Il coinvolgimento del principale diplomatico statunitense Marco Rubio e dell’ex primo ministro britannico Tony Blair come membri fondatori del “consiglio per la pace” a Gaza segna l’avvio formale della seconda fase del piano statunitense per il territorio palestinese. La nomina, riferita venerdì dalla Casa Bianca, pone i due esponenti al vertice di un organismo esecutivo di sette membri che sarà presieduto direttamente dal presidente Donald Trump.
Il consiglio include figure di rilievo del panorama finanziario e politico: l’inviato speciale Steve Witkoff, il genero del presidente Jared Kushner, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, il miliardario americano Marc Rowan e Robert Gabriel, membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Sebbene la scelta di Blair sia considerata controversa in Medio Oriente a causa del ruolo ricoperto nell’invasione dell’Iraq del 2003, Trump ha dichiarato di voler garantire un profilo accettabile per tutti gli attori coinvolti.
L’attività dell’organo si concentrerà su pilastri strategici quali la ricostruzione, l’attrazione di investimenti e il rafforzamento della capacità di governance. A supporto di questa struttura, è stato istituito un comitato tecnocratico palestinese composto da 15 membri e guidato dall’ex vice ministro Ali Shaath, con il compito di amministrare la Striscia nel periodo post-bellico sotto la supervisione del consiglio di pace. Il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov agirà come alto rappresentante per il coordinamento tra i due enti.
Sul fronte della sicurezza, il maggiore generale Jasper Jeffers è stato nominato alla guida della Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), incaricata di gestire il territorio e addestrare una nuova polizia destinata a succedere a Hamas.
Nonostante l’annuncio del presidente, che ha definito il consiglio come il più prestigioso mai convocato, la situazione sul campo rimane critica. L’esercito israeliano ha ripreso le operazioni militari in risposta a una violazione del cessate il fuoco di ottobre, mentre restano irrisolti nodi fondamentali: la richiesta palestinese di un calendario certo per il ritiro militare di Israele e il rifiuto di Hamas di impegnarsi pubblicamente per il disarmo totale.
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