I giorni dell’Ira(n)

È stata un’altra notte di proteste e di sangue in Iran, dove le manifestazioni contro il carovita sono arrivate al quattordicesimo giorno. Intanto gli Stati Uniti rinnovano il loro “sostegno” al “coraggioso popolo” dell’Iran. Un medico e un assistente sociale di due ospedali iraniani hanno dichiarato alla BBC che le loro strutture sono state sommerse dai feriti a seguito della violenta repressione del regime degli ayatollah contro i manifestanti. Un medico ha affermato che un ospedale oculistico di Teheran è entrato in modalità crisi. La BBC ha ricevuto anche un messaggio da un medico di un altro ospedale che afferma di non avere abbastanza chirurghi per far fronte all’afflusso di pazienti.

Nonostante il regime abbia imposto un blocco a internet, immagini della folla che sfilava ieri sera in diverse strade della capitale sono arrivate sui social network. Alcuni dimostranti battevano pentole e padelle, urlando slogan contro il governo incluso “morte a Khamenei”, in riferimento alla guida suprema iraniana.

Nelle immagini girate nel quartiere di Sadatabad, nel nord-ovest di Teheran, si sentivano suonare clacson di auto in sostegno ai dimostranti.

I canali televisivi in lingua persiana all’estero trasmettono video di molti manifestanti a Mashhad a est, Tabriz a nord e nella città santa di Qom. Ma con la rete oscurata, faticano ad arrivare anche le informazioni sulle dimensioni della repressione governativa.

La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2003, l’avvocato iraniano esiliata Shirin Ebadi, ha dichiarato di temere un “massacro sotto la coltre di un blackout totale”.

La connettività è ridotta all’1% del livello abituale, secondo l’Ong Netblocks. La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha avvertito ieri che il suo paese non si “tirerà indietro” di fronte alle proteste che sfidano la Repubblica Islamica, al potere dal 1979. E la magistratura ha avvertito che la punizione dei “rivoltosi” sarà “durissima”.

Sei ospedali di Teheran hanno registrato un “numero record” di 217 manifestanti uccisi, da quando le autorità iraniane hanno iniziato a reprimere le proteste aprendo il fuoco sui dimostranti. Lo ha riferito un medico iraniano alla rivista statunitense ‘Time’.

L’amministrazione americana è tornata a schierarsi al fianco dei manifestanti che da 14 giorni protestano in Iran contro il regime. “Gli Stati Uniti sostengono il coraggioso popolo iraniano”, ha scritto su X il segretario di Stato, Marco Rubio.

Filippo Borsani

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