khamenei fu scelto come suo successore, grazie a una modifica della Costituzione che consentiva anche a chi avesse qualifiche clericali inferiori di assumere il ruolo e con poteri molto più ampi di prima. Khamenei li utilizzò rapidamente per consolidare il suo controllo sull’apparato tentacolare e frammentato dello Stato iraniano post-rivoluzionario. Consapevole di non godere né del rispetto dell’alto clero, né della popolarità di Khomeini, iniziò muovendosi con cautela per rafforzare la sua posizione. Rassicurò le élite politiche e clericali del regime sul fatto che non intendeva sconvolgere lo status quo e decise di creare ciò che gli era mancato come presidente: una base indipendente di sostegno e una rete personale che funzionasse come i suoi “occhi e le sue orecchie”. Non aveva il rispetto dei seminari, cercò quello delle caserme. Khamenei ha coltivato il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), selezionando i suoi quadri di vertice e rimescolandoli spesso per impedire loro di stabilire basi di potere indipendenti. Lo stretto legame con la Guida Suprema, in un rapporto simbiotico, ha permesso con gli anni ai Pasdaran di diventare una forza economica dominante nella teocrazia che sono chiamati a difendere.

Quando nel 1997 il candidato riformista, Mohammad Khatami, vinse la presidenza con una valanga di voti, Khamenei gli concesse una certa libertà d’azione, ma lavorò duramente e spesso usando la forza per proteggere il nucleo del regime e la sua ideologia da qualsiasi seria sfida. Scelse di investire massicciamente nella proiezione del potere dell’Iran in Medio Oriente, foraggiando una serie di gruppi e milizie sciite. È il cosiddetto ‘Asse della Resistenza’: Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, il movimento Houthi in Yemen e un variegato assortimento di proxy in Siria e Iraq. La strategia è crollata sotto il peso degli attacchi israeliani a Gaza e in Libano, dopo il 7 ottobre 2023, mentre la storica alleanza con Damasco si è conclusa con la caduta del regime di Bashar al-Assad nel 2024. In 37 anni al potere, Khamenei ha cercato di destreggiarsi tra le opposte pressioni delle forze in conflitto all’interno del Sistema, il cosiddetto ‘Nezam’, per evitare una guerra aperta e preservare l’eredità di Khomeini, insieme al suo potere e a quello dei suoi più immediati sostenitori. È riuscito ad assicurarsi di avere il potere senza responsabilità, mentre i presidenti eletti dell’Iran hanno responsabilità senza potere. Khamenei non si è mai assunto nessuna colpa per il malessere economico, la repressione politica, le restrizioni sociali e le repressioni. Le varie e sempre più frequenti ondate di malcontento e proteste e gli sforzi di riforma si sono scontrati con altrettante campagne di repressione, oltre al continuo e duro trattamento di donne, omosessuali e minoranze religiose. Questo, unito al deterioramento della situazione economica, ha disilluso anche molti ex sostenitori del regime. La feroce repressione dell’ultimo movimento anti-governativo, tra dicembre e gennaio, ha generato la peggiore crisi di legittimità della Repubblica islamica. I semi erano stati piantati dal vasto movimento ‘Donna, vita, libertà’ che nel 2022 chiese a gran voce la fine del regime portando le donne a ribellarsi platealmente contro l’obbligo del velo, pietra angolare della teocrazia iraniana.

Il programma nucleare – il dossier che ha formalmente scatenato questa ultima guerra, per via della convinzione di USA e Israele che Teheran perseguisse l’atomica – è per Khamenei l’incarnazione dei temi centrali della Rivoluzione: la lotta per l’indipendenza, l’ingiustizia delle potenze straniere, la necessità dell’autosufficienza e l’alta stima dell’Islam per le scienze. È convinto fermamente che gli Stati Uniti siano contrari alle ambizioni nucleari dell’Iran non per la minaccia di proliferazione, ma per la potenziale indipendenza e leva economica che la Repubblica islamica ne trarrebbe. Pur mantenendo la retorica dello scontro con Israele e Stati Uniti, Khamenei ha a lungo tenuto l’Iran fuori dal conflitto diretto. Una strategia finita con l’escalation di ostilità seguita al massacro del 7 ottobre 2023, arrivata fino alla guerra aperta scoppiata a giugno scorso e ora a quello che sembra lo scontro finale.

Gli attacchi contro la Repubblica Islamica proseguono: anche oggi sono state bombardate decine di obiettivi in tutto il Paese, con esplosioni riportate a Teheran, ma anche Qom, Isfahan, Karaj e Kermanshah. Le forze israeliane hanno reso noto che nelle sole prime fasi della campagna aerea congiunta Usa e Israele contro l’Iran, i jet israeliani hanno lasciato cadere circa 1.200 munizioni e le forze statunitensi hanno lanciato circa 1.050 attacchi contro obiettivi iraniani. L’iran a sua volta risponde con lancio di razzi e droni. Ma, una volta eliminato l’Ayatollah (morto assieme alla figlia, al genero e alla nipote), chi guida adesso il Paese?

Fino a quando non sarà scelto un nuovo leader supremo, a guidare l’Iran sarà il Consiglio ad interim con il presidente Massoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholamhossein Ejei e un giurista dei Pasdaran guideranno il Paese nel periodo di transizione dopo la morte di Ali’ Khamenei. Lo ha riferito un portavoce del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, a quanto riportano i media iraniani.In base alla Costituzione, sarà l’Assemblea degli esperti a eleggere la nuova leadership. Ali Larijani ha annunciato che il processo di transizione inizia già oggi. “Presto sarà formato un consiglio di leadership ad interim. Il presidente, il capo della magistratura e un giurista del Consiglio dei Guardiani assumeranno la responsabilità fino all’elezione del prossimo leader”, ha spiegato Larijani, capo del consiglio supremo di Sicurezza nazionale e fidato consigliere di Khamenei.”Questo consiglio sarà istituito il prima possibile. Stiamo lavorando per formarlo già oggi,” ha detto in un’intervista trasmessa dalla TV statale.

Ali Larijani, capo del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale, ha avvertito che non saranno tollerati tentativi di dividere gli iraniani, dopo l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei. “I gruppi che cercano di dividere l’Iran devono sapere che non lo tollereremo”, ha dichiarato in un’intervista trasmessa dalla televisione di Stato nella quale ha invitato gli iraniani a unirsi. Ali’ Larijani, capo del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale iraniana, ha anche minacciato vendetta per l’attacco di Israele e Stati Uniti in cui è morta la guida suprema Ali’ Khamenei. “L’America e il regime sionista hanno bruciato i cuori della nazione iraniana. Noi bruciamo i loro cuori…”, ha scritto su X.

– Il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, ha annunciato che “sono iniziati” i lavori del Consiglio direttivo, di cui lo stesso fa parte; l’organismo e’ preposto, secondo la Costituzione, a guidare ad interim il Paese dopo l’uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, nei raid americani e israeliani di ieri.

– L’ex presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, è rimasto ucciso nei raid statunitensi e israeliani su Teheran. Lo riporta l’agenzia iraniana Ilna e alcuni media israeliani. “Il capo del nono e del decimo governo iraniano è stato ucciso in un attacco del regime sionista e degli Stati Uniti nel distretto di Narmak a Teheran”, scrive l’agenzia Ilna. In Iran, il presidente è il capo del governo. Le autorità ufficiali e l’ufficio dell’ex leader non hanno ancora confermato la morte di Ahmadinejad, presidente dell’Iran dal 2005 al 2013.

– Il gigante dello shipping Maersk ha interrotto tutti i movimenti delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riferisce Bloomberg.

– Tre persone sono state uccise e altre 58 ferite negli Emirati Arabi Uniti da quando l’Iran ha avviato la sua campagna di ritorsione nel Golfo in risposta agli attacchi statunitensi e israeliani, hanno dichiarato le autorità. Gli Emirati Arabi Uniti hanno rilevato 165 missili balistici, distruggendone 152, e intercettato due missili da crociera, ha dichiarato il ministero della Difesa. In totale, “sono stati rilevati 541 droni iraniani, 506 dei quali sono stati intercettati e distrutti”, ha aggiunto il ministero in una nota. Gli attacchi hanno causato la morte di tre persone di nazionalità pakistana, nepalese e bengalese, ha affermato.

– L’Iran ha lanciato finora più di 370 missili e quasi mille droni sugli Stati del Golfo. Lo riportano i media arabi.

– Gli Stati del Golfo terranno una riunione in videoconferenza questa sera per discutere di una “risposta unitaria” al secondo giorno di attacchi di Teheran nel Golfo, in rappresaglia per l’attacco israelo-americano. “Si tratterà di una riunione online dei ministri degli Esteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait, Oman, Qatar e Bahrein) a causa della chiusura degli aeroporti”, ha dichiarato all’Afp un diplomatico del Golfo. Le discussioni si concentreranno sugli “attacchi iraniani contro gli stati del Golfo e sul coordinamento per una risposta unitaria”, ha aggiunto.

– E’ di 9 morti, 23 feriti e 20 dispersi il bilancio aggiornato del raid iraniano su Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme. Lo riferiscono i soccorsi israeliani.

– Lo Stretto di Hormuz è chiuso e nessuna nave può attraversarlo. Questa mattina la petroliera Skylight è stata colpita da un missile iraniano al largo dell’Oman ed è in fiamme all’ingresso dello stretto.

– Diverse persone sono rimaste ferite nell’attacco iraniano a Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme. A quanto riporta il Times of Israel, una bambina è in gravi condizioni.

– L’hotel Crown Plaza di Manama, in Bahrein, è stato colpito da un missile iraniano. Lo riportano diversi media della regione, con le foto dell’hotel semi-distrutto. Vi sarebbero diversi feriti.

– Diverse persone sono rimaste ferite in Israele per l’ultima ondata di attacchi iraniani. Lo riferiscono i media israeliani. Colpita Beit Shemesh, vicino Gerusalemme, dove alcuni coloni ha riportato ferite. Una persona nel centro del paese ha lesioni piuttosto gravi.

– Le forze israeliane hanno annunciato di aver distrutto due aerei da combattimento F-4 e F-5 che erano pronti per il decollo all’aeroporto di Tabriz, nell’Iran occidentale. I raid aerei sono stati effettuati per “infliggere un duro colpo alle attività dell’aeronautica militare iraniana e per ampliare i danni ai sistemi di difesa del regime”, si legge in una nota.

– Prosegue la più grande interruzione del trasporto aereo globale dalla pandemia, con migliaia di voli cancellati e numerosi hub mediorientali, tra cui Dubai e Doha, chiusi a causa della reazione dell’Iran agli attacchi statunitensi e israeliani. Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti avevano tutti annunciato ieri la chiusura almeno parziale dei loro spazi aerei dopo l’attacco. Tra le compagnie aeree che hanno cancellato i voli figurano Emirates, Etihad, Air France, British Airways, Air India, Turkish Airlines e Lufthansa. Il sito di monitoraggio dei voli FlightAware ha dichiarato che stamane hanno registrato ritardi più di 6.700 voli mentre altri 1.900 sono stati cancellati in tutto il mondo.L’Iran ha rapidamente chiuso il proprio spazio aereo all’inizio degli attacchi “fino a nuovo avviso”. Anche Israele ha chiuso il proprio spazio aereo ai voli civili, così pure il Qatar e l’Iraq. Gli Emirati Arabi Uniti – dove è stato colpito anche l’aeroporto – hanno dichiarato di aver chiuso il proprio spazio aereo “parzialmente e temporaneamente”. La Siria ha chiuso parte del proprio spazio aereo a sud, lungo il confine con Israele, per 12 ore mentre l’aviazione militare giordana ha dichiarato di aver condotto esercitazioni per “difendere i cieli del regno”. Anche il Kuwait ha chiuso il proprio spazio aereo.

– La Cina ha condannato “fermamente” l’uccisione della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, negli attacchi di Israele e Stati Uniti.In un comunicato, il ministero degli Esteri ha sottolineato che si tratta di “una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell’Iran” che “ha calpestato degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali delle relazioni internazionali”.Pechino ha chiesto una “cessazione immediata delle azioni militari”.

“L’attacco e l’uccisione della Guida Suprema dell’Iran costituiscono una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell’Iran. Calpestano gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme fondamentali delle relazioni internazionali”, si legge nel comunicato.”La Cina si oppone fermamente e condanna fermamente tale atto”, prosegue la nota.”Chiediamo l’immediata cessazione delle operazioni militari, l’interruzione di un’ulteriore escalation della situazione di tensione e uno sforzo congiunto per mantenere la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel mondo in generale”, è l’appello di Pechino.

– La Francia non può che “accogliere con favore” la morte della Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, durante i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran perché era “un dittatore sanguinario”, ha dichiarato della portavoce del governo francese Maud Bregeon.”Khamenei era un dittatore sanguinario che opprimeva il suo popolo, umiliava donne, giovani e minoranze, ed è ancora responsabile della morte di migliaia di civili nel suo Paese e nella regione. Non possiamo quindi che accogliere con favore la sua scomparsa”, ha dichiarato.

– Il presidente russo, Vladimir Putin, ha inviato un messaggio di condoglianze all’omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, per la morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, e di alcuni membri della sua famiglia, in quello che ha definito un “assassinio cinico”.”Vi prego di accettare le mie più sentite condoglianze per l’assassinio della Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran Seyed Ali Khamenei e dei suoi familiari, commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”, si legge nella nota del Cremlino in cui riporta il contenuto del messaggio.

– Nel suo messaggio di condoglianze per la morte della Guida Suprema dell’Iran, il leader del Cremlino, Vladimir Putin, ha osservato che in Russia “l’ayatollah Ali Khamenei sarà ricordato come un eccezionale statista che ha dato un enorme contributo personale allo sviluppo di relazioni amichevoli tra Russia e Iran, elevandole al livello di un partenariato strategico globale”. “Vi prego di esprimere la mia sincera solidarietà e il mio sostegno alla famiglia e agli amici della Guida Suprema, al governo e a tutto il popolo iraniano”, si legge nel messaggio di condoglianze che Putin ha inviato all’omologo iraniano, Massoud Pezeshkian, secondo quanto riferito dal Cremlino.

– Gli Emirati Arabi Uniti non escludono una risposta all’Iran in seguito alle ondate di missili dirette verso il proprio territorio. A chiarirlo è stata la ministra di Stato Reem Al-Hashimy, in un’intervista alla Cnn.”Siamo pronti a difenderci. Speriamo che non si arrivi a tanto, ma non resteremo a guardare mentre continuiamo a essere vittime di una tale raffica di attacchi illegittimi e ingiustificati”, ha detto.Il governo ha diramato ieri una nota in cui si riserva “il diritto a rispondere agli attacchi subiti”, che costituiscono “una palese violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale”.La Difesa emiratina ha specificato che la contraerea ha intercettato con successo “un elevato numero” di attacchi, ma le schegge cadute in un’area residenziale di Abu Dhabi hanno provocato alcuni danni materiali e la morte di una persona di nazionalità asiatica e il ferimento di almeno altre due.

– Una nuova ondata di missili iraniani ha seminato il panico e causato feriti in diversi paesi del Golfo. Questa mattina il Centro Nazionale per le Comunicazioni del Bahrein ha annunciato di avere intercettato “missili balistici iraniani ostili e droni”.Ad Abu Dhabi una donna e suo figlio sono rimasti feriti quando dei detriti provenienti da un drone abbattuto hanno colpito la facciata di un edificio residenziale nel complesso delle Etihad Towers. Lo riferisce l’Ufficio Media della città. I due hanno riportato ferite lievi.

L’incidente più grave in Qatar, dove nella notte sedici persone sono rimaste ferite da schegge di missili sono cadute in diverse località del Paese a seguito di una raffica di missili iraniani che, secondo il governo di Doha sono stati intercettati dai suoi sistemi di difesa aerea.Il brigadiere Abdullah Khalifa Al-Muftah, responsabile delle relazioni pubbliche al ministero dell’Interno del Qatar, ha dichiarato in un intervento televisivo che 66 missili sono stati lanciati contro il Qatar e che le autorità hanno ricevuto 114 segnalazioni di caduta di schegge in tutto il territorio nazionale. Ha aggiunto che solo una delle persone ferite versa in gravi condizioni.

– In un messaggio in farsi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è rivolto al popolo iraniano preannunciando attacchi a “migliaia di obiettivi” legati al regime iraniano. Il premier ha sollecitato gli iraniani a “non perdere questa opportunità” di “scendere in piazza” e “rovesciare il regime del terrore”. Ora, ha assicurato, “l’aiuto che volevate è arrivato”.

– Un missile o un drone iraniano hanno colpito un edificio che ospita funzionari americani a Dubai. Lo riporta la televisione israeliana che mostra l’immagine del palazzo in fiamme. In un messaggio in farsi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è rivolto al popolo iraniano preannunciando attacchi a “migliaia di obiettivi” legati al regime iraniano. Il premier ha sollecitato gli iraniani a “non perdere questa opportunità” di “scendere in piazza” e “rovesciare il regime del terrore”. Ora, ha assicurato, “l’aiuto che volevate è arrivato”.

– Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che vendicare l’uccisione della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, negli attacchi degli Stati Uniti e di Israele è “un diritto e un obbligo” per Teheran. “La Repubblica islamica dell’Iran considera suo legittimo dovere e diritto vendicare gli autori e gli ideatori di questo crimine storico”, ha affermato Pezeshkian in una dichiarazione diffusa dalla tv di Stato.

– Per la prima volte dall’inizio dell’operazione ‘ruggito del leone’, l’Idf sta colpendo obiettivi “appartenenti al regime terroristico iraniano nel cuore di Teheran”. Lo ha riferito la stessa Idf sui social media.”L’aviazione israeliana, guidata dall’intelligence dell’Idf, ha avviato una serie di attacchi contro obiettivi appartenenti al regime terroristico iraniano a Teheran”, si legge.

– Nelle prime ore di domenica mattina, esplosioni sono state udite a Gerusalemme dove la contraerea è entrata in azione per bloccare la nuova ondata di missili dall’Iran. Dopo il suono iniziale delle sirene, l’allarme è cessato. I media israeliani rendono noto che l’attacco non ha provocato danni rilevanti.Secondo il Times of Israel, che cita fonti sanitarie, non vi sono notizie di feriti o impatti diretti nelle aree residenziali. La polizia ha ricevuto segnalazioni di frammenti di missili e intercettori caduti nell’area di Gerusalemme, in Cisgiordania schegge di missile hanno provocato una fuga di gas causata dalla caduta di schegge in Cisgiordania.Il Comando del Fronte Interno dell’Idf ha avvisato la popolazione che può lasciare rifugi antiaereo, con la precauzione di restare comunque nelle vicinanze.

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