Valentino Garavani, il grande stilista scomparso all’età di 93 anni, lascia un patrimonio che si aggira su un miliardo e mezzo di euro tra ville, castelli e opere d’arte, ma nessun discendente diretto. L’eredità sarà quindi suddivisa in base al testamento che sarebbe stato depositato presso uno studio notarile a Roma.
In prima fila ci sono gli eredi di famiglia, la sorella maggiore Vanda e il pronipote Oscar, a cui spetta comunque una quota di legittima. Poi c’è ovviamente Giancarlo Giammetti, storico socio e partner a cui potrebbe essere affidata l’eredità intellettuale e il patrimoniale dello stilista.
In questo senso un ruolo di primo piano lo avrà la Fondazione Garavani Giammetti, istituita nel 2025 per sostenere mostre e programmi formativi nel mondo della moda e delle arti, oltre ai trust familiari e alle istituzioni dedicate alla conservazione del suo lascito culturale e finanziario. È possibile che parte dell’eredità vada a musei e progetti culturali per promuovere l’ideale di bellezza che ha sempre animato Valentino.
Tra i beni più noti dello stilista ci sono le ville sull’Appia Antica a Roma, il Castello di Wideville vicino a Parigi e uno chalet a Gstaad, in Svizzera, un attico a Manhattan e varie residenze a Londra. Ci sono poi la favolosa collezione d’arte privata e due società, una mobiliare e l’altra armatoriale. Tra i beni ereditari non figura ovviamente invece la Maison di moda, che è stata venduta nel 1998.
Filtrano anche nomi di altri possibili eredi come Sean e Anthony Sax, i figli di Carlos, che è stato molto vicino a Valentino al pari dell’ex modello e direttore creativo, Bruce Hoeksema.
Il ricordo più bello del rapporto con Valentino? “Ce ne sono talmente tanti che non potrei sceglierne uno. Forse quando ci siamo conosciuti. È la cosa più toccante”. Giancarlo Giammetti, storico partner e socio da sempre del grande stilista scomparso ieri, compare a piazza Mignanelli, nel cuore di Roma, davanti alla sede di Pm23, ed è subito attorniato da cronisti e telecamere per un ricordo di una vita intera spesa accanto all’”Ultimo imperatore” dell’alta moda mondiale, e pur scosso non si nega al racconto.
“Abbiamo cominciato qui, lassù – spiega, indicando con la testa il bel palazzo romano da sempre “capitale” dell’impero di Valentino – in un piano su in alto. Anzi siamo arrivati dopo un po’ e ci siamo rimasti. Questa piazza è nostra e rimarrà sempre parte di noi”. Il lascito di Valentino, i suoi insegnamenti, riassumibili così secondo Giammetti: “La bellezza che crea bellezza. Che crea cultura. La sua frase, scolpita anche sullo specchio della fondazione, dice ‘I love beauty, it’s not my fault’, e ne era convinto: ‘Amo la bellezza, non è colpa mia’”.
Dal punto di vista della creatività, sottolinea lo storico partner, “ha insegnato a rispettare la donna, a non renderla mai ridicola con abiti che non andavano bene per una donna o chiaramente erano delle mascherature. E al mondo ha insegnato anche come vivere una vita importante ma allo stesso tempo non ridicola”. Lo stilista lascia in eredità anche il celebre ‘rosso Valentino’, il suo colore iconico: “Rimarrà, come un bel colore, e qualcun altro lo porterà avanti”.
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