Più di 11 milioni di portoghesi saranno oggi chiamati alle urne, per eleggere il loro futuro presidente e successore di Marcelo Rebelo de Sousa tra l’ex leader socialista António José Seguro e il leader di estrema destra André Ventura.
Da una parte il candidato dell’estrema destra di Chega, Ventura, 43 anni, che promette “il più grande cambiamento nel sistema politico portoghese dal 25 aprile” 1974, data della Rivoluzione dei Garofani.
Dall’altra il sessantatreenne António José Seguro, l’ex ministro socialista che si propone invece come baluardo del sistema democratico emerso dopo la fine della dittatura. Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Portogallo assume i connotati di una scelta esistenziale.
Seguro è in vantaggio nei sondaggi e gode del sostegno più o meno tacito degli altri partiti tradizionali, secondo il noto copione del “cordone sanitario” contro la forza antisistema. Ventura, da parte sua, promette un “ribaltamento” ma rivendica la sua natura di “democratico” che si oppone a quello che, a sua detta, è stato il fallimento del partito Socialista e del partito Socialdemocratico, di centro-destra, che da cinquant’anni dominano il sistema politico lusitano.
Per cercare di convincere gli elettori, entrambi i candidati in pista per sostituire Marcelo Rebelo de Sousa a Palazzo di Belem hanno condotto la campagna elettorale per il ballottaggio nelle zone più colpite dalle tempeste che hanno flagellato il Paese nelle ultime due settimane.
Seguro si è intrattenuto spesso a parlare con i residenti delle aree devastate dal maltempo, perché, sostiene, il compito del presidente è ascoltare i cittadini. Ventura, da parte sua, ha distribuito rifornimenti e visitato le fabbriche colpite dalla devastazione.
Durante l’unico dibattito elettorale tra i due, Seguro, segretario generale del partito Socialista dal 2011 al 2014, ha offerto un profilo moderato e affermato che Ventura avrebbe sbagliato a candidarsi alle presidenziali in quanto “ciò che vuole davvero è essere primo ministro con poteri esecutivi, non tanto un arbitro o un supervisore, che è il ruolo del capo dello Stato”. Il presidente di Chega ha ribaltato l’accusa e asserito che Seguro non intende far nulla una volta eletto e aspira a essere “una specie di regina d’Inghilterra”.
Sulla carta Seguro dovrebbe vincere con un ampio margine. Secondo l’ultima rilevazione diffusa ieri dal Centro Studi e Sondaggi d’Opinione dell’Università Cattolica del Portogallo, l’ex ministro otterrebbe il 67% dei voti, contro il 33% di Ventura. Contando anche gli indecisi e chi non risponde, Seguro avrebbe il 56% dei voti e Ventura il 25%.
Il primo turno delle elezioni, tenutosi il 18 gennaio, aveva visto l’esponente socialista arrivare primo con 1.755.563 voti (31,11%), seguito da Ventura con 1.327.021 voti (23,52%). Tale risultato è stato favorito dal frazionamento del centro-destra.
Alle spalle dei due candidati passati al secondo turno, si erano piazzati l’eurodeputato liberale João Cotrim de Figueiredo, con il 16% dei voti; l’ammiraglio in pensione Henrique Gouveia e Melo, con il 12,32%; e l’ex ministro Luis Marques Mendes, sostenuto dai due partiti conservatori al governo, con l’11,3%.
Il “cordone sanitario” sembra quindi destinato a funzionare. Secondo i sondaggisti, gli elettori che hanno optato per altri candidati al primo turno saranno più propensi a sostenere Seguro che Ventura. Del resto, De Figueiredo, Gouveia e Melo e Mendes hanno tutti espresso il loro sostegno a Seguro, così come gli ex presidenti Aníbal Cavaco Silva (2006-2016) e António Ramalho Eanes (1976-1986), primo capo di Stato portoghese eletto dopo la caduta del regime.
Una convergenza che Seguro ritiene riprova del suo ruolo di “difensore della democrazia” e Ventura bolla come semplice manovra di convenienza per sbarrargli la strada.
Massimiliano Orfei
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