“Il momento è Maduro!”

Il presidente americano, Donald Trump, ha affermato su Truth Social che il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, “è stato catturato insieme a sua moglie e portato via dal Paese”. “Gli Stati Uniti hanno portato avanti con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader”, ha aggiunto Trump, “i dettagli seguiranno. Oggi ci sarà una conferenza stampa alle 11:00 a Mar-a-Lago”, le 17:00 italiane.

Il governo venezuelano ha denunciato una “gravissima aggressione militare” da parte degli Stati Uniti su località civili e militari negli stati di Miranda, Aragua, La Guaira e nella capitale Caracas, e ha ordinato “lo spiegamento del comando per la difesa integrale della nazione”.

Mosca condanna l’attacco Usa al Venezuela come “un atto di aggressione armata profondamente preoccupante” e definisce “i pretesti usati per giustificare tali azioni” come “infondati”. In una nota il ministero degli Esteri russo accusa “l’ostilità ideologica” che ha “prevalso sul pragmatismo pratico e sulla volontà di costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla prevedibilità”.

L’Iran ha condannato l’attacco americano al Venezuela. Il Ministero degli Esteri iraniano, in una dichiarazione, ha affermato di “condannare fermamente l’attacco militare americano al Venezuela e la flagrante violazione della sovranita’ nazionale e dell’integrita’ territoriale del Paese”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato gli attacchi contro obiettivi all’interno del Venezuela, tra cui installazioni militari. Lo hanno riferiscono fonti dell’amministrazione a Cbs news. Altri media statunitensi hanno inizialmente riferito solo che Washington era a conoscenza delle esplosioni, ma non che gli attacchi fossero stati ordinati dalla Casa Bianca.

Un altro boato è stata sentita alle 2,38 (le 7,38 in Italia). Immagini non verificate condivise sui social media mostrano grandi incendi con colonne di fumo, sebbene non sia possibile individuare con precisione la posizione. Sembrano che le esplosioni si siano verificate nella parte sud e orientale di Caracas.

Sui media locali e sui social media vengono segnalate esplosioni in varie zone della capitale venezuelana, tra cui El Valle, Los Proceres, La Pastora, 23 de Enero e La Carlota, dove si trova una base aerea. Sarebbe stato colpito anche un centro comunicazioni a El Hatillo. Sono state segnalate detonazioni in altre zone del Paese, come La Guaira (a nord, vicino a Caracas), Higuerote (a nord, nello stato di Miranda) e Maracay, capitale dello stato di Aragua (a nord). Testimoni hanno riferito esplosioni sono state avvertite nei pressi del porto di La Guaira.

Un incendio e alcuni danni alla recinzione perimetrale della base aerea Generalissimo Francisco de Miranda, nota anche come La Carlota, il principale aeroporto militare di Caracas, sono stati confermati dai cronisti della Efe. Oltre all’incendio, detriti di alberi e danni sono stati osservati sull’autostrada principale della città, adiacente alla base militare, dove è stato anche avvistato personale in uniforme a bordo di veicoli intorno all’area.

“Il Venezuela respinge, condanna e denuncia di fronte alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e il popolo venezuelano”, si legge in una dichiarazione del governo.

“Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e per l’immediata transizione alla lotta armata”, prosegue il comunicato trasmesso dalla televisione nazionale.
Trump accusa Maduro di guidare una rete di narcotraffico. Caracas nega e sostiene che Washington voglia rovesciare Maduro per impossessarsi delle riserve petrolifere del Paese, le piu’ grandi al mondo.

Il ministero degli Esteri venezuelano ha “condannato fermamente l’aggressione statunitense” contro il Paese. “La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunità internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, nonché negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”, si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue “con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione” in Venezuela dopo la notizia di bombardamenti sulla capitale, “con particolare attenzione per la comunità italiana”. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “è costantemente informata” e l’Unita’ di crisi della Farnesina è operativa, ha aggiunto il Ministro.

Il ministro Tajani, in collegamento telefonico al Tg2, ha riferito che per ora nessun connazionale ha contattato l’ambasciata italiana a Caracas o il consolato di Maracaibo per segnalare problemi legati agli attacchi statunitensi di questa notte contro alcuni siti militari e infrastrutture del Venezuela.

“Stiamo seguendo con la nostra ambasciata, a Caracas ci sono tantissimi italiani ma al momento per loro la situazione è tranquilla, nessuno si è fatto vivo con l’ambasciata e il consolato”, ha affermato il vicepremier, “la situazione è molto tesa, (il presidente venezuelano) Maduro chiama alla mobilitazione e sono possibili manifestazioni di piazza, pare che anche nelle carceri ci siano momenti di tensione”.

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