Venezuela? Ecco quanto ce ne import (export)

L’interscambio commerciale tra Italia e Venezuela resta contenuto nei numeri assoluti, ma negli ultimi anni ha mostrato una ripresa e una crescente “asimmetria”: Caracas vende a Roma più di quanto compri, mentre l’export italiano verso il Paese sudamericano è fatto soprattutto di beni a maggior valore aggiunto – macchinari, alimentare e chimica – con quote di mercato ancora limitate.

Secondo l’Osservatorio Economico della Farnesina, nel 2024 l’interscambio complessivo ha raggiunto 464 milioni di euro, in aumento del 47,4% rispetto al 2023. Nello stesso anno le esportazioni italiane verso il Venezuela valgono 179 milioni, mentre le importazioni italiane dal Venezuela arrivano a 285 milioni, con un saldo negativo per l’Italia di 106 milioni di euro.

Il 2025, almeno nella fotografia parziale, segnala invece un rallentamento sul fronte italiano: gennaio-luglio 2025 vede export Italia a 73 milioni contro 113 milioni nello stesso periodo del 2024 (variazione -35,8%), mentre l’import cresce da 186 a 205 milioni (+10,6%).

La composizione dell’export italiano verso Caracas, nel periodo gennaio-luglio 2025, mostra un paniere piuttosto chiaro: il Venezuela compra dall’Italia sia beni di consumo (alimentare) sia, soprattutto, ciò che serve a far funzionare filiere e impianti. In testa ci sono prodotti alimentari, bevande e tabacco (17 milioni, 23,1% del totale), seguiti da macchinari e apparecchi (16 milioni, 21,5%). Poi arrivano prodotti di altre attività manifatturiere (10 milioni, 13,2%) e sostanze e prodotti chimici (8 milioni, 10,5%). Quote minori riguardano metalli e prodotti in metallo (5 milioni, 6,5%) e mezzi di trasporto (4 milioni, 5,7%).

In altre parole, la domanda venezuelana verso l’Italia è “bifronte”: da un lato alimentari (anche per la tradizionale presenza di prodotti italiani nella distribuzione locale), dall’altro beni strumentali e input industriali come macchinari e chimica che storicamente rappresentano l’ossatura dell’offerta export italiana nei mercati extra-Ue. Sul piano competitivo, l’Italia rimane un player secondario: nel periodo gennaio-luglio 2025 l’Italia è il 12esimo fornitore del Venezuela con quota di mercato dell’1%; nel 2024 risultava con l’1,4%.

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